La situazione delle residenze socio assistenziali è in crisi tutta Italia: il Piemonte e il Torinese non fanno eccezione. Colpa dell'emergenza sanitaria che non da tregua e dei sostegni economici che tardano ad arrivare. Ieri mattina davanti al municipio di Frossasco si sono ritrovati i dipendenti della Rsa il Castano, una casa di riposo gestita dalla società Sereni Orizzonti di Udine, che da ieri ha chiuso la struttura. Questa mattina un altro presidio a Volvera, dove anche il soggiorno Mariuccia sta attraversando una grave crisi: qui la cucina è stata chiusa e i pasti vengono portati da fuori. Per fortuna tutti i posti letto risultano occupati. Nei giorni scorsi sia la diocesi di Pinerolo sia quelle del Cuneese, insieme alla tavola valdese, avevano lanciato un grido d'allarme sulla crisi che sta attraversando il comparto. Il vescovo, Derio Olivero, presidente della Casa dell'Anziano di Pinerolo, dice: «Da noi la situazione non è più gestibile, su 186 posti ne abbiamo 40 vuoti. Questo settore ha pagato il prezzo più alto in termine di vittime. E non ha ricevuto nessun aiuto». Michele Colaci, vicepresidente di Confapi Sanità, fotografa numeri da incubo: «In provincia di Torino sono una ventina le strutture che rischiano seriamente di chiudere. In Piemonte il numero sale a 70, ma se entro luglio non si approvano strumenti di salvaguardia nazionali, le Rsa sulla strada del fallimento potrebbero diventare il triplo» Aggiunge: «Attendiamo ancora che la Regione dia seguito a quanto già concordato e promesso alle organizzazioni di categoria, e non ancora attuato». Confapi ricorda la delibera di vincolo di spesa, quella sulle dimissioni protette in Rsa e la circolare che dovrebbe chiedere ai Distretti di riprendere gli ingressi in convenzione con una certa sollecitudine (ad oggi sono circa 10 mila gli utenti in lista d'attesa). «È evidente - aggiunge Colaci - che in mancanza di un'approvazione urgente di quanto ci è stato promesso, molte strutture nei prossimi mesi si troveranno nella triste impossibilità di adempiere ai pagamenti di collaboratori e fornitori. Difficoltà che provocheranno chiusure di presidi, il licenziamento del personale e il trasferimento degli ospiti in altre strutture». Ed è quello che è accaduto ieri mattina a Frossasco: per i dipendenti arriverà la lettera di trasferimento nella struttura che la Sereni Orizzonti ha a Nichelino. Precisa Michael Pellegrino della Cgil: «Le ricadute sul personale saranno pesantissime. Si prospettano per le lavoratici trasferimenti anche a ottanta chilometri di distanza. Qui, dei 44 posti letto, ne erano rimasti occupati soltanto tredici». Aggiunge Massimiliano Santucci, della Cisl: «Abbiamo aperto con la Sereni Orizzonti uno stato di agitazione. E martedì prossimo ci incontreremo a Torino, in Prefettura». —

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