I rincari delle materie prime mettono in crisi il Superbonus

La morsa che preme sull'offerta di acciaio anziché attenuarsi si sta ulteriormente aggravando. E il panico legato alla carenza della materia prima, che era appannaggio degli operatori industriali, in queste settimane si è cominciato a riversare anche sul cliente finale. La più concreta dimostrazione è quello che accade nei cantieri edili, dove l'incredibile aumenti dei prezzi di metallo, calcestruzzo, legno, Pvc, ma anche rame o materiali isolanti sta sparigliando le carte del Superbonus 110%. "L'incentivo per i lavori di efficientamento energetico ci sta esplodendo in mano. I preventivi sono scritti sulla sabbia", spiega Marco Mariotti, imprenditore del settore siderurgico e membro della giunta nazionale Confapi. "Non riusciamo a far capire agli amministratori di condominio o ai proprietari delle villette che la disponibilità dei prodotti è mancante. Non siamo in grado di prezzare i materiali che, aggiunge, da qui a qualche giorno potrebbero continuare ad aumentare".

UNA FRASE che da settimane sono costretti a ripetere ai clienti anche serramentisti, piastrellisti, idraulici, muratori o elettricisti. Il Superbonus 110%, insomma, rischia di essere mangiato dall'aumento delle materie prime: non solo sta già rallentando i lavori delle ditte, ora potrebbe compromettere anche l'esito positivo della misura. La maxi-agevolazione, infatti, salvo la possibile proroga inserita nella legge di Bilancio, scadrà il 30 giugno 2022. Solo peri condomini che entro questa data avranno realizzato almeno il 60% dei lavori è prevista una proroga al 31 dicembre 2022. "Peccato che i tempi di consegna dei materiali siano lunghissimi con il concreto rischio che non si faccia in tempo a finire i lavori rispettando le date di consegna. Chi glielo dice alle famiglie che hanno già attivato le pratiche per richiedere l'agevolazione fiscale?", dice rammaricato Giuseppe Rossi, responsabile acquisti di un'azienda di Bassano del Grappa che fabbrica infissi. Se prima della pandemia i materiali per la coibentazione degli edifici venivano consegnati in una decina di giorni, oggi se va bene ce ne vogliono 40. L'acciaio, invece, è passato da tre a ben 8 mesi, mentre per la plastica i tempi sono raddoppiati. Gravi problemi ci sono anche per l'approvvigionamento: molti imprenditori hanno smesso di comprare a questi prezzi altissimi per paura che poi possano rimetterci se i materiali torneranno a valori normali. Ma c'è un altro elemento che potrebbe aggravare i risultati del Superbonus 110%. "Con questo aumento smisurato dei prezzi, lo scenario che si va prospettando -ha spiegato il presidente idraulici Cna Arezzo Damiano Iacovone- è di far saltare la misura che ha dei massimali di spesa ben precisi". Il superamento di questi tetti è una sciagura sia per le imprese che per le famiglie. Le ditte potrebbero rimetterci di tasca propria per coprire gli aumenti delle materie prime rispetto al preventivo stilato mesi fa. Mentre ai clienti i nuovi prezzari potrebbero far superare il limite massimo di spesa detraibile: ad esempio 30 mila euro per l'impianto di climatizzazione o 54 mila per la sostituzione degli infissi. Un serio rischio, quello di vanificare tutti gli sforzi economici messi in campo con le detrazioni fiscali per l'edilizia, che potrebbe però essere scampato con la proroga fino al 2023 del 110%.


E GUARDANDO alle prossime settimane non c'è nulla che faccia ben sperare. Anche se governi e Banche centrali continuano a rassicurare, chiedendo di resistere "perché nell'arco di pochi mesi tutto si risolverà", dal mercato non emerge una soluzione che possa far abbassare la pressione che insiste sul comparto delle materie. Nella logistica, la carenza di container ha spinto il prezzo del nolo per la tratta Cina-Europa a oltre i 10 mila dollari dai 1.500 di appena un anno fa. "I colli di bottiglia nel settore dello shipping non potranno che aggravarsi nei prossimi mesi - spiega al Fatto il top manager di una delle maggiori compagnie mondiali del settore - con l'attuale flotta di navi non gestiamo l'attuale boom di ordinativi che sono diretta conseguenza dei 5 mila miliardi di dollari in stimolo fiscali implementati negli Usa. Stiamo cercando di fare il possibile ampliando la nostra capacità, ma il lasso di tempo che corre tra l'ordine di una nave e la consegna è di circa due anni. Fino al 2023 non credo che la situazione possa migliorare". Nel mercato dell'acciaio è addirittura un dramma: è stato investito da uno choc legato all'adozione da parte della Cina (primo produttore mondiale con oltre 150 milioni di tonnellate) di una politica di stampo autarchico finalizzata a disincentivare l'export alfine di aumentare l'offerta nel mercato interno. Una strategia che sembra aver prodotto i primi risultati se si pensa che nelle ultime settimane il prezzo è passato da 6.700 yuan toccato il12 maggio agli attuali 5.400 yuan la tonnellata. In Italia la criticità viene amplificata sia dalle incognite che ammantano il futuro dello stabilimento dell'ex Ilva sia dal previsto fermo dello stabilimento della Magona a Piombino controllato da Liberty Steel. "Siamo arrivati al punto in cui il prezzo dell'acciaio in Italia ha superato quello in Germania - spiega il buyer di un centro di servizi quando la ruota girerà molti rimarranno in braghe di tela".

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