Alla vigilia del varo del piano di rilancio dell’economia reso possibile dal sostegno dell’Unione europea, Confapi ha condotto una ricerca su un campione rappresentativo delle sue imprese per tastare il polso della piccola e media industria privata italiana in un momento complicato e pieno di incognite per tutto il sistema produttivo. Le Pmi chiedono interventi puntuali e veloci per ripartire, per crescere ed essere competitive. La ricerca ‘Strategie di rilancio per l’Italia’ ha interpellato circa 1.500 imprenditori di meccanica, chimica, tessile, edilizia, trasporti, agroalimentare, legno arredo e servizi.

In primo luogo è necessaria una riduzione della burocrazia, lo vuole il 71% degli imprenditori, in linea con quanto Confapi sostiene da sempre. Molto forte inoltre è la domanda di una riforma fiscale (55%) e di azioni sul mercato del lavoro (36%). Tra gli interventi più diretti, il 28% degli intervistati chiede un maggior utilizzo dell’autocertificazione nei rapporti con la PA. La semplificazione accompagnata all’innovazione digitale può rivelarsi molto efficace, infatti il 43% la vede come un elemento chiave dell’auspicata riforma fiscale.

Molte delle istanze delle Pmi ricalcano temi tradizionali, che stanno a cuore agli imprenditori, come l’abbattimento del cuneo fiscale (66%) e i prestiti agevolati (34%), ma a queste si aggiungono nuove idee come la decontribuzione degli aumenti contrattuali che Confapi ha proposto al Governo. Ben il 52% vede di buon occhio un alleggerimento dei contributi aziendali per finanziare le politiche passive del lavoro.

La leva fiscale rimane fondamentale per garantire la tenuta delle imprese. Il 96% degli intervistati pensa che sia fondamentale intervenire in materia, indicando come prioritari un alleggerimento delle aliquote Irpef (52%), la riduzione o la cancellazione dell’Imu per le Pmi (50%) e l’abbassamento delle aliquote Iva (47%).

Accanto alle ricette più tradizionali, i piccoli e medi industriali di Confapi sono conviti che sia il momento di lavorare su poche priorità, compiendo scelte coraggiose e innovative. La digitalizzazione dei processi produttivi è oggi una grossa opportunità. Per il 51% delle imprese intervistate può generare una riduzione dei costi, per il 25% una maggiore efficienza organizzativa, per il 27% un migliore rapporto coi clienti.

La sfida delle Pmi si gioca anche sul piano della competizione internazionale, per questo è rilevante l’esigenza di un maggiore tasso di competenze manageriali al loro interno. Oggi il 45% delle imprese non ha figure dirigenziali di alto livello. Tra i ruoli più richiesti: l’export manager 53%, innovation manager 35% e il temporary manager 24%. Molto apprezzato dagli imprenditori (41%) anche il ‘Quadro superiore’, manager a misura di Pmi previsto dal contratto Confapi e Federmanager.

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