Boom di manifestazioni di interesse dopo il via libera del Pirellone

Le imprese vaccineranno 1 milione di lombardi

Le aziende legate a Confindustria chiedono 400mila dosi, Confapi e Coldiretti raccolgono in pochi giorni una raffica di adesioni

A pochi giorni dalla firma del protocollo sono già un migliaio le imprese associate a Confindustria che hanno aderito all'operazione "vaccini in azienda". E i numeri crescono di giorno in giorno. Anche perché sono sempre di più le associazioni di categorie che hanno manifestato interesse al servizio. Oltre a Confindustria e Confapi (le prime a sottoscrivere il protocollo giovedì scorso) si stanno interessando anche Confcommercio, Confcooperative, Casartigiani, Unione artigiani Milano, Federmanager e le associazioni del mondo agricolo. Organizzazioni che, messe tutte insieme, fanno stimare che nelle varie aziende potranno essere fatti anche un milione di iniezioni. Confindustria, come detto, sta già raccogliendo le aziende che vogliono aderire e lo fa tramite le sue sedi territoriali. Si stima comunque che i dipendenti vaccinati saranno attorno ai 400mila.

LABORATORI MOBILI

Confapi, poi, venerdì scorso ha fatto partire la richiesta di adesione ai suoi associati. «Oggi (ieri, ndr) abbiamo già ricevuto centinaia di telefonate - spiega Nicola Spadafora, presidente di Confapi Milano - segno che l'attenzione a questo tema è altissima e c'è un fermento incredibile». La sua associazione raggruppa perlopiù medie e piccole aziende e molte di esse non hanno infermerie attrezzate (che hanno invece le grandi imprese) e quindi bisognerà organizzarsi: «Le strade che stiamo percorrendo sono due: mettere a disposizione locali nostri per far confluire tutti i dipendenti che vogliono vaccinarsi; oppure attrezzare in collaborazione col sistema sanitario una sorta di ambulatorio viaggiante che possa arrivare direttamente in azienda e fare le punture». E c'è di più, perché spiega Spadafora, «Se creiamo delle bolle Covid all'interno delle aziende, riusciremo a coniugare salute, sicurezza e impresa. E la Lombardia potrà ripartire». Infine, a inorgoglire Confapi c'è il fatto che «questa è una proposta che il nostro presidente nazionale Maurizio Casasco aveva fatto tempo fa al premier Mario Draghi», spiega Antonio Maria Leonetti, direttore generale di Confapi Milano.

Questo è un altro punto importante, perché nel piano vaccinale rivisto dopo il flop del precedente, di fatto il "protocollo Lombardia" è stato preso a modello dal governo, così come aveva caldeggiato l'assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi. Nelle linee guida, infatti, sono caldeggiati i protocolli d'intesa con le aziende, proprio come anticipato dall'accordo siglato da Regione Lombardia.

AGRICOLTORI IN PRIMA LINEA

Alle associazioni di categoria già citate si aggiunge poi Coldiretti Lombardia, che proprio in queste ore sta trattando con l'assessorato al Welfare per siglare l'adesione al protocollo. Per la verità i vertici dell'associazione già il giorno della firma dell'accordo avevano manifestato interesse, anticipando che le loro sedi territoriali sarebbero state a disposizione per allestire le infermerie dove eseguire le iniezioni. Le prime stime parlano di circa 90/100mila associati pronti a vaccinarsi. E a Coldiretti dovrebbero accodarsi anche le altre associazioni del settore.

Insomma la Lombardia ha voglia di ripartire e di ritornare a dettare l’agenda. Un'ultima considerazione. Il blocco temporaneo di AstraZeneca non dovrebbe influire su questo progetto. Il piano vaccinale all’interno delle aziende, infatti, scatterà solo quando partirà la campagna vaccinale massiva.

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