“Come Confapi, la Confederazione che da 70 anni tutela le Pmi, guardiamo con particolare attenzione e interesse alla Legge di Bilancio 2017.  Negli ultimi trent'anni, nel succedersi di Governi di diverso colore, abbiamo più volte lamentato un'assenza, anche in sede normativa, di politiche sistemiche che tutelassero e favorissero lo sviluppo delle piccole e medie industrie italiane che, non ci dimentichiamo, continuano ad essere la colonna portante del nostro sistema produttivo. Questa Legge di Bilancio ha il pregio di un approccio sistemico, coerente e organizzato che può dare ai provvedimenti una valenza strategica, un respiro ampio e un'efficacia che vada oltre l'immediatezza o la convenienza politica”. Lo ha detto il presidente di Confapi, Maurizio Casasco, durante l’audizione di oggi sulla legge di Bilancio con le Commissioni riunite di Camera e Senato.
“Ci riferiamo – ha spiegato Casasco - in particolare alle misure che rientrano nel Piano Industria 4.0, quali ad esempio super e iper ammortamento; ai provvedimenti che incentivano la ricerca e lo sviluppo attraverso il riconoscimento di un credito d’imposta; al sostegno agli investimenti delle Pmi attraverso la proroga e l’estensione della Sabatini ter nonché agli interventi di welfare attivo”.
Il presidente di Confapi ha sottolineato che “pur condividendo lo spirito e la strategia di fondo di questa Legge di Bilancio, vorremo però che non si sottacesse il tema della pressione fiscale: vero cappio al collo delle nostre aziende. In un recente studio sull’Indice internazionale di competitività dei sistemi di tassazione (ITCI), si evidenzia come il sistema fiscale di un Paese sia determinante per la sua performance economica e venga misurato tendendo conto di due importanti aspetti della politica fiscale: la competitività e la neutralità. Non è certo un bel risultato che l’Italia figuri penultima fra i 35 Paesi membri OCSE".
Casasco ha quindi ricordato "che in Italia siamo molto sopra la media europea per i tempi di pagamento anche tra privati. Non viene rispettata la direttiva europea e le Pmi di fatto fanno da banca alla grande industria o devono sottostare agli alti interessi dei factoring spesso di proprietà della grande industria. Il risultato è che si portano allo stremo le piccole e medie imprese, ostacolando crescita e competitività. Ci auspichiamo – ha concluso il presidente di Confapi - che, nel solco tracciato dalla Legge di Bilancio in esame, prenda avvio un piano strategico che valorizzi le eccellenze e il know how italiano e ridisegni l'immagine dell'Italia produttiva di cui le Pmi sono protagoniste".

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