“Già prima della pandemia avevamo espresso la contrarietà a norme che si possano trasformare in ulteriori oneri burocratici, economici e di responsabilità per le piccole e medie industrie private. Oggi a fronte di crisi di liquidità, di crollo degli ordinativi e di contrazione di fatturato non possiamo che sottolinearlo con più forza”. Così una nota di Confapi al termine dell’audizione in Commissione Giustizia alla Camera sul ‘Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza’.

“Riteniamo necessaria un’incisiva rivisitazione dei requisiti relativi all'obbligo per le imprese di dotarsi di un organo di controllo esterno che elevi le soglie che fanno scattare tale obbligo. È necessario - prosegue la nota - portare il limite minimo a dieci milioni di euro di fatturato, eliminando ogni riferimento all’attivo patrimoniale e contestualmente mantenendo il criterio dei 20 dipendenti”.

"Così come è opportuno - secondo Confapi - disporre una proroga degli obblighi previsti di almeno due anni, sino al 1° settembre 2022, in quanto maggiormente commisurata ai tempi di reale superamento della crisi che stiamo vivendo. È inevitabile, infatti, che i bilanci delle imprese siano in sofferenza anche per i prossimi anni.”

“Infine la Confederazione ha evidenziato come nostre Pmi, che già soffrono di scarsa capitalizzazione, potrebbero trovarsi nell’impossibilità di chiedere ulteriori fidi alle banche a causa di tale regime di segnalazione, che verrebbe ad incidere sulla valutazione del merito creditizio anche a fronte di piccole e involontarie inesattezze”, conclude la nota.

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