“Abolire plastic tax e rinviare il Codice della crisi d’impresa”
 
“Ribadiamo con forza che occorre da subito creare le condizioni necessarie affinché le imprese abbiano la capacità di riattivare rapidamente la produzione e di contribuire nuovamente alla crescita e al rilancio del Paese. Pertanto vorremmo discutere di misure ‘espansive’ a partire da subito. Ora più che mai le nostre aziende hanno bisogno di condizioni chiare e di supporto rapido per guardare al futuro con i giusti presupposti. Propedeutiche e prioritarie sono le riforme: quella del sistema fiscale, quella del welfare, quella della giustizia civile, nonché quella della Pubblica amministrazione. Pari investimenti vanno effettuati nel capitale umano, col sostegno della digitalizzazione”. Cosi una nota di Confapi al termine dell’audizione sul Def nelle commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato, alla quale ha preso parte il vicepresidente della Confederazione, Cristian Camisa.
 
“Proprio in tema di liquidità vanno messe in campo tutte le agevolazioni possibili per venire incontro alle esigenze delle piccole e medie industrie. Ad esempio, in riferimento ai prestiti garantiti dallo Stato introdotti dal decreto Liquidità, è necessario allungare i tempi di restituzione da 6 a 18 anni, inoltre andrebbe spostato al 31 dicembre 2021 il termine ultimo per farne richiesta. In generale bisognerebbe – secondo Confapi – evitare ulteriori oneri a carico delle imprese, visto che ogni nuovo aggravio pesa in questo momento come un macigno sulla capacità produttiva. Per questo motivo, torniamo a chiedere ancora una volta che la plastic tax venga abrogata”
 
“Inoltre è necessario – secondo la Confederazione – spostare di almeno un biennio l’entrata in vigore del ‘Codice della crisi d’impresa e d’insolvenza’, adesso prevista per il primo settembre. È evidente che gli attuali bilanci delle imprese, in perdita di capitale e sofferenza di liquidità, possono rendere un giudizio sul loro ‘stato di salute’  pregiudizievole per la loro ripresa.
 
“In tema di lavoro è necessario un superamento pieno del decreto Dignità, in modo da consentire la stipula di contratti a tempo determinato per un periodo massimo di 36 mesi senza obbligo di causali. Ciò consentirebbe anche al datore di lavoro di effettuare una formazione specifica del dipendente, che notoriamente avviene in un arco temporale non inferiore ai 36-48 mesi. Questo avrebbe il vantaggio di garantire una flessibilità soprattutto a favore delle piccole e medie industrie, condizione quanto mai necessaria in epoca di ripresa e di eventuale riconversione”, conclude la nota.
 

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