Intervista a Guido Guidesi
Andrea Montanari
 
 
«Siamo pronti a metterci a disposizione, ma basta con gli annunci sulle chiusure». L'assessore regionale allo Sviluppo economico, Guido Guidesi della Lega, lancia un appello alle imprese: «Le multinazionali rispettino la Regione, ma soprattutto i lavoratori».
 
 
Assessore, perché la locomotiva d'Italia non è più attrattiva?
 
«Per prima cosa, bisogna dire che sono molto più le imprese che rimangono di quelle che vogliono andare via. Un aspetto positivo c'è. Le multinazionali ragionano in un contesto globale. Le scelte sulle chiusure spesso sono individuali e si fa fatica a capire alcune cose».
 
 
Per esempio?
 
«Come si faccia a comunicare la chiusura di uno stabilimento nel quale il tasso di produttività è migliorato rispetto all'anno precedente. Lo dico nel rispetto del diritto d'impresa, ma il problema vero è che c'è anche una questione di tempistica».
 
 
In che senso?
 
 
«La comunicazione di una chiusura fatta così non permette alla Regione di poter intervenire. Vorremmo fare da supporto per cercare di far cambiare la decisione. Ma se oggi per domani mandano le lettere ai dipendenti annunciando la chiusura degli stabilimenti siamo impossibilitati ad intervenire>>.
 
 
Che cosa propone alle imprese?
 
 
«Di mettere a disposizione delle imprese che stanno facendo queste scelte in modo repentino tutti gli strumenti che possono essere utili per poter dare continuità alla loro presenza in Lombardia»
 
 
Come?
 
 
«Partendo da due considerazioni: il nostro rating finanziario regionale è abbastanza più garantito rispetto a quello di altri Paesi. E la qualità del lavoro dei lombardi è di gran lunga più qualificata. Il che porta a una riflessione: cosa si può fare prima di decretare la chiusura di uno stabilimento. La volontà di metterci a disposizione c'è, ma ci devono dare il tempo di farlo».
 
 
Si spieghi meglio.
 
 
«Serve una formazione più specifica all'interno di quel sito produttivo? Possiamo parlarne. C'è una esigenza infrastrutturale? Siamo disponibili a discuterne. Se ci viene dato il tempo necessario siamo in grado di dare la nostra valutazione. Il nostro obiettivo è garantire continuità occupazionale e produttiva a quel sito. L'attrattività non dipende solo dagli strumenti economici».
 
 
E da cosa?
 
 
«Dipende soprattutto dalle certezze dei tempi. Chi vuole investire vuole trovare un coordinamento organizzativo che dia certezze sui tempi di realizzazione del suo progetto, in modo da non dover rivedere il proprio piano economico».
 
 
Fatto sta che grandi gruppi come Henkel e perfino un marchio farmaceutico israeliano hanno deciso lo stesso di andare via.
 
 
«Henkel la vedremo domani, ma se ce lo avessero detto prima probabilmente saremmo riusciti a presentare degli strumenti per provare a fargli cambiare idea».
 
 
Con la pandemia sarà ancora peggio.
 
 
«Dobbiamo avere la consapevolezza del rischio potenziale di queste uscite. Ma se le certifichiamo quando non è più un rischio perché la chiusura è già una certezza, facciamo fatica. Vorremmo trovare il modo di creare una prospettiva almeno di medio e lungo termine per tantissimi lavoratori».
 
 
Le imprese lombarde produrranno il vaccino anti-Covid?
 
 
«Per produrre vaccini servono alcune condizioni essenziali relative alla linea produttiva. A cominciare dai bioreattori. Ma entro quattro mesi ritengo che anche due o tre aziende lombarde potrebbero far parte della filiera nazionale che contribuirà a produrre il vaccino».
 
 
Quanto dovranno aspettare i lavoratori per avere la dose?
 
«Condivido la proposta che Confapi ha fatto ai medici. Bisogna calendalizzarla il prima possibile. Dare il vaccino ai lavoratori permetterebbe di sgravare i presidi sanitari pubblici e di accelerare il piano di vaccinazione. Dunque facciamo il tifo perché questa cosa si faccia».
 

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