Intervista a Pierpaolo Bombardieri

<<Pace sociale a rischio Sciogliere subito i nodi>>

Filippo Caleri

 

«Siamo realisti. Rispetto alla sensazione di pace sociale che si respira nel Paese con l'arrivo del governo Draghi teniamo una linea dialogante. Ma lanciamo un allarme: non culliamoci sugli allori, ci sono problemi importanti da risolvere. E se non si affrontano, il clima può cambiare repentinamente. Per questo abbiamo chiesto un vertice con il premier». A dirlo a Il Tempo è il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri.

 

Cosa chiederete al presidente del consiglio Draghi?

«C'è necessità di affrontare le questioni ancora aperte sul decreto sostegni, poi gli aspetti critici del piano di vaccinazione nelle aziende perché le Regioni vanno ognuna per conto loro. Infine contribuire alla stesura del Recovery plan».

 

Il Piano è quasi terminato. Cosa manca?

«Intanto dovremmo sapere se verrà modificato. Se le sei missioni individuate restano le stesse della prima bozza. E capire se i progetti collegati avranno i finanziamenti necessari visto che sono legati alle riforme. Insomma occorre fare presto ma anche confrontarsi. Sicuramente pensiamo che i fondi Ue vadano anche alle infrastrutture sociali per eliminare le disuguaglianze di genere».

 

Il nuovo governo si confronta con voi?

«Abbiamo avuto un incontro al ministero dell'Economia. Ha rinviato le organizzazioni sindacali al confronto con i singoli ministri. Per noi però la governance dovrebbe essere unica».

 

Passiamo al dl Sostegni. Cosa chiedete?

«Innanzitutto il blocco dei licenziamenti. La richiesta all'esecutivo è di allungare lo stop fino a luglio per tutti. In questo modo si arriva ad agosto che è un mese in cui gli esuberi si possono gestire in azienda con lo sfruttamento delle ferie. Poi azzeriamo i contatori della cig. Con una differenza. Alle aziende che pagano l'Inps per la cassa integrazione, in genere quelle industriali, diamo la possibilità di licenziare avendo a disposizione altre 12 settimane di ammortizzatori. Sperando che nel frattempo il Paese riparta».

 

E per le altre aziende?

«Per quelle più colpite allunghiamo la cassa integrazione e teniamo in vita lo stop ai licenziamenti. Stiamo parlando di quelle più legate ai servizi, come il turismo e la ristorazione».

 

I soldi ci sono?

«Il programma Sure dell'Europa per finanziare il sostegno ai lavoratori è di circa 24 miliardi. Sono una cifra abbondante, ma chiediamo anche di capire come sono state usate queste risorse».

 

Perché?

«Dal tiraggio abbiamo come la sensazione che non siano stati impiegati integralmente e che si siano generati risparmi di spesa. Per questo abbiamo chiesto di avere un riepilogo delle spese impegnate per capire se i fondi siano stati impegnati per altre misure».

 

La conservazione dei posti passa dalla riforma del sistema degli ammortizzatori sociali. Quali sono le vostre proposte?

«Il sistema deve coprire tutti i lavoratori. Il problema è capire chi paga. Per questo va assicurata la contemperazione di due principi. Il primo è quello assicurativo e cioè i datori di lavoro devono pagare la quota che spetta loro. Ma a questo ne va aggiunto uno solidaristico secondo il quale ci sono alcune categorie che non possono versare contributi per creare reti protettive. Penso ai lavoratori espulsi che lavorano con la partita Iva con l'azienda dalla quale sono usciti. In quel caso si può pensare che il plafond iniziale per costituire la rete assicurativa sia a carico dello Stato. In ogni caso questo tema non può essere dissociato dalla riforma delle politiche del lavoro».

 

Cosa proponete?

«Pensiamo sia necessario ricollegare alla formazione e alla riqualificazione con periodi di Naspi e di cassa integrazione aggiungendo le risorse che ci sono nei fondi interprofessionali. Sarebbe un vantaggio anche per le aziende che avrebbero la possibilità di rispondere con la programmazione ai fabbisogni professionali che si creerano nel futuro».

 

Parliamo dei vaccini. Ci sono problematiche?

«Abbiamo chiesto al ministro Speranza un incontro per ragionare sui protocolli di sicurezza Covid-19 da aggiornare con la campagna dei sieri da somministrare nelle aziende. Come al solito c'è la solita confusione. In Lombardia la regione ha siglato un accordo solo con due associazioni, Confapi e Confindustria. Non va bene. C'e una legge sulla sicurezza del lavoro che va rispettata e in questo caso non sono stati interessati i sindacati e i rappresentanti della sicurezza dei lavoratori».

 

Quali sono le criticità?

«Faccio un esempio. Se un'azienda mette in bacheca che vaccinerà i dipendenti quali devono essere i criteri usati per sceglierli?. Insomma va dato un quadro di regole precise e standard unici in tutto il territorio nazionale. E per farlo bisogna confrontarsi con associazioni e sindacati. Tutti».

 

Scade Quota 100 a fine anno. Ci avete pensato?

«Sì. Abbiamo sollecitato la discussione del tema al ministro Orlando. Prima però chiediamo di separare le spese per l'assistenza da quelle prettamente previdenziali. Se dal costo totale dell'Inps togliamo il 3 o il 4% del Pil usato per i sostegni al reddito scopriamo che la spesa pensionistica è in linea con quella dei paesi europei».

 

La proposta?

«Avviare una graduale uscita dei lavoratori tenendo conto della classificazione della gravosità dei lavori».

 

Un giudizio su Draghi finora?

«Ha riconosciuto il ruolo delle parti sociali. L'inizio è positivo. Nel merito delle misure valuteremo caso per caso. Lo attendiamo quando si aprirà la dicussione sulla ripartenza del Patto di Stabilità. Vedremo se applicherà le tesi del suo professore di economia, Federico Caffè».

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