Bisognerà aspettare domani per sapere se la Lombardia entrerà, come probabile, in zona rossa da lunedì, o se resterà ancora colorata di arancione scuro. I numeri sull'andamento dell'epidemia non sembrano lasciare molti dubbi. Le indicazioni del Comitato tecnico scientifico infatti dicono che con l'incidenza di 250 contagi per 100 mila abitanti il passaggio al rosso sarà automatico. La Lombardia ha già abbondantemente superato questo limite, ma il governatore Attilio Fontana, questa volta, vuole aspettare le decisioni della Cabina di regia di venerdì e spera. «È chiaro che i numeri non stanno migliorando, ma in ogni caso non mi sembra che possiamo aspettarci grandi cambiamenti, spiega Fontana . Stiamo cercando di contenere con tutte le misure che abbiamo assunto l'epidemia. L'arancione rafforzato è già un misura importante per ottenere il contenimento del virus». Il governatore non si sbilancia nemmeno sulla possibile riapertura delle scuole lunedì. Taglia corto: «Non escludo nulla». I nuovi dati elaborati da Ats Citta metropolitana registrano un raddoppio dei contagi nelle ultime tre settimane. È stato ieri il direttore della prevenzione del ministero della Salute Giovanni Rezza ad anticipare che le nuove «raccomandazioni» sui gruppi da vaccinare e sulle restrizioni saranno presentate domani alla Conferenza delle Regioni. Nel frattempo, in Lombardia i nuovi contagi aumentano, nelle terapie intensive ci sono 14 posti in più occupati, di cui 58 nel ospedale Covid della Fiera all'ex Portello. Il totale è salito a quota 611. L'indice sul rapporto tra contagi ed esami scende dal 10 all'8,5 per cento, ma solo perché sono aumentati i tamponi effettuati. Aumentano anche i ricoveri negli altri reparti Covid (più 216), i decessi sono stati 63. La provincia più colpita resta quella di Milano con1.056 nuovi positivi di cui 505 in città, seguita da Brescia (729), Varese (563), Como (313), Bergamo (275), Monza (267), Pavia (224), Mantova (197), Lecco (120), Sondrio (86), Lodi (68) e Cremona (62). Ben 919 dei nuovi contagi sono sotto i 24 anni e 1.616 hanno tra i 25 e i 50 anni. Oggi a Brescia sono stati spostati 31 pazienti verso altre province. Si prevede un aumento dei ricoveri a Lecco e a Monza e Brianza. Sul fronte vaccini, continua la campagna che da lunedì riguarda anche gli insegnanti. Restano sempre i disservizi denunciati sul portale della Regione gestito Aria e c'è chi perfino chi è riuscito a farsi vaccinare senza averne diritto approfittando dei mancati controlli agli ospedali San Paolo e San Carlo. Ieri, per la cronaca è stato presentato anche in Lombardia il treno sanitario realizzato da Areu, Protezione civile e Ferrovie che può trasportare fino a 21 pazienti. Nel frattempo, in Regione scoppia un'altra grana. Oggi Fontana, la sua vice Moratti e l'assessore allo Sviluppo Economico Guidesi presenteranno in conferenza stampa la delibera sull'accordo con Confapi e Confindustria sulle vaccinazioni per i dipendenti nelle aziende. Il protocollo prevede la possibilità per i datori di lavoro di chiedere alle Ats i vaccini da somministrare ai lavoratori «sotto la propria responsabilità» quando partirà la vaccinazione di massa. Sempre che ci siano gli spazi adatti e con i distanziamenti previsti dalle regole. Cgil, Cisl e Uil, però, non ci stanno. Esprimono il loro «fermo disappunto» e scrivono a Fontana e Moratti sottolineando che l'accordo tra Regione e le «sole associazioni datoriali di Confindustria e Confapi è un errore». Criticano «il metodo e il merito di questa scelta» perché «in materia di sicurezza negli ambienti di lavoro sono stati definiti protocolli condivisi, poi recepiti da atti normativi, che hanno regolato e implementato nelle aziende le attività di contrasto alla diffusione del contagio». Ecco perché i sindacati confederali giudicano del tutto ingiustificata la linea della Regione.

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