Il caso del Piemonte, dove gli assistenti approfittano delle assunzioni negli ospedali
Infermieri in fuga dalle Rsa

Le case di riposo già messe in crisi dalla pandemia

Per Michele Colaci, vicepresidente vicario di Confapi sanità in Piemonte «occorre ripensare anche alla formazione nell'ambito infermieristico, aprendola a più soggetti e alzando i tetti di accesso alle scuole esistenti»
 
DI FILIPPO MERLI
Infermieri in fuga. «Rischiamo di arrivare a fine anno senza personale sanitario». Le Rsa, le strutture per gli anziani già messe a dura prova dalla pandemia, hanno un nuovo problema: la mancanza di assistenti qualificati. È il caso del Piemonte, dove Confapi sanità ha lanciato l'allarme: le campagne di reclutamento degli infermieri negli ospedali e nelle altre strutture pubbliche rischiano di lasciare sguarnite le case di riposo. «Dopo la fase critica dell'emergenza Covid si sta profilando un'altra importante criticità», ha spiegato il vicepresidente vicario della confederazione, Michele Colaci. «Entro fine anno buona parte delle strutture rischiano di rimanere senza personale infermieristico. Saremo posti nella condizione di non poter più fornire un'adeguata assistenza infermieristica ai nostri ospiti, che dovranno essere spostati negli ospedali col conseguente aumento delle degenze». Il motivo della fuga del personale sanitario è la possibilità di ottenere vantaggiosi contratti d'assunzione negli ospedali, che in seguito all'emergenza legata al Covid stanno potenziando le corsie. «Si tratta di una decisione legittima che, tuttavia, sta sottraendo risorse preziose per l'assistenza sociosanitaria privata», ha proseguito Colaci. «Un fenomeno che metterà in crisi la stessa tenuta della sanità pubblica, le cui strutture verranno invase da pazienti sino a oggi ospitati nelle Rsa, dove ricevono anche assistenza sanitaria». «È necessario rivedere le politiche e le regole che sostengono la collaborazione tra assistenza privata e assistenza pubblica alle persone più anziane e deboli. Ma occorre ripensare anche alla formazione nell'ambito infermieristico, aprendola a più soggetti e alzando i tetti di accesso alle scuole esistenti. Soprattutto è necessario dare priorità alle strutture di formazione che fanno capo alle associazioni di rappresentanza delle Rsa, che possono garantire non solo una corretta preparazione, ma anche sbocchi lavorativi immediati e importanti». Sulla questione è intervenuta anche la sezione piemontese dell'Opi, l'Ordine delle professioni infermieristiche. «La formazione degli infermieri è di carattere universitario e non si può pensare che vengano preparati da altri soggetti o strutture», ha detto il presidente Massimiliano Sciretti. «Spesso gli infermieri che lavorano nelle strutture sanitarie sono professionisti mal pagati che affrontano il loro servizio con modelli assistenziali che non favoriscono il senso di appartenenza delle stesse strutture», ha aggiunto il responsabile dell'Opi prima di rivolgere un appello al governatore forzista del Piemonte, Alberto Cirio. «Abbiamo richiesto con forza alla Regione l'apertura urgente di una negoziazione per proporre nuove modalità organizzative e assistenziali delle Rsa».

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