UOMINI, COMPETENZE, TERRITORIO

I TRE SEGRETI DELLA MOTOR VALLEY

 

Sedicimila imprese, 66 mila addetti, elevatissime abilità tecniche: ecco perché i grandi marchi producono qui

E cinesi e americani, in joint-venture, hanno investito un miliardo di euro nel progetto dell'auto elettrica

Più della dinamica congiunturale, è il ciclo degli investimenti - e le sue ricadute a medio lungo termine - lo strumento capace di restituire con maggior fedeltà la portata della radicale trasformazione che sta investendo il sistema industriale emiliano legato al comparto automotive. Sui centocinquanta chilometri di pianura e strade a scorrimento veloce fra le province di Modena e Reggio lungo cui 16 mila imprese che danno lavoro a 66 mila addetti e generano annualmente un giro d'affari di 25 miliardi di euro si prova a immaginare il ruolo che riuscirà a ritagliarsi il made in Italy nel risiko politico e tecnologico che va delineandosi  attorno alla mobilità del futuro.

 

Differenze

Un trend che differenzia la via Emilia dagli altri due cluster italiani legati all'auto - quello torinese e quello bresciano - e che l'emergenza sanitaria non ha sostanzialmente interrotto. «In alcuni casi i dati sono entusiasmanti — ha detto Pietro Ferrari, presidente degli industriali della regione, durante i lavori della terza tappa di Innovation Days, il roadshow di Confindustria nato per raccontare l'economia italiana —. Anche nel 2020 oltre l’'87% delle aziende ha realizzato investimenti. E nel 2021 la percentuale è simile. Il 58% ha investito nella formazione, il 49% in ricerca e sviluppo. Inoltre, in 10  anni le imprese hanno raddoppiato gli investimenti nella sostenibilità». - Dati che confermano l'analisi sui bilanci effettuata da Filiberto Zovico di ItalyPost, secondo il quale i motivi del cambio di passo dell'Emilia-Romagna rispetto agli altri due distretti sarebbero tre: «Il primo di questi si chiama capitale umano, un elemento essenziale che non si costruisce da soli e in poche settimane, ma attraverso un lungo processo di collaborazione tra il mondo delle imprese e le istituzioni. Il secondo si chiama specializzazione, capacità cioè di individuare a livello regionale, in un contesto di macroarea, funzioni sulle quali esercitare le proprie specializzazioni, lasciando a territori limitrofi lo spazio per crescere su altri livelli dove quel territori sono qualificati. Il terzo si chiama attrattività di territorio, un elemento che permette di attrarre i migliori talenti attraverso un mix di fattori che vanno dalla cultura alle occasioni professionali di crescita ai servizi alle famiglie». Ne è allo stesso tempo esempio e sintesi il recente investimento di un miliardo di euro da parte del gruppo cinese Faw in joint-venture con gli americani di Silk Ev, i quali costruiranno una fabbrica per la produzione della supercar elettrica sui 32 ettari dell'area di Gavassa, a nord di Reggio Emilia (la sede ha già un indirizzo, il Capannone 18 presso il Parco Innovazione).

Produzione e tecnologia: Faw è infatti alla ricerca di 200 talenti da inserire nel progetto. Ad annunciarlo Roberto Fedeli, a lungo direttore tecnico della Ferrari e oggi progettista numero uno di quella che sarà a tutti gli effetti una nuova azienda.

«I talenti di cui andremo a caccia, ha detto Fedeli, saranno legati a quattro diversi settori, a partire da batterie e digitale>>. Ad affiancarlo un top designer come Walter de Silva, ex capo dello stile di tutte le marche del gruppo Volkswagen. Il nuovo player sino-statunitense, che ha scelto l'Emilia-Romagna dopo aver valutato un investimento alternativo  nell'Oxfordshire, epicentro della Motorsport Valley britannica, affiancherà nella corsa all'elettrificazione Ferrari, Lamborghini, Maserati, Ducati, Pagani e Dallara, ma anche Mercedes-Benz e soprattutto Audi, che sei anni fa ha deciso di investire qui 800 milioni per raddoppiare la fabbrica di Lamborghini e avviare tra Bologna e Modena la produzione del terzo modello della casa del Toro, il suv Urus, che ha portato oltre 700 nuove assunzioni da allora.

 

Formazione

La cosa più importante, tuttavia, sono le teste, non i motori. Ne è convinto Cristian Camisa, presidente regionale di Confapi Emilia-Romagna che la settimana scorsa ha partecipato al tavolo nazionale Automotive convocato al Mise: «Dobbiamo pensare in grande e creare un polo produttivo di batterie elettriche sul territorio nazionale e, per farlo, è necessario puntare sulla formazione, intensificando ancora di più il lavoro di squadra con le scuole, le università e i centri di ricerca per creare quei profili che il mondo delle imprese richiederanno nei prossimi anni e che al momento non trovano». Per Camisa l'investimento di Faw è la conferma che, «dove esiste un universo strutturato di piccole e medie industrie, una supply chain completa e una buona programmazione, l'Italia può avere un ruolo da protagonista». Del resto il dinamismo che si respira qui è trasversale e coinvolge anche le due ruote. Il 10 luglio a Modena sarà inaugurato un nuovo polo produttivo, frutto dell'accordo fra Energica Motor Company e la società di ricerca tecnologia Reinova, per lo sviluppo e la validazione di componenti per il Powertrain elettrico e ibrido. Dalla motor valley, insomma, alla electric valley.

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