Anche le imprese non energivore pagano il prezzo dell’instabilità: a rischio competitività, investimenti e occupazione.

Burocrazia e complessità frenano l’accesso: il 40% delle imprese non ha utilizzato alcun incentivo.

Industria 4.0 (17%), Transizione 5.0 (12%), Conto Energia (11%) gli strumenti pubblici più utilizzati.

 

Roma, 25 maggio – Il costo dell’energia continua a comprimere margini, frenare investimenti e indebolire la competitività delle piccole e medie imprese industriali italiane, in un contesto internazionale segnato da forti tensioni geopolitiche e crescente instabilità dei mercati energetici. È quanto emerge dall’indagine Confapi sui consumi energetici delle PMI, che fotografa un sistema produttivo diffuso, vulnerabile e ancora privo di strumenti adeguati di tutela.

Il campione analizzato – rappresentativo dell’intero territorio nazionale – è composto per oltre l’84% da imprese con meno di 50 addetti e per più dell’80% da realtà con fatturato inferiore ai 10 milioni di euro. Si tratta di aziende non energivore ma fortemente esposte alla volatilità dei prezzi energetici, oggi amplificata dalle dinamiche globali legate alle crisi internazionali, alle tensioni sulle forniture e alla ridefinizione degli equilibri energetici. Il caro energia si configura ormai come una vera e propria “tassa occulta” sulla produzione, aggravando una fase già segnata dall’aumento dei costi delle materie prime, dalla riduzione dei margini e da una crescente incertezza nella programmazione industriale.

Sul fronte degli investimenti, emerge un impegno significativo ma ancora insufficiente: il 38,6% delle imprese ha investito in illuminazione efficiente, il 33,8% in fotovoltaico e il 21,5% in pompe di calore. Tuttavia, quasi una PMI su quattro non ha effettuato alcun intervento negli ultimi tre anni.

Ancora più critico il ritardo sugli strumenti più evoluti: solo l’11% partecipa a Comunità Energetiche Rinnovabili, mentre circa il 70% non conosce o non utilizza i Power Purchase Agreement (PPA), fondamentali per stabilizzare i costi nel medio-lungo periodo ma percepiti come troppo complessi per la dimensione delle PMI.

Le principali criticità segnalate dalle imprese sono chiare e ricorrenti: eccessiva complessità burocratica e autorizzativa; difficoltà di accesso agli incentivi; carenza di informazione e accompagnamento tecnico; assenza di strumenti finanziari adeguati alle PMI.

Il dato più allarmante riguarda proprio l’utilizzo delle misure pubbliche: quasi il 40% delle imprese che hanno investito non ha beneficiato di alcun incentivo. Tra gli strumenti più utilizzati figurano il Piano Industria 4.0 (16,9%), Transizione 5.0 (12,3%) e il Conto Energia per il fotovoltaico (10,9%).

Alla luce di questi risultati, Confapi chiede un cambio di passo netto: l’energia deve diventare una priorità strutturale dell’agenda industriale nazionale, anche alla luce della crescente competizione internazionale per l’accesso alle risorse energetiche e della necessità di rafforzare la sicurezza e la sovranità energetica del Paese. Le priorità dovranno essere, nel breve periodo, il contenimento dei costi energetici anche per le PMI non energivore e la  semplificazione delle procedure autorizzative; nel medio periodo, incentivi realmente accessibili, rafforzamento dell’assistenza tecnica e  strumenti finanziari mirati e nel lungo periodo una reale integrazione tra politica energetica e industriale, lo sviluppo di modelli territoriali e il rafforzamento dell’autonomia energetica nazionale

“Oggi l’Italia vive un vero paradosso competitivo – afferma Massimo Marengo, Referente nazionale energia di Confapi –: il costo dell’energia, superiore a quello dei principali partner europei, è il risultato di scelte rinviate negli ultimi dieci anni, ma anche di un contesto geopolitico che ha reso più fragili e costose le catene di approvvigionamento. Il confronto con Paesi come la Spagna, che hanno costruito un mix equilibrato tra rinnovabili, accumuli e altre fonti, è evidente e penalizzante. Questa situazione frena investimenti, innovazione e capacità competitiva del nostro sistema manifatturiero. Serve superare un approccio frammentato e inefficace e adottare un piano energetico nazionale organico, che punti con decisione su autoproduzione e autoconsumo, semplificando radicalmente le regole. Le PMI non chiedono sussidi permanenti, ma condizioni chiare e stabili per programmare, investire e competere. Senza un intervento strutturale – conclude – la transizione energetica rischia di rallentare e la competitività del Paese di essere compromessa.”

Roma, 19 maggio - "Dopo anni in cui l'edilizia abitativa è scomparsa dalle strategie legislative e dai programmi economici nazionali, esprimiamo apprezzamento per un'iniziativa che tende finalmente a ricollocare il tema casa in primo piano, cogliendo le criticità peculiari di questo momento storico, dove l'emergenza abitativa non riguarda solo le fasce più fragili, ma coinvolge anche i ceti medi, gli studenti e i lavoratori che necessitano di soluzioni temporanee". Così, il Presidente di Confapi Aniem, Giorgio Delpiano, nel corso dell'audizione presso la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, nell'ambito dell'esame del disegno di legge di conversione del decreto cosiddetto Piano Casa.

"Il contesto socio-economico è profondamente cambiato – ha aggiunto - condizionato dall'aumento costante dei costi di costruzione, degli oneri per l'accesso al credito e dell'inflazione. Le norme varate dal Governo hanno il merito di avviare un percorso e di riconoscere che l'emergenza casa richiede strategie ampie e articolate, oltre alla rimozione degli ostacoli burocratici che rallentano i processi attuativi".

Confapi Aniem pur riconoscendo gli aspetti positivi del provvedimento, evidenzia tuttavia alcune criticità. "Le risorse appaiono incerte e inadeguate rispetto agli obiettivi del Governo e ai costi attuali – ha specificato Delpiano - Con 200 milioni di euro l'anno si possono recuperare 10.000 alloggi, mentre con 1 miliardo di euro si possono realizzare circa 5.000 nuove abitazioni, considerando anche gli standard di efficienza energetica previsti. Ma, soprattutto, siamo preoccupati dall'impianto normativo che sembra rispondere più a logiche finanziarie che imprenditoriali – ha spiegato - , l'impresa rischia di essere relegata a un ruolo solo esecutivo, con condizioni dettate dai grandi fondi immobiliari".

Tra i punti da chiarire, secondo Delpiano "la destinazione delle risorse, se concentrate nelle grandi aree urbane o distribuite su tutti i territori", così come il tema del "non consumo di suolo che dovrebbe essere precisato rispetto alle aree già edificabili". Sull'edilizia integrata viene chiesto che "il regime semplificato e agevolato previsto per i grandi investimenti da 1 miliardo venga esteso anche agli interventi minori".

"Chiediamo infine l'introduzione di una leva fiscale a sostegno dei progetti residenziali pubblici e sociali e degli interventi di riqualificazione e ribadiamo la necessità di una cabina di regia che coinvolga tutte le parti interessate, comprese le rappresentanze del sistema imprenditoriale" ha concluso il Presidente di Confapi Aniem, Giorgio Delpiano.

Roma, 22 aprile 2026. Unionchimica Confapi e le organizzazioni sindacali di settore – Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil – lanciano un forte allarme per la situazione della filiera delle materie plastiche e dei prodotti chimici che, in conseguenza del conflitto in corso in Medio Oriente, sta peggiorando rapidamente.
"Gli aumenti eccezionali dei prezzi che si stanno registrando, unitamente alle crescenti difficoltà sul fronte degli approvvigionamenti - dichiara la Presidente di Unionchimica, Daniela Ramello - prospettano un serio rischio di shortage con effetti a catena lungo tutta la filiera".
Tra febbraio e marzo 2026, il prezzo dei polimeri in granuli ha subito aumenti minimi dal 25% fino al 60/70%, trascinando verso l'alto anche i rigranulati e annullando quindi il vantaggio economico del riciclo.
Il prezzo delle resine sta subendo aumenti che variano tra il 12% e 35%, a seconda della natura chimica, portando a rialzi ben più ampi e senza precedenti di tutti i prodotti da esse derivati.
Ancor più preoccupante appare il fatto che tali aumenti interessino anche materiali che vengono dichiarati di origine diversa da quella medio-orientale o asiatica.
"Per le nostre piccole e medie industrie l'aumento dei costi è però solo una parte del problema: il rischio di esaurimento scorte comincia infatti a essere concreto e sempre più preoccupante.
Siamo di fronte ad una crisi operativa e finanziaria, con un'oggettiva difficoltà nel pianificare la produzione anche a brevissimo termine e una forte erosione dei margini industriali che stanno mettendo a serio rischio la continuità produttiva. La filiera chimica e quella della trasformazione delle materie plastiche - aggiunge Ramello - svolgono un ruolo strategico nel sistema produttivo del Paese essendo coinvolte in tutti i settori industriali, con effetti diretti e rapidi su tutta l'industria e sui consumatori".
Dal fronte sindacale, il conflitto in corso pone problematiche sia immediate che di prospettiva. Nel breve c'è forte preoccupazione per l'aumento indiscriminato dei prezzi e delle utenze che possono colpire le famiglie, nel medio periodo invece potrebbe innescarsi una spirale negativa che metta a rischio, più in generale, l'occupazione, la trasparenza dei rapporti commerciali e il pieno rispetto dei ccnl di lavoro applicati.
Per evitare i suddetti rischi, con identica determinazione e celerità, Unionchimica e Organizzazioni sindacali si impegnano, a tutela del mondo dell'impresa e del lavoro, a costruire elementi concreti e condivisi per prevenire fenomeni di illegalità e di sfruttamento.
Diventa per cui essenziale richiedere interventi mirati sul settore e contemporaneamente politiche industriali che guardino al futuro ridisegnando il modello di sviluppo con l'utilizzo di risorse pubbliche e private che affrontino i nuovi percorsi di transizione e che portino l'impresa a poter effettuare investimenti per l'innovazione tecnologica garantendo i livelli occupazionali e il mantenimento dei siti produttivi in Italia.
In questo contesto le politiche europee, soprattutto in un periodo di guerra, assumono una rilevanza importante in percorsi di multilateralismo che possano determinare l'uscita dai conflitti per passare da una economia di guerra a una di sviluppo e pace.
"Di fronte a questo scenario siamo fortemente preoccupati della tenuta occupazionale del settore, perché quasi sempre la necessità di riduzione dei costi va a colpire la catena più debole del sistema, ovvero i lavoratori, che potrebbero trovarsi di fronte a scelte radicali delle aziende, con impatti importanti sui livelli dimensionali delle imprese in termini di occupazione, e con ricadute sociali drammatiche" – affermano le Segreterie Nazionali di Filctem Femca e Uiltec.
Unionchimica e le organizzazioni sindacali chiedono quindi con urgenza un monitoraggio continuo dell'andamento dei prezzi, misure straordinarie a sostegno della liquidità delle imprese e rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, oltre ad interventi per garantire la continuità degli approvvigionamenti e ad un'azione a livello nazionale ed europeo di sterilizzazione dei costi energetici e dei trasporti, sia per le aziende che per i lavoratori, che già incidono in maniera significativa sulla produttività delle aziende e sui bilanci familiari dei cittadini.

Roma, 8 maggio - "Confapi Aniem condivide e sostiene la posizione espressa dalle organizzazioni sindacali del settore delle costruzioni FenealUil, Filca Cisl e Fillea Cgil a difesa del sistema bilaterale Casse Edili e Edilcasse, patrimonio storico e fondamentale per la tutela della legalità, della sicurezza e della qualità del lavoro nei cantieri". Lo afferma il presidente di Confapi Aniem, Giorgio Delpiano.
 
"Arrivano in queste ore attacchi ingiustificati che minano il valore del sistema della bilateralità edile – aggiunge Delpiano –, sistema che rappresenta da oltre un secolo uno strumento essenziale di regolazione del comparto edile, costruito attraverso la contrattazione collettiva tra le organizzazioni comparativamente più rappresentative del settore. Un modello che, nel tempo, ha contribuito concretamente a contrastare lavoro irregolare, dumping contrattuale, evasione contributiva e fenomeni di concorrenza sleale".
" Una realtà riconosciuta e valorizzata dalle istituzioni – sottolinea – consapevoli del suo ruolo fondamentale nella garanzia di servizi, formazione, welfare e strumenti di supporto sia alle imprese sia ai lavoratori".
 
Per il presidente di Confapi Aniem "molte delle innovazioni introdotte negli anni grazie al confronto tra le parti sociali, come il Durc e la verifica della congruità, sono oggi riconosciute come strumenti fondamentali per rafforzare controlli, sicurezza e regolarità nel settore".
"Riteniamo quindi che il percorso da seguire non sia quello di indebolire la bilateralità, ma piuttosto di consolidarla. Il contratto collettivo dell'edilizia sottoscritto dalle Organizzazioni più rappresentative, come riconosciute anche dal Codice Appalti, continua a rappresentare un riferimento centrale per il settore – evidenzia Delpiano – quale tutela contro forme di dumping e evasione".
 
"Oggi più che mai difendere il sistema bilaterale significa tutelare le imprese corrette, valorizzare il lavoro regolare e promuovere uno sviluppo del settore fondato su qualità, responsabilità e rispetto delle regole" conclude il presidente di Confapi Aniem, Giorgio Delpiano.

Roma, 21 aprile - Confapi ha ospitato oggi Luigi Sbarra, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega al Sud. All'incontro, oltre al Presidente Cristian Camisa, e ai vicepresidenti Francesco Napoli, delegato della Confederazione per il Sud, e Luigi Pino, delegato ai Territori, hanno preso parte i Presidenti e i rappresentanti delle Associazioni Confapi di tutto il Sud Italia.

"L'incontro di oggi in Confapi – ha dichiarato Sbarra - è stata un'importante occasione di confronto sui temi del lavoro, della crescita e dello sviluppo del Mezzogiorno. Le piccole e medie imprese rappresentate dall'associazione costituiscono l'ossatura del sistema produttivo italiano: presidiano i territori, sostengono la crescita e valorizzano il Made in Italy. La centralità delle Pmi è ancora più evidente nel Mezzogiorno, dove il tessuto imprenditoriale è storicamente caratterizzato da dimensioni più contenute. In questo contesto, Confapi svolge un ruolo essenziale nell'accompagnare le imprese nei percorsi di sviluppo e consolidamento, contribuendo in modo concreto alla crescita del Mezzogiorno e, con essa, dell'intero sistema Paese. L'impegno del Governo nel sostenere le piccole e medie imprese è evidente. Ne è un esempio la legge annuale sulle Pmi, entrata in vigore proprio questo mese, che si affianca agli strumenti già operativi: dalla Zes Unica agli incentivi all'occupazione, fino alle risorse destinate al miglioramento delle infrastrutture e della viabilità nelle aree industriali, produttive e artigianali".

 "Abbiamo molto apprezzato – ha detto il Presidente, Cristian Camisa – la grande disponibilità del Sottosegretario Sbarra di continuare a lavorare assieme per creare un percorso vero per le aziende del Mezzogiorno e per fare in modo che tutto ciò che il Governo sta facendo sia traslato a quelle che sono le reali esigenze delle Pmi industriali. Come Confapi vogliamo continuare a dare un contributo concreto fatto di persone e di imprenditori che vivono sul territorio le problematiche e che quindi possono essere uno spunto non solo formale ma sostanziale per il varo di ulteriori misure in favore del Sud. Incontri come quello di oggi sono fondamentali per mettere a fattor comune il mondo dell'industria con quello istituzionale con l'obiettivo di far sì che su ogni misura si analizzino i risvolti per il mondo industriale e, capendo quali sono le interrelazioni, si possano trovare eventuali correzioni".

"Si è trattato di un importante momento di confronto – ha detto Francesco Napoli – il cui obiettivo è quello di rafforzare il dialogo tra Istituzioni e imprese su temi cruciali per lo sviluppo del territorio del Mezzogiorno. Stiamo toccando con mano un importante cambio di passo da parte del Governo in merito alle istanze che arrivano dal Sud che rappresenta un cantiere in fermento e che non vuole più restare ai margini del Paese".

Roma, 7 maggio - Quaranta istituti scolastici collegati da 28 province di tutta Italia per un totale di oltre 3.100 studenti. Sono questi i numeri dell'evento nazionale organizzato da Confapi per celebrare la "Giornata nazionale del Made in Italy" istituita dal Mimit che prevede la realizzazione di vari eventi fino al mese di maggio. L'evento, intitolato "Made in Italy: eccellenze imprenditoriali italiane si raccontano agli studenti di tutta Italia", si è svolto oggi in collegamento online, modalità scelta appositamente per raggiungere quanti più studenti possibili in tutto il Paese: istituti di istruzione superiore, professionali, tecnici, licei, ma anche studenti delle scuole medie, tutti collegati dalle 10 di mattina coordinati dai loro rispettivi docenti.

Dopo un videomessaggio del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e la visione del video istituzionale del Mimit sulla Giornata nazionale, gli alunni collegati hanno potuto ascoltare la testimonianza di quattro imprenditori che hanno descritto la storia della propria attività imprenditoriale, il segreto del loro successo e le sfide che hanno dovuto affrontare negli anni. Allo stesso tempo, gli studenti hanno appreso caratteristiche e pregi di figure professionali molto particolari e diverse tra loro.

"Siamo estremamente soddisfatti e contenti di aver coinvolto così tanti studenti collegati da tutta Italia – ha dichiarato il Vicepresidente di Confapi con delega al Made in Italy e Sviluppo Imprese familiari, Corrado Alberto -. I giovani sono fondamentali per le imprese italiane, rappresentano una leva strategica per l'innovazione tecnologica e la competitività, e le nostre imprese puntano tantissimo sulle nuove generazioni. Il Made in Italy ha futuro solo se i giovani lo scelgono, dobbiamo aprire le porte, a cominciare proprio dalle scuole come abbiamo fatto oggi, raccontare che l'impresa è il primo luogo dove l'innovazione diventa lavoro. La presenza dei giovani - ha concluso il Vicepresidente Alberto - è cruciale per la continuità del sistema produttivo".

Roma, 15 aprile - Confapi celebra anche quest'anno la "Giornata nazionale del Made in Italy" istituita dal Mimit. Per l'occasione sono stati organizzati una serie di eventi su tutto il territorio nazionale dalle varie Associazioni regionali e provinciali di Confapi.

Da Cuneo alla Sicilia, passando per Milano, Piacenza, Pisa, Perugia: numerose le manifestazioni previste fino a maggio, tutte finalizzate a riconoscere al Made in Italy il ruolo sociale e il contributo allo sviluppo economico e culturale del Paese. Le iniziative prevedono sia eventi di comunicazione, tramite la realizzazione e diffusione di video per rappresentare le eccellenze imprenditoriali italiane, sia visite all'interno di alcune tra le aziende più rappresentative del nostro Made in Italy durante la loro piena attività.

A chiusura di tutte le iniziative territoriali, il 7 maggio, Confapi realizzerà anche un evento di carattere nazionale che vedrà il coinvolgimento di numerose scuole di tutta Italia, durante il quale gli studenti potranno ascoltare in collegamento online alcuni imprenditori che racconteranno la propria storia imprenditoriale, il segreto del loro successo, le sfide e le problematiche che hanno dovuto affrontare negli anni, con lo scopo di promuovere il modello imprenditoriale italiano alle nuove generazioni.

Roma, 6 Maggio – "Siamo di fronte a un cambio di paradigma non più procrastinabile. La crisi attuale, caratterizzata da una carenza di oltre cinquemila medici di medicina generale e da un sovraccarico insostenibile dei Pronto Soccorso, richiede soluzioni strutturali. Il Decreto Schillaci interviene con coraggio sui nodi che hanno paralizzato il sistema negli ultimi vent'anni". Lo dichiara il Presidente di Confapi Salute, Università e Ricerca, Michele Colaci, commentando il Decreto relativo alla riorganizzazione della Medicina Generale.

Per Confapi Salute, la valorizzazione del rapporto di esclusività — sia esso in regime di convenzione rafforzata o di dipendenza — è la chiave per restituire dignità alla professione. "Secondo le ultime rilevazioni interne – spiega Colaci - oggi un medico di base dedica mediamente il 65% del proprio orario lavorativo a mansioni puramente amministrative. La riforma punta a invertire questa tendenza. Grazie all'integrazione di personale amministrativo e infermieristico nelle reti territoriali, stimiamo un recupero di almeno 15 ore settimanali da dedicare esclusivamente alla visita clinica e al telemonitoraggio dei pazienti cronici".

Il giudizio di Confapi Salute è poi particolarmente positivo sulla centralità delle Case della Comunità. "Il modello dello studio isolato – sottolinea Colaci - non è più in grado di reggere l'urto dell'invecchiamento demografico. L'attivazione di Case della Comunità Hub aperte 24/7, con la presenza strutturata dei medici di famiglia, permetterà una riduzione stimata del 22% degli accessi impropri (codici bianchi e verdi) nei presidi ospedalieri entro il primo biennio di applicazione".

"Come Confapi Salute – aggiunge il Presidente - vediamo nella riforma anche una grande opportunità di collaborazione pubblico-privata. Le piccole e medie industrie della sanità che rappresentiamo sono pronte a fornire il supporto tecnologico e diagnostico necessario all'interno delle nuove reti territoriali. L'esclusività del servizio non deve essere vista come un limite, ma come una garanzia di qualità per il cittadino".

Nel Decreto particolare valore è rappresentato dal forte impulso che viene dato alla telemedicina. "La riforma – dice Colaci - abilita l'assistenza medica a distanza e il telemonitoraggio come strumenti ordinari di cura. L'implementazione della telemedicina su scala nazionale, secondo le nostre stime, può ridurre del 30% gli spostamenti fisici non necessari dei pazienti fragili, garantendo al contempo un monitoraggio dei parametri clinici costante e tempestivo, con un risparmio per il sistema stimato in oltre 1,5 miliardi di euro annui in termini di costi indiretti".

Da qui l'invito alle rappresentanze sindacali "a superare le resistenze corporative. Non è più tempo di difendere vecchi schemi di autonomia che si sono trasformati, nei fatti, in solitudine assistenziale. Il passaggio a un sistema integrato è l'unica via per garantire la sostenibilità del SSN e la salute degli italiani".

Destabilizzati gli equilibri economici negli appalti

Roma, 11 marzo - Confapi Aniem (Unione nazionale delle imprese edili manifatturiere e settori affini) sollecita interventi urgenti per fronteggiare l’aumento delle materie prime, dei costi energetici e di trasporto che sta colpendo il settore delle costruzioni a seguito del conflitto nell’area medio-orientale.

“A seguito di un’indagine interna - evidenzia il Presidente di Confapi Aniem, Giorgio Delpiano – emerge che in tutte le zone del Paese le imprese segnalano un’escalation incontrollata dei costi che si è già tradotta in un incremento che supera il 12% per alcuni materiali (bitume per asfalto, conglomerati, acciaio, materiali per l’impermeabilizzazione). La situazione è resa ancor più grave – prosegue - per gli appalti finanziati con il Pnrr per l’impossibilità di chiedere la sospensione dei lavori stante l’esigenza di rispettare le tempistiche del Piano”.

Per il Presidente Delpiano “servono pertanto risposte efficaci e urgenti che consentano di monitorare costantemente l’andamento dei prezzi istituendo un apposito osservatorio partecipato dalle rappresentanze del sistema produttivo che, sulla base di dati oggettivi, possa neutralizzare meccanismi speculativi e rilevare gli aumenti in tempo reale nonché definire misure straordinarie, come avvenuto nel corso della guerra in Ucraina, che consentano di compensare gli aumenti imprevisti analogamente a quanto previsto dal “decreto aiuti”, oggetto di successive proroghe. A tal fine è tuttavia fondamentale che le regioni aggiornino celermente i prezzari, altrimenti i SAL compensativi non potranno garantire alcun riequilibrio economico della commessa; accelerare l’attivazione del nuovo sistema revisionale introdotto dal Codice Appalti con l’emanazione del decreto sui nuovi indicatori per tipologie omogenee di lavorazioni. Questo sistema costituirebbe una soluzione strutturale e tale da risolvere le criticità per gli appalti futuri.”

Il Presidente Delpiano chiede quindi al Governo di “intervenire prontamente nella gestione degli appalti in corso scongiurando il rischio di destabilizzazione degli equilibri economici, ma anche di salvaguardare la programmazione dei prossimi appalti consentendone una ridefinizione realistica dei costi”.

“La tempistica – conclude Delpiano – è importante tanto quanto i contenuti delle iniziative che il Governo auspichiamo voglia attivare. Ci auguriamo che questo appello non resti inascoltato”.

Roma, 22 aprile - "L'allarme lanciato dalle imprese della trasformazione dell'acciaio all'Unione Europea non può essere ignorato. Il rischio concreto è che le politiche protezionistiche europee, nate per difendere la produzione primaria, finiscano per penalizzare gravemente tutta la filiera manifatturiera a valle, composta in larga parte da Pmi". Lo dichiara il Presidente di Confapi, Cristian Camisa.

"Le imprese della trasformazione – spiega – si trovano strette tra l'aumento dei costi delle materie prime, la rigidità dell'offerta europea e la concorrenza internazionale. I dazi e le barriere commerciali rischiano di generare un effetto paradossale: proteggere a monte e distruggere valore a valle. Il comparto della trasformazione e della filiera nel suo insieme rappresenta un pilastro dell'industria italiana ed europea, garantendo occupazione, export e competitività. Se viene meno l'accesso a input a prezzi competitivi l'intero sistema produttivo perde efficienza. Non possiamo permetterci una deindustrializzazione silenziosa".

Il Presidente di Confapi richiama quindi le istituzioni europee e nazionali a un intervento urgente: "Serve una politica industriale che tenga insieme tutta la filiera. Difendere l'acciaio europeo significa difendere tutta la filiera. Occorre introdurre meccanismi di salvaguardia per tutta la supply chain, garantire approvvigionamenti a condizioni sostenibili e evitare distorsioni che spingano le aziende a delocalizzare. Le proteste annunciate sono il segnale di un disagio reale. È il momento di ascoltare le imprese e agire. Senza un riequilibrio delle politiche commerciali – conclude Camisa - il rischio è quello di compromettere in modo strutturale la competitività della manifattura europea".

Roma, 5 marzo - Il Consiglio nazionale di Unionchimica Confapi, l'Unione nazionale della piccola e media industria chimica, conciaria, delle materie plastiche, della gomma, del vetro, della ceramica e dei prodotti affini, ha eletto all'unanimità Daniela Ramello nuovo presidente della categoria.

Imprenditrice torinese, amministratore della Trafilplast, azienda produttrice di articoli termoplastici estrusi e stampati per il mercato dell'edilizia, Ramello succede a Delio Dalola, che ha guidato Unionchimica Confapi nell'ultimo decennio.

"Ringrazio il Consiglio direttivo neocostituito di Unionchimica, in particolare il presidente Dalola, per la fiducia che ha riposto in me nel corso di questi anni e lo ringrazio per il lavoro svolto in questo decennio - ha dichiarato la neo presidente - Sono orgogliosa di poter rappresentare la categoria, a disposizione della quale metterò la mia conoscenza insieme a tutto il mio impegno e alla mia passione. L'obiettivo per il prossimo triennio – ha aggiunto Ramello – è quello di ampliare ulteriormente la nostra rete di imprese, coinvolgendole sempre di più nel lavoro associativo su tematiche di interesse specifico. Creeremo gruppi di lavoro aperti a tutti i nostri associati, per valorizzare le loro competenze e contribuire alla crescita dell'intera categoria".

Nell'incontro di oggi sono stati eletti anche la nuova Giunta di presidenza e il Comitato direttivo rappresentativi di tutte le componenti territoriali della categoria.