Roma 6 aprile 2005

Nota sul costo del lavoro

Sintesi dell’intervento di Danilo Broggi

Presidente Confapi

La via maestra da percorrere per ridurre il differenziale di sviluppo nei confronti dei principali Paesi industrializzati è la riduzione dell’aliquota contributiva, che produce effetti particolarmente rilevanti sullo sviluppo, determinando nel medio periodo un andamento virtuoso dei conti pubblici.

Dall’analisi UE sul clup dei quattro principali paesi dell’Unione appare che per Italia, Spagna, Francia e Germania, dal 1999 al 2004 esso è salito da 100 a 110 per Italia e Spagna, è rimasto poco sotto i 100 per la Francia ed è sceso a circa 90 per la Germania.

Nel 2004 (dati Ocse) in Italia il cuneo fiscale sul lavoro è stato pari al 45,7% e l’Istat ci dice che sulla struttura del costo del lavoro il costo complessivo per contributi sociali a carico dei datori di lavoro è pari al 29,83% del costo del lavoro in senso ampio a fronte della media nei Paesi UE15 del 16,92%.

La disciplina relativa all’IRAP ha comportato fin dalla sua introduzione effetti tendenzialmente negativi in particolare per le imprese ad alto impiego di manodopera (e maggiormente specializzata), bassa capitalizzazione, bassi livelli di utili, oneri sociali non elevati: caratteristiche ricorrenti nel settore della PMI.

La normativa ha quindi determinato un trasferimento tendenziale di parte del carico tributario dalla grande alla piccola impresa.

Confapi ha costantemente richiesto, anche di recente, la deducibilità degli oneri contributivi e assistenziali a carico delle imprese e soprattutto delle quote di  TFR trasferite ai fondi di previdenza complementare.

I tagli fiscali approvati dal Governo con la legge finanziaria 2005, però, non sono andati nella direzione di ridurre in modo permanente l’IRAP sostenuta dalla imprese. Anzi, per le PMI non è previsto nessun taglio strutturale dell’imposta, ma solo un’agevolazione in caso di nuove assunzioni che incrementino la base occupazionale.

Tale agevolazione di fatto sostituisce il credito d’imposta sulle nuove assunzioni che è  utilizzato in compensazione con i debiti d’imposta ed i contributi dovuti. Inoltre la misura del beneficio è soggetta ad un doppio limite: i 20.000 € di costo del lavoro deducibile per ciascun nuovo assunto e il limite dell’incremento complessivo del costo del personale.

Le più recenti soluzioni prospettate in questi giorni dal Ministro Maroni mirano proprio ad intervenire sull’IRAP, mediante la parziale utilizzazione dei 12 miliardi di euro destinati al taglio dell’IRPEF, soluzione che appare del tutto coerente con le richieste più volte presentate dalla Confederazione della Piccola e Media Industria.

Le proposte di Confapi: compatibilmente con le esigenze di equilibrio finanziario del sistema e nel rispetto dei parametri europei possono prevedersi forme di fiscalizzazione delle aliquote previdenziali e assistenziali.

Si può ipotizzare in tal senso l’estensione ad altre fattispecie contrattuali che realizzino nuove assunzioni dotate di stabilità l’applicazione degli incentivi previsti per i contratti di inserimento.

Confapi ha peraltro da sempre sottoposto all’attenzione del Governo l’esigenza dell’abbattimento degli oneri impropri a carico del sistema industriale, che deve affrontare la questione delle risorse da porre, secondo la proposta dei vari settori produttivi e di quello industriale in particolare, a carico della fiscalità generale.

In relazione ad un’ipotesi di intervento sui contributi a carattere previdenziale, bisogna considerare che ad ogni riduzione in termini di aliquota (l’1% equivale a 1 miliardo di euro) corrisponde un minor gettito per il bilancio dell’INPS e di conseguenza, a parità di prestazioni, un maggior esborso per lo stato.

Infine risultano fattori per lo sviluppo delle imprese: la compatibilità e razionalizzazione del costo del lavoro, con conseguente esclusione ai fini IRAP; il trasferimento alla fiscalità generale dei costi impropri (quali i permessi elettorali, i permessi per lutti ed assistenza, il congedo matrimoniale, i permessi di studio) e la mutualizzazione dei costi delle assenze per malattia (per esigenze di certezza dei costi).