LA REPUBBLICA - ED. TORINO pag. 10 • 20-01-2020
 
ECONOMIA
Un migliaio le Pmi in Piemonte

Pende come una spada di Damocle su un migliaio di aziende in tutto il Piemonte la plastica tax che dovrà tassare ( e disincentivare) la plastica monouso. Un dazio da 45 centesimi al chilo ( su un costo di prodotto vergine che oggi si aggira intorno a un euro) che dovrà essere versato all’Agenzia delle entrate da chi produce il granulo grezzo, che a sua volta lo caricherà agli anelli successivi della catena, fino a chi mette in commercio il prodotto. A preoccuparsi della tassa sono naturalmente le aziende che lavorano la plastica, ma anche i sindacati, che vedono a rischio i posti di lavoro da questo rincaro. « Che l’introduzione della tassa sia slittata a luglio semplicemente sposta nel tempo un problema che comunque le piccole e medie imprese del comparto dovranno affrontare — spiega Daniela Ramello, presidente Unionchimica Api Torino e vicepresidente Unionchimica Confapi — Ci era stato promesso anche un tavolo di concertazione sulle modalità di applicazione e sulle misure compensative, di cui non c’è però ancora conferma. È certamente apprezzabile che la Regione Piemonte si muova per capire di più e meglio l’impatto di questa tassa sulle imprese, ma ci farebbe piacere però essere coinvolti».
A Torino e in Piemonte il comparto della plastica per numero di lavoratori è secondo solo alla metalmeccanica. Ma di tutto il settore sarebbero interessate solo le aziende che fanno imballaggi e solo quelle di imballaggi monouso ( per esempio le aziende di bevande che autoproducono anche le bottigliette), mentre quelle che fanno componenti plastici per esempio per l’elettronica o l’automotive sarebbero escluse. «Ma il problema ancora non risolto è che non è stata fatta chiarezza su quali prodotti la plastic tax sarà applicata — incalza Gabriele Muzio, direttore tecnico di Api Torino, che sta seguendo la partita a livello nazionale — È molto difficile stabilire quali prodotti siano davvero monouso e quali riutilizzabili e stabilire deroghe per esempio per le plastiche bio o quelle riciclate » . « Senza contare — conclude Daniela Ramello — che la plastic tax è un doppione di una tassa che già paghiamo da più di 20 anni al sistema consortile “ obbligatorio” che fa capo a Conai/Corepla».
— f. cr.
Al vertice Daniela Ramello
 

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