Roma, 8 maggio - "Confapi Aniem condivide e sostiene la posizione espressa dalle organizzazioni sindacali del settore delle costruzioni FenealUil, Filca Cisl e Fillea Cgil a difesa del sistema bilaterale Casse Edili e Edilcasse, patrimonio storico e fondamentale per la tutela della legalità, della sicurezza e della qualità del lavoro nei cantieri". Lo afferma il presidente di Confapi Aniem, Giorgio Delpiano.
"Arrivano in queste ore attacchi ingiustificati che minano il valore del sistema della bilateralità edile – aggiunge Delpiano –, sistema che rappresenta da oltre un secolo uno strumento essenziale di regolazione del comparto edile, costruito attraverso la contrattazione collettiva tra le organizzazioni comparativamente più rappresentative del settore. Un modello che, nel tempo, ha contribuito concretamente a contrastare lavoro irregolare, dumping contrattuale, evasione contributiva e fenomeni di concorrenza sleale".
" Una realtà riconosciuta e valorizzata dalle istituzioni – sottolinea – consapevoli del suo ruolo fondamentale nella garanzia di servizi, formazione, welfare e strumenti di supporto sia alle imprese sia ai lavoratori".
Per il presidente di Confapi Aniem "molte delle innovazioni introdotte negli anni grazie al confronto tra le parti sociali, come il Durc e la verifica della congruità, sono oggi riconosciute come strumenti fondamentali per rafforzare controlli, sicurezza e regolarità nel settore".
"Riteniamo quindi che il percorso da seguire non sia quello di indebolire la bilateralità, ma piuttosto di consolidarla. Il contratto collettivo dell'edilizia sottoscritto dalle Organizzazioni più rappresentative, come riconosciute anche dal Codice Appalti, continua a rappresentare un riferimento centrale per il settore – evidenzia Delpiano – quale tutela contro forme di dumping e evasione".
"Oggi più che mai difendere il sistema bilaterale significa tutelare le imprese corrette, valorizzare il lavoro regolare e promuovere uno sviluppo del settore fondato su qualità, responsabilità e rispetto delle regole" conclude il presidente di Confapi Aniem, Giorgio Delpiano.
Roma, 7 maggio - Quaranta istituti scolastici collegati da 28 province di tutta Italia per un totale di oltre 3.100 studenti. Sono questi i numeri dell'evento nazionale organizzato da Confapi per celebrare la "Giornata nazionale del Made in Italy" istituita dal Mimit che prevede la realizzazione di vari eventi fino al mese di maggio. L'evento, intitolato "Made in Italy: eccellenze imprenditoriali italiane si raccontano agli studenti di tutta Italia", si è svolto oggi in collegamento online, modalità scelta appositamente per raggiungere quanti più studenti possibili in tutto il Paese: istituti di istruzione superiore, professionali, tecnici, licei, ma anche studenti delle scuole medie, tutti collegati dalle 10 di mattina coordinati dai loro rispettivi docenti.
Dopo un videomessaggio del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e la visione del video istituzionale del Mimit sulla Giornata nazionale, gli alunni collegati hanno potuto ascoltare la testimonianza di quattro imprenditori che hanno descritto la storia della propria attività imprenditoriale, il segreto del loro successo e le sfide che hanno dovuto affrontare negli anni. Allo stesso tempo, gli studenti hanno appreso caratteristiche e pregi di figure professionali molto particolari e diverse tra loro.
"Siamo estremamente soddisfatti e contenti di aver coinvolto così tanti studenti collegati da tutta Italia – ha dichiarato il Vicepresidente di Confapi con delega al Made in Italy e Sviluppo Imprese familiari, Corrado Alberto -. I giovani sono fondamentali per le imprese italiane, rappresentano una leva strategica per l'innovazione tecnologica e la competitività, e le nostre imprese puntano tantissimo sulle nuove generazioni. Il Made in Italy ha futuro solo se i giovani lo scelgono, dobbiamo aprire le porte, a cominciare proprio dalle scuole come abbiamo fatto oggi, raccontare che l'impresa è il primo luogo dove l'innovazione diventa lavoro. La presenza dei giovani - ha concluso il Vicepresidente Alberto - è cruciale per la continuità del sistema produttivo".
Roma, 15 aprile - Confapi celebra anche quest'anno la "Giornata nazionale del Made in Italy" istituita dal Mimit. Per l'occasione sono stati organizzati una serie di eventi su tutto il territorio nazionale dalle varie Associazioni regionali e provinciali di Confapi.
Da Cuneo alla Sicilia, passando per Milano, Piacenza, Pisa, Perugia: numerose le manifestazioni previste fino a maggio, tutte finalizzate a riconoscere al Made in Italy il ruolo sociale e il contributo allo sviluppo economico e culturale del Paese. Le iniziative prevedono sia eventi di comunicazione, tramite la realizzazione e diffusione di video per rappresentare le eccellenze imprenditoriali italiane, sia visite all'interno di alcune tra le aziende più rappresentative del nostro Made in Italy durante la loro piena attività.
A chiusura di tutte le iniziative territoriali, il 7 maggio, Confapi realizzerà anche un evento di carattere nazionale che vedrà il coinvolgimento di numerose scuole di tutta Italia, durante il quale gli studenti potranno ascoltare in collegamento online alcuni imprenditori che racconteranno la propria storia imprenditoriale, il segreto del loro successo, le sfide e le problematiche che hanno dovuto affrontare negli anni, con lo scopo di promuovere il modello imprenditoriale italiano alle nuove generazioni.
Roma, 6 Maggio – "Siamo di fronte a un cambio di paradigma non più procrastinabile. La crisi attuale, caratterizzata da una carenza di oltre cinquemila medici di medicina generale e da un sovraccarico insostenibile dei Pronto Soccorso, richiede soluzioni strutturali. Il Decreto Schillaci interviene con coraggio sui nodi che hanno paralizzato il sistema negli ultimi vent'anni". Lo dichiara il Presidente di Confapi Salute, Università e Ricerca, Michele Colaci, commentando il Decreto relativo alla riorganizzazione della Medicina Generale.
Per Confapi Salute, la valorizzazione del rapporto di esclusività — sia esso in regime di convenzione rafforzata o di dipendenza — è la chiave per restituire dignità alla professione. "Secondo le ultime rilevazioni interne – spiega Colaci - oggi un medico di base dedica mediamente il 65% del proprio orario lavorativo a mansioni puramente amministrative. La riforma punta a invertire questa tendenza. Grazie all'integrazione di personale amministrativo e infermieristico nelle reti territoriali, stimiamo un recupero di almeno 15 ore settimanali da dedicare esclusivamente alla visita clinica e al telemonitoraggio dei pazienti cronici".
Il giudizio di Confapi Salute è poi particolarmente positivo sulla centralità delle Case della Comunità. "Il modello dello studio isolato – sottolinea Colaci - non è più in grado di reggere l'urto dell'invecchiamento demografico. L'attivazione di Case della Comunità Hub aperte 24/7, con la presenza strutturata dei medici di famiglia, permetterà una riduzione stimata del 22% degli accessi impropri (codici bianchi e verdi) nei presidi ospedalieri entro il primo biennio di applicazione".
"Come Confapi Salute – aggiunge il Presidente - vediamo nella riforma anche una grande opportunità di collaborazione pubblico-privata. Le piccole e medie industrie della sanità che rappresentiamo sono pronte a fornire il supporto tecnologico e diagnostico necessario all'interno delle nuove reti territoriali. L'esclusività del servizio non deve essere vista come un limite, ma come una garanzia di qualità per il cittadino".
Nel Decreto particolare valore è rappresentato dal forte impulso che viene dato alla telemedicina. "La riforma – dice Colaci - abilita l'assistenza medica a distanza e il telemonitoraggio come strumenti ordinari di cura. L'implementazione della telemedicina su scala nazionale, secondo le nostre stime, può ridurre del 30% gli spostamenti fisici non necessari dei pazienti fragili, garantendo al contempo un monitoraggio dei parametri clinici costante e tempestivo, con un risparmio per il sistema stimato in oltre 1,5 miliardi di euro annui in termini di costi indiretti".
Da qui l'invito alle rappresentanze sindacali "a superare le resistenze corporative. Non è più tempo di difendere vecchi schemi di autonomia che si sono trasformati, nei fatti, in solitudine assistenziale. Il passaggio a un sistema integrato è l'unica via per garantire la sostenibilità del SSN e la salute degli italiani".
Destabilizzati gli equilibri economici negli appalti
Roma, 11 marzo - Confapi Aniem (Unione nazionale delle imprese edili manifatturiere e settori affini) sollecita interventi urgenti per fronteggiare l’aumento delle materie prime, dei costi energetici e di trasporto che sta colpendo il settore delle costruzioni a seguito del conflitto nell’area medio-orientale.
“A seguito di un’indagine interna - evidenzia il Presidente di Confapi Aniem, Giorgio Delpiano – emerge che in tutte le zone del Paese le imprese segnalano un’escalation incontrollata dei costi che si è già tradotta in un incremento che supera il 12% per alcuni materiali (bitume per asfalto, conglomerati, acciaio, materiali per l’impermeabilizzazione). La situazione è resa ancor più grave – prosegue - per gli appalti finanziati con il Pnrr per l’impossibilità di chiedere la sospensione dei lavori stante l’esigenza di rispettare le tempistiche del Piano”.
Per il Presidente Delpiano “servono pertanto risposte efficaci e urgenti che consentano di monitorare costantemente l’andamento dei prezzi istituendo un apposito osservatorio partecipato dalle rappresentanze del sistema produttivo che, sulla base di dati oggettivi, possa neutralizzare meccanismi speculativi e rilevare gli aumenti in tempo reale nonché definire misure straordinarie, come avvenuto nel corso della guerra in Ucraina, che consentano di compensare gli aumenti imprevisti analogamente a quanto previsto dal “decreto aiuti”, oggetto di successive proroghe. A tal fine è tuttavia fondamentale che le regioni aggiornino celermente i prezzari, altrimenti i SAL compensativi non potranno garantire alcun riequilibrio economico della commessa; accelerare l’attivazione del nuovo sistema revisionale introdotto dal Codice Appalti con l’emanazione del decreto sui nuovi indicatori per tipologie omogenee di lavorazioni. Questo sistema costituirebbe una soluzione strutturale e tale da risolvere le criticità per gli appalti futuri.”
Il Presidente Delpiano chiede quindi al Governo di “intervenire prontamente nella gestione degli appalti in corso scongiurando il rischio di destabilizzazione degli equilibri economici, ma anche di salvaguardare la programmazione dei prossimi appalti consentendone una ridefinizione realistica dei costi”.
“La tempistica – conclude Delpiano – è importante tanto quanto i contenuti delle iniziative che il Governo auspichiamo voglia attivare. Ci auguriamo che questo appello non resti inascoltato”.
Roma, 22 aprile - "L'allarme lanciato dalle imprese della trasformazione dell'acciaio all'Unione Europea non può essere ignorato. Il rischio concreto è che le politiche protezionistiche europee, nate per difendere la produzione primaria, finiscano per penalizzare gravemente tutta la filiera manifatturiera a valle, composta in larga parte da Pmi". Lo dichiara il Presidente di Confapi, Cristian Camisa.
"Le imprese della trasformazione – spiega – si trovano strette tra l'aumento dei costi delle materie prime, la rigidità dell'offerta europea e la concorrenza internazionale. I dazi e le barriere commerciali rischiano di generare un effetto paradossale: proteggere a monte e distruggere valore a valle. Il comparto della trasformazione e della filiera nel suo insieme rappresenta un pilastro dell'industria italiana ed europea, garantendo occupazione, export e competitività. Se viene meno l'accesso a input a prezzi competitivi l'intero sistema produttivo perde efficienza. Non possiamo permetterci una deindustrializzazione silenziosa".
Il Presidente di Confapi richiama quindi le istituzioni europee e nazionali a un intervento urgente: "Serve una politica industriale che tenga insieme tutta la filiera. Difendere l'acciaio europeo significa difendere tutta la filiera. Occorre introdurre meccanismi di salvaguardia per tutta la supply chain, garantire approvvigionamenti a condizioni sostenibili e evitare distorsioni che spingano le aziende a delocalizzare. Le proteste annunciate sono il segnale di un disagio reale. È il momento di ascoltare le imprese e agire. Senza un riequilibrio delle politiche commerciali – conclude Camisa - il rischio è quello di compromettere in modo strutturale la competitività della manifattura europea".
Roma, 5 marzo - Il Consiglio nazionale di Unionchimica Confapi, l'Unione nazionale della piccola e media industria chimica, conciaria, delle materie plastiche, della gomma, del vetro, della ceramica e dei prodotti affini, ha eletto all'unanimità Daniela Ramello nuovo presidente della categoria.
Imprenditrice torinese, amministratore della Trafilplast, azienda produttrice di articoli termoplastici estrusi e stampati per il mercato dell'edilizia, Ramello succede a Delio Dalola, che ha guidato Unionchimica Confapi nell'ultimo decennio.
"Ringrazio il Consiglio direttivo neocostituito di Unionchimica, in particolare il presidente Dalola, per la fiducia che ha riposto in me nel corso di questi anni e lo ringrazio per il lavoro svolto in questo decennio - ha dichiarato la neo presidente - Sono orgogliosa di poter rappresentare la categoria, a disposizione della quale metterò la mia conoscenza insieme a tutto il mio impegno e alla mia passione. L'obiettivo per il prossimo triennio – ha aggiunto Ramello – è quello di ampliare ulteriormente la nostra rete di imprese, coinvolgendole sempre di più nel lavoro associativo su tematiche di interesse specifico. Creeremo gruppi di lavoro aperti a tutti i nostri associati, per valorizzare le loro competenze e contribuire alla crescita dell'intera categoria".
Nell'incontro di oggi sono stati eletti anche la nuova Giunta di presidenza e il Comitato direttivo rappresentativi di tutte le componenti territoriali della categoria.
Roma, 22 aprile 2026. Unionchimica Confapi e le organizzazioni sindacali di settore – Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil – lanciano un forte allarme per la situazione della filiera delle materie plastiche e dei prodotti chimici che, in conseguenza del conflitto in corso in Medio Oriente, sta peggiorando rapidamente.
"Gli aumenti eccezionali dei prezzi che si stanno registrando, unitamente alle crescenti difficoltà sul fronte degli approvvigionamenti - dichiara la Presidente di Unionchimica, Daniela Ramello - prospettano un serio rischio di shortage con effetti a catena lungo tutta la filiera".
Tra febbraio e marzo 2026, il prezzo dei polimeri in granuli ha subito aumenti minimi dal 25% fino al 60/70%, trascinando verso l'alto anche i rigranulati e annullando quindi il vantaggio economico del riciclo.
Il prezzo delle resine sta subendo aumenti che variano tra il 12% e 35%, a seconda della natura chimica, portando a rialzi ben più ampi e senza precedenti di tutti i prodotti da esse derivati.
Ancor più preoccupante appare il fatto che tali aumenti interessino anche materiali che vengono dichiarati di origine diversa da quella medio-orientale o asiatica.
"Per le nostre piccole e medie industrie l'aumento dei costi è però solo una parte del problema: il rischio di esaurimento scorte comincia infatti a essere concreto e sempre più preoccupante.
Siamo di fronte ad una crisi operativa e finanziaria, con un'oggettiva difficoltà nel pianificare la produzione anche a brevissimo termine e una forte erosione dei margini industriali che stanno mettendo a serio rischio la continuità produttiva. La filiera chimica e quella della trasformazione delle materie plastiche - aggiunge Ramello - svolgono un ruolo strategico nel sistema produttivo del Paese essendo coinvolte in tutti i settori industriali, con effetti diretti e rapidi su tutta l'industria e sui consumatori".
Dal fronte sindacale, il conflitto in corso pone problematiche sia immediate che di prospettiva. Nel breve c'è forte preoccupazione per l'aumento indiscriminato dei prezzi e delle utenze che possono colpire le famiglie, nel medio periodo invece potrebbe innescarsi una spirale negativa che metta a rischio, più in generale, l'occupazione, la trasparenza dei rapporti commerciali e il pieno rispetto dei ccnl di lavoro applicati.
Per evitare i suddetti rischi, con identica determinazione e celerità, Unionchimica e Organizzazioni sindacali si impegnano, a tutela del mondo dell'impresa e del lavoro, a costruire elementi concreti e condivisi per prevenire fenomeni di illegalità e di sfruttamento.
Diventa per cui essenziale richiedere interventi mirati sul settore e contemporaneamente politiche industriali che guardino al futuro ridisegnando il modello di sviluppo con l'utilizzo di risorse pubbliche e private che affrontino i nuovi percorsi di transizione e che portino l'impresa a poter effettuare investimenti per l'innovazione tecnologica garantendo i livelli occupazionali e il mantenimento dei siti produttivi in Italia.
In questo contesto le politiche europee, soprattutto in un periodo di guerra, assumono una rilevanza importante in percorsi di multilateralismo che possano determinare l'uscita dai conflitti per passare da una economia di guerra a una di sviluppo e pace.
"Di fronte a questo scenario siamo fortemente preoccupati della tenuta occupazionale del settore, perché quasi sempre la necessità di riduzione dei costi va a colpire la catena più debole del sistema, ovvero i lavoratori, che potrebbero trovarsi di fronte a scelte radicali delle aziende, con impatti importanti sui livelli dimensionali delle imprese in termini di occupazione, e con ricadute sociali drammatiche" – affermano le Segreterie Nazionali di Filctem Femca e Uiltec.
Unionchimica e le organizzazioni sindacali chiedono quindi con urgenza un monitoraggio continuo dell'andamento dei prezzi, misure straordinarie a sostegno della liquidità delle imprese e rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, oltre ad interventi per garantire la continuità degli approvvigionamenti e ad un'azione a livello nazionale ed europeo di sterilizzazione dei costi energetici e dei trasporti, sia per le aziende che per i lavoratori, che già incidono in maniera significativa sulla produttività delle aziende e sui bilanci familiari dei cittadini.
Roma, 3 marzo - "L'Europa ha già subito un durissimo colpo alla propria catena di approvvigionamento energetico con l'invasione russa dell'Ucraina ed è stata costretta a una complessa e costosa diversificazione delle fonti. Oggi ci troviamo nuovamente di fronte a uno scenario di estrema vulnerabilità". Lo dichiara il Presidente di Confapi, Cristian Camisa, commentando le tensioni in Medio Oriente e i riflessi sui mercati del gas.
"Se il Qatar venisse completamente escluso dall'equazione del GNL – spiega - i prezzi potrebbero facilmente tornare verso i 100 euro/MWh, riportandoci ai livelli del 2022. Questo metterebbe a rischio l'intero complesso energetico europeo e, con esso, la tenuta del nostro sistema produttivo, in particolare delle piccole e medie imprese. Il problema poi non è soltanto il +40% registrato sul contratto di aprile del gas naturale. A preoccupare è soprattutto il premio di oltre 5 euro/MWh che si è ricreato tra le scadenze estive e quelle invernali. Se questo differenziale non verrà riassorbito rapidamente, la campagna di stoccaggio in vista del prossimo inverno sarà fortemente penalizzata e rischierà di richiedere nuovi interventi pubblici".
Per Camisa "la situazione appare meno grave sul fronte petrolifero. Il conflitto mediorientale non ha ancora prodotto interruzioni fisiche rilevanti dell'offerta. Il Brent scambia a 79 $/bbl, solo 6 dollari sopra venerdì: segnale che un premio al rischio significativo era già incorporato e che, finora, non si registrano stop produttivi materiali. Le criticità riguardano soprattutto logistica ed export, non distruzione di capacità upstream. Il 2 marzo ha però segnato un salto qualitativo: attacchi e incidenti hanno coinvolto Ras Tanura in Arabia Saudita, Ras Laffan e Mesaieed in Qatar (con stop alla produzione LNG), infrastrutture portuali in Oman e UAE, oltre a diverse petroliere colpite nei pressi di Hormuz.
"Formalmente – conclude il Presidente di Confapi - lo Stretto di Hormuz resta aperto, ma di fatto i flussi sono crollati per effetto assicurativo e operativo. I principali assicuratori marittimi hanno ritirato le coperture war risk; armatori e charterer hanno sospeso i transiti. I noli sono ai massimi da dieci anni, quasi raddoppiati in una settimana. A oggi la capacità di stoccaggio nell'area garantirebbe un cuscinetto di circa 25 giorni: oltre tale soglia, senza riapertura di Hormuz, inizierebbero gli stop produttivi in grado di spingere prezzo Brent sopra i 100 dollari".
Roma, 21 aprile - Confapi ha ospitato oggi Luigi Sbarra, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega al Sud. All'incontro, oltre al Presidente Cristian Camisa, e ai vicepresidenti Francesco Napoli, delegato della Confederazione per il Sud, e Luigi Pino, delegato ai Territori, hanno preso parte i Presidenti e i rappresentanti delle Associazioni Confapi di tutto il Sud Italia.
"L'incontro di oggi in Confapi – ha dichiarato Sbarra - è stata un'importante occasione di confronto sui temi del lavoro, della crescita e dello sviluppo del Mezzogiorno. Le piccole e medie imprese rappresentate dall'associazione costituiscono l'ossatura del sistema produttivo italiano: presidiano i territori, sostengono la crescita e valorizzano il Made in Italy. La centralità delle Pmi è ancora più evidente nel Mezzogiorno, dove il tessuto imprenditoriale è storicamente caratterizzato da dimensioni più contenute. In questo contesto, Confapi svolge un ruolo essenziale nell'accompagnare le imprese nei percorsi di sviluppo e consolidamento, contribuendo in modo concreto alla crescita del Mezzogiorno e, con essa, dell'intero sistema Paese. L'impegno del Governo nel sostenere le piccole e medie imprese è evidente. Ne è un esempio la legge annuale sulle Pmi, entrata in vigore proprio questo mese, che si affianca agli strumenti già operativi: dalla Zes Unica agli incentivi all'occupazione, fino alle risorse destinate al miglioramento delle infrastrutture e della viabilità nelle aree industriali, produttive e artigianali".
"Abbiamo molto apprezzato – ha detto il Presidente, Cristian Camisa – la grande disponibilità del Sottosegretario Sbarra di continuare a lavorare assieme per creare un percorso vero per le aziende del Mezzogiorno e per fare in modo che tutto ciò che il Governo sta facendo sia traslato a quelle che sono le reali esigenze delle Pmi industriali. Come Confapi vogliamo continuare a dare un contributo concreto fatto di persone e di imprenditori che vivono sul territorio le problematiche e che quindi possono essere uno spunto non solo formale ma sostanziale per il varo di ulteriori misure in favore del Sud. Incontri come quello di oggi sono fondamentali per mettere a fattor comune il mondo dell'industria con quello istituzionale con l'obiettivo di far sì che su ogni misura si analizzino i risvolti per il mondo industriale e, capendo quali sono le interrelazioni, si possano trovare eventuali correzioni".
"Si è trattato di un importante momento di confronto – ha detto Francesco Napoli – il cui obiettivo è quello di rafforzare il dialogo tra Istituzioni e imprese su temi cruciali per lo sviluppo del territorio del Mezzogiorno. Stiamo toccando con mano un importante cambio di passo da parte del Governo in merito alle istanze che arrivano dal Sud che rappresenta un cantiere in fermento e che non vuole più restare ai margini del Paese".
Contrasto alla contrattazione pirata, mercato del lavoro e bilateralità al centro dell’incontro
Riforma artigianato: le nuove regole porterebbero a minori incassi per l’erario di 1,4 miliardi all’anno e una diminuzione dei salari dei lavoratori
Roma, 25 febbraio – L’evoluzione delle relazioni industriali e del mercato del lavoro, la lotta comune alla contrattazione pirata, il contratto dell’artigianato, la casa comune della bilateralità, la situazione economica del Paese. Sono i principali temi che Confapi, Cgil, Cisl e Uil hanno affrontato nell’incontro di stamani presso la sede della Confederazione. Attorno al tavolo c’erano il Presidente di Confapi, Cristian Camisa, e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Daniela Fumarola e Pierpaolo Bombardieri.
“È stato un incontro molto proficuo – ha detto Camisa - che dimostra la volontà di proseguire un cammino comune consolidato nel tempo, con la volontà di rafforzare, anche attraverso specifici tavoli tecnici, le relazioni industriali sempre più strette tra Confapi e i sindacati che garantiscono effetti concreti sul benessere delle aziende e dei lavoratori. Siamo tutti convinti che la contrattazione collettiva deve necessariamente essere la via da perseguire nella quale le parti sociali si assumono l’onere e la responsabilità di trovare il punto di equilibrio tra domanda e offerta anche in termini di retribuzione. Ribadiamo anche la necessità di rafforzare questo strumento insieme alle politiche attive che mai come in questo momento complicato possono favorire lo sviluppo e la crescita. Diminuire radicalmente il numero dei contratti affidandoli a chi ha reale rappresentanza, garantire una sana competitività e quindi azzerare la contrattazione pirata metterebbe la parola fine al dumping contrattuale che troppo spesso ha penalizzato imprese e lavoratori”.
In merito all’ipotesi di ampliamento della definizione di ‘impresa artigiana’ che prevede l’innalzamento della soglia dimensionale delle imprese, portando il limite attuale dei dipendenti fino a 50 unità — oggi compreso tra 18 e 22 a seconda del settore —, il Presidente di Confapi ha ribadito che “includere realtà con una consistenza occupazionale vicina a quella delle PMI industriali determinerebbe una sovrapposizione con la categoria delle piccole imprese, senza affrontare realmente il tema della crescita dimensionale. Un simile intervento produrrebbe inoltre effetti rilevanti sia sull’ecosistema produttivo sia sulle finanze pubbliche. L’ampliamento del perimetro favorirebbe infatti lo spostamento di imprese verso il settore artigiano per beneficiare di regimi più favorevoli, senza crescita reale. Sul mercato del lavoro, l’applicazione del contratto dell’artigianato alle nuove assunzioni comporterebbe un differenziale retributivo significativo, con riduzione delle retribuzioni medie e minori versamenti contributivi e fiscali. Senza considerare l’aumento dei costi da parte dello Stato e il peggioramento economico da parte dei lavoratori. Secondo uno studio realizzato da Confapi, l’applicazione del contratto dell’artigianato per le nuove assunzioni comporterebbe una riduzione retributiva media del 20% per i nuovi lavoratori e un impatto negativo sul bilancio pubblico pari a 1,43 miliardi di euro, di cui 870 milioni relativi alla contribuzione Inps e 563 milioni al gettito Irpef. I dati mostrano inoltre differenze significative tra Pmi industriali e imprese artigiane: ad esempio, un operaio metalmeccanico specializzato percepisce 2.173,77 euro mensili nelle Pmi contro 1.631,98 euro nell’artigianato, con un costo annuo aziendale di 44.358,09 euro nelle prime e 31.194,57 euro nelle seconde”.

