Tutte le imprese stanno correndo ai ripari, riorganizzandosi con turni notturni e festivi per concentrare la produzione nelle fasce orarie con tariffe energetiche più basse». Lucia Cristina Piu, direttore di Confapi Fvg, allarga il perimetro dell'emergenza. «I rincari — dichiara — rischiano di mandare in rosso i bilanci anche di imprese che energivore non sono: ho qui la bolletta di una piccola azienda che è passata da una media di 4 mila euro a bimestre a 18 mila di gennaio e febbraio 2002: proiettati su base annua sono 84 mila euro in più. Un'altra impresa, che opera nell'edilizia, è passata da 8 a 24 mila euro: sono in poche le aziende ad avere la marginalità per ammortizzare aumenti di costi così ingenti, che solo in parte si riescono a scaricare sui clienti. Negli appalti pubblici ci sono meccanismi che consentono di rivedere i prezzi, e anche nel privato si riesce a ritoccare in parte i listini. Va peggio per chi opera per la grande distribuzione alimentare, dove i prezzi sono fermi».