LE INDAGINI CONGIUNTURALI
Cassa e incertezze ma si vede la ripresa
Parlare di un vero e proprio rimbalzo per le aziende torinesi è prematuro. Eppure una piccola risalita c'è e si vedrà nei dati delle indagini congiunturali sul quarto trimestre.
LEONARDO DI PACO P. 32-33
 
La Ripresina
Per le imprese primi segnali positivi dopo lo sprofondo dei mesi scorsi
Cresce il clima di fiducia anche se il ricorso alla cassa resta alto
L'incertezza e il timore di nuovi lockdown frenano gli investimenti
LEONARDO DI PACO

Parlare di un vero e proprio rimbalzo per le aziende torinesi è prematuro. Eppure una piccola risalita c'è e si vedrà nei dati delle indagini congiunturali relative al quarto trimestre del 2020. Gli indicatori sono in miglioramento rispetto allo scorso trimestre che però era stato estremamente negativo: oltre il 48% delle imprese prevedeva una riduzione della produzione e il 51% scontava una contrazione degli ordinativi. Dopo un trimestre pessimo come quello precedente è fisiologico un rimbalzo. Quindi, per parlare di una vera ripresa è ancora presto. Al massimo si può considerare un miglioramento del clima di fiducia e una attenuazione del pessimismo tra gli industriali. In generale regnano ancora l'instabilità e l'incertezza, causata anche da diversi tempi di riapertura e timori per nuove ondate negli altri Paesi dove le imprese torinesi esportano, soprattutto la Germania che ha ripreso la produzione. Le previsioni positive di inizio settembre, infatti, si sono intrecciate con le notizie negative dell'aumento dei contagi e di nazioni che stanno pensando a nuovi lockdown. Ordini arretrati, da smaltire, che stavano per essere messi in produzione, rappresentavano un'iniezione di ottimismo ma sono stati stoppati dalla prudenza e dai timori per ciò che potrà succedere nei prossimi mesi a causa dell'imprevedibile diffusione del coronavirus. Nessun segnale di ripartenza, invece, per gli investimenti che sono al palo, così come i consumi. Appena due settimane fa la situazione sembrava più rosea. Guardando alla situazione delle Pmi, ad oggi circa il 30% fa ricorso alla cassa integrazione, percentuale che sale al 40% per coloro che pensano di farne ricorso da qui a fine anno. Inoltre, i tre quarti delle Pmi non prevede assunzioni proprio perché non c'è una ripresa così generalizzata e non ci sono investimenti programmati. «Il mese di settembre appena trascorso commenta il presidente dell'Api di Torino, Corrado Alberto ha riportato una ripresa di lavoro che definirei artificiale». La preoccupazione del numero uno dell'Api è «che ci sia all'orizzonte il timore di un ulteriore lockdown che ha spinto a lavorare molto per il magazzino. Le aziende stanno lavorando in maniera anche decisa ma non c'è un riscontro concreto nel mercato». Rispetto al trimestre precedente, che era drammatico, «notiamo un leggero calo del pessimismo, anche se continuano ad essere largamente maggioritari i pessimisti rispetto agli ottimisti». Anche Marco Amelotti, responsabile delle risorse umane di Denso di Poirino, 1400 dipendenti, azienda attiva nel settore della climatizzazione di auto, non sembra particolarmente ottimista sull'evoluzione della situazione economica nel breve periodo. «C'è un piccolo rimbalzo del mercato, da questo mese abbiamo smesso di utilizzare gli ammortizzatori sociali, con una produzione che è arrivata a livelli pre Covid» ammette il manager, che aggiunge: «Ovviamente ci auguriamo che questa spinta produttiva possa durare nei mesi di novembre e dicembre, ma ci sono troppe

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