Le associazioni di categoria chiedono al governo un piano di comunicazione efficace, certezza normativa e progetti di formazione
Digitalizzazione delle imprese vero passaggio vitale
 
DI MARCO CAPPONI E ANTONELLA LADISI
 
Le associazioni di categoria delle imprese hanno un'idea chiara: all' interno del piano del governo Transizione 4.0 bisogna far capire agli imprenditori che la digitalizzazione è ormai un passaggio imprescindibile. Tutti concordi i partecipanti all'evento Ripartltalia, organizzato nella giornata di ieri da Class Editori. Primo tra tutti, il capo della segreteria tecnica del Mise, Daniel De Vito: «La sfida maggiore è che le imprese colgano l'opportunità del l ' ammodernamento». Un concetto ribadito anche da Alberto Dal Poz, presidente di Federmeccanica, secondo il quale «bisogna attivare le piccole imprese, mettendole in scia a quelle più grandi. Ci deve essere un'agevolazione a cascata che si trasferisce sui soggetti più piccoli». Ma secondo Lorenzo Zerbi di Bosch Rexroth per questi player di minori dimensioni la strada è tutta in salita se si pensa che «devono reggere la concorrenza dei big operator» e che sono al momento al di sotto della media europea per presenza sul web, analisi dei big data e infrastrutture tecnologiche. Il loro ostacolo principale è l'eccessiva burocrazia del sistema. Per il ceo di Staufen, Giancarlo Orlarli, il piano Trasformazione 4.0 è «un grande strumento» per una fase di ammodernamento perchè «secondo me non utilizzare il digitale è l'equivalente dell'essere analfabeta 50/60 anni fa, quindi deve e può essere sicuramente uno stimolo interessante». Però da considerare che l'impiego di certe macchine e di certi sistemi debba avere un impatto positivo su prestazioni e processi aziendali, «non bisogna infatuarsi dello strumento, ma fare un ragionamento tra strategia e processo». ha precisato l'ad. Michele Dalmazzoni, sales leader di Cisco Italia, ha parlato di Transizione 4.0 come di uno scenario in cui l'It (information technology) e l’Ot (operation technology) convergono: considerarli come «due concetti distinti non è una buona premessa per cavalcare la rivoluzione tecnologica». Per Marco Nocivelli, presidente di Anima Confindustria Meccanica: «Serve una progettazione specifica per tutte le filiere, e anche di riflesso per la pubblica amministrazione». Uno dei nodi chiave nell'immediato futuro sarà quello della chiarezza normativa: «In tutte le procedure ci sono punti di difficile interpretazione, che non aiutano e non agevolano le aziende», ha spiegato Marco Maggiani, direttore generale di Ucima. Secondo Pierfrancesco Angeleri di Assosoftware, a mancare è un sistema di incentivazione nell'ambito della Transizione 4.0, per cui «chiediamo ulteriori passaggi per colmare il gap tecnologico del Paese». Finora il piano 4.0 ha permesso passi in avanti ma con scarse ricadute sul fronte digitale. Ragion per cui è necessario che «Il governo pensi a un piano digitale che guardi alla modernizzazione dei sistemi gestionali delle imprese», ha concluso. Ma non è finita qui: alle autorità governative gli imprenditori chiedono anche un piano di comunicazione efficace: «Bisogna far capire alle imprese perché la digitalizzazione è indispensabile», ha osservato Giuliano Busetto, presidente di Federazione Anie, che ha aggiunto: «Gli investimenti 4.0 servono sia per l'economia domestica sia per chi esporta». Convinto dell'importanza di una compagna comunicativa anche Alfredo Mariotti, direttore generale Ucimu: «Il 30% delle imprese italiane non conosce il piano 4.0. Bisogna far capire loro che se vogliono rimanere competitive in futuro devono utilizzarlo». Senza contare l'importanza della formazione: «Chiediamo al governo», ha evidenziato Marco Mariotti, membro della giunta di presidenza di Confapi, «di incentivare l'assunzione di professionisti che maneggiano i dati, commodity del futuro».

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