Severo il parere sulla manovra da parte di Massimo Paniccia, presidente regionale di Confapi. «Dopo un inter travagliato il decreto rilancio è stato finalmente approvato dal Governo con una dote di 55 miliardi quasi interamente finanziata generando nuovo deficit - spiega l'imprenditore -. Il provvedimento prevede una parcellizzazione in micro interventi che non consentono di individuare una strategia solida per la ripartenza. Sono previste un'infinità di agevolazioni, bonus, incentivi, detrazioni che ricordano molto "l'assalto alla diligenza" che ogni anno ritroviamo nella legge di bilancio. Il decreto avrebbe piuttosto dovuto individuare poche direttrici d'azione e su quelle indirizzare tutte le risorse a disposizione. La scelta è stata diversa, ripartendo i fondi in mille rigagnoli».

«Come era prevedibile - prosegue Paniccia - in Friuli Venezia Giulia, come in Italia, il 60/70% delle imprese è in crisi e il 15/20% chiuderà. Il Governo non sembra averlo compreso fino in fondo. Ci sono però alcune note positive - fra queste i contributi a fondo perduto, l'abrogazione dell'Irap di giugno, l'ecobonus al 110%, la proroga della cassa integrazione e lo snellimento del suo iter autorizzativo -, mentre vi sono molte delusioni, come il differimento delle imposte di soli 3 mesi "si doveva arrivare a fine anno", l'assenza di reali semplificazioni burocratiche, la mancata sospensione del Codice degli appalti sul modello ponte Morandi, l'insufficiente utilizzo della Cassa depositi e prestiti e dell'Agenzia delle Entrate. Sul versante lavoro la tenuta del sistema va garantita da tempi più celeri per il pagamento dell'integrazione salariale ai lavoratori. È mancato il colpo d'ala e una visione strategica perché non si è voluta riconoscere la centralità dell'impresa».

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