Roma, 27 ottobre 2005
Il primo semestre del 2005 ha rappresentato un periodo di difficoltà per il tessuto imprenditoriale italiano e per le piccole e medie imprese in particolare: la valutazione delle condizioni correnti ma anche delle attese per il semestre attualmente in corso sono ai minimi dall’inizio della rilevazione, giunta alla sua quarta edizione. In effetti, dopo le tensioni sui mercati esteri in ragione dell’apprezzamento del cambio, si conferma come sia la domanda domestica a soffrire particolarmente. Sebbene le aspettative indichino che le imprese sono fiduciose in un miglioramento, questa fiducia si è notevolmente affievolita rispetto al passato.
I risultati dell’indagine congiunturale Confapi-Unicredit Banca d’Impresa, arrivata alla quarta rilevazione e condotta su 3000 imprese del sistema Confapi, presentano un quadro che indubbiamente fornisce elementi di preoccupazione.
I saldi sono quasi invariabilmente ai minimi da quando l’indagine ha preso il via, nel maggio 2004. I settori tradizionali continuano a mostrare un deterioramento delle condizioni correnti e delle attese per il futuro, ma il peggioramento questa volta è generalizzato e sembra riguardare in special modo il mercato domestico.
Il deterioramento delle condizioni correnti è confermato ovunque, anche disaggregando i dati per area di provenienza. Occorre evidenziare che i risultati sembrano nettamente peggiori di quelli delle indagini a frequenza più elevata, e si nota il fatto che il tradizionale ottimismo che caratterizzava le risposte riferite alle attese per il futuro tende ad affievolirsi, anche se in questo caso non in modo generalizzato (non riguarda il settore agroalimentare e le regioni del Centro-Sud).
È abbastanza evidente il fatto che è in atto una profonda ristrutturazione del tessuto produttivo del settore manifatturiero. I segni, in alcuni casi dolorosi, di questa ristrutturazione sono visibili anche semplicemente nel significativo calo del numero di risposte ottenute per i settori più in difficoltà (calzature e abbigliamento).
Tuttavia c’è un nucleo, comunque numeroso, di imprese che sembra essere riuscito a migliorare i propri risultati nonostante le difficoltà, e che intraprende percorsi di ammodernamento e crescita in termini di investimenti effettuati o da effettuare, in modo significativamente differente dalle altre.
E’ da queste imprese che si può ipotizzare una accresciuta vitalità sia in riferimento alla capacità di confrontarsi con i mercati esteri sia riguardo l’attivazione di produzioni connesse sul mercato domestico.
“Non vedo segnali confortanti di ripresa – ha detto il Presidente di Confapi, Danilo Broggi, commentando l’indagine – mentre diventa sempre più urgente agire sui nodi strutturali che pesano sulla nostra economia: bisogna lottare contro le posizioni dominanti e la burocrazia e promuovere una politica industriale selettiva e mirata. Senza azioni concrete in tal senso non può esserci crescita reale per le nostre imprese”.
“In questo contesto congiunturale – ha commentato Mario Aramini, direttore generale di UniCredit Banca d’Impresa – la banca rinnova il proprio impegno per costruire assieme alle imprese una struttura finanziaria più equilibrata, per aiutarle a rimuovere i vincoli finanziari che ne rallentano la crescita”.
“Continueremo a supportare le Pmi – ha concluso Aramini – con un’offerta abbondante di finanziamenti, rivolti in particolare agli investimenti nell’innovazione e nei processi di internazionalizzazione, in modo da innalzare la competitività del nostro sistema produttivo”.