Gli effetti del Decreto dignità non sono positivi nè per le imprese nè per i lavoratori. È la tesi sostenuta dai relatori del seminario organizzato da Randstad e Confapi Industria Emilia Romagna nella sede di Piacenza dell’organizzazione di categoria.
L’obiettivo è fornire una panoramica complessiva, concreta e operativa, sulle novità introdotte a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Dignità: ad aprire i lavori, dopo la registrazione dei partecipanti, Andrea Paparo, Direttore di Confapindustria Piacenza, e Silvia Morelli, Area Manager Randstad Italia.
Del tema ha parlato Alessandro Ramazza, consigliere di amministrazione di Randstad: “Sono stati introdotti – ha detto - ulteriori limiti alla flessibilità buona per le imprese, cioè i rapporti di lavoro a tempo determinato e quello in somministrazione. Mentre non si sono toccati istituti come il lavoro nero e il lavoro grigio. Il rischio è che questi ultimi prevalgano rispetto ai rapporti di lavoro formali e che garantiscono i lavoratori. Ora il lavoratore non può stare per più di 24 mesi con lo stesso datore di lavoro, questo significa che o il datore lo assume a tempo indeterminato e resta disoccupato. Un effetto francamente discutibile. L’altro tema critico è il cosiddetto stop and go, la necessità di avere 10 o 20 giorni di intervallo tra un’ammissione e l’altra, anche questo è un problema. E non è detto – ha concluso Ramazza - che le aziende di fronte a questi limiti si mettano ad assumere a tempo indeterminato, non sta succedendo questo”.
Secondo Federico Avanzi, consulente del lavoro, le aziende devono capire bene il nuovo sistema di regole introdotte col decreto dignità ed adattarsi nel minore tempo possibile.
Il direttore di Confapi Industria Piacenza, Andrea Paparo, ha spiegato il senso dell’iniziativa: “È un tema sentito e ci sono tanti punti poco chiari, per questo abbiamo chiamato alcuni esperti per dare indicazioni alle nostre aziende”.

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