Roma, 23 febbraio 2005

Laboratorio PMI
Indagine congiunturale di Confapi-UniCredit Banca d’Impresa

Le piccole e medie imprese manifatturiere hanno vissuto un semestre poco brillante: la valutazione delle condizioni correnti è stata rivista al ribasso, mentre le attese per il futuro sono migliorate, pur senza tornare sui livelli di inizio 2004. Il 2005 si apre dunque con prospettive di moderata crescita del settore manifatturiero, soggetta però a molti elementi di incertezza. La dimensione d’impresa appare ancora una volta un elemento discriminante nella capacità di misurarsi con le difficoltà congiunturali.

Con la finalità di avere informazioni dirette dalla platea della piccola e media industria manifatturiera il laboratorio PMI di Confapi e Unicredit Banca d’Impresa promuove un’indagine congiunturale semestrale rivolta alle piccole e medie imprese (non artigiane) del settore manifatturiero.

In questa seconda indagine in primo luogo si confermano le difficoltà del settore manifatturiero italiano: sembra sempre sul punto di ripartire, ma da due anni questa "promessa" viene regolarmente disattesa o posposta. Le imprese correggono al ribasso la valutazione delle condizioni correnti, mentre, timidamente, migliorano le attese per il prossimo futuro.

 

Tab 10 Giudizi sulla situazione corrente dell’economia

Fonte: elaborazione Strategie e Studi UniCredit Banca d’Impresa su dati Confapi

 

Tab 11 Giudizi sulla situazione attesa dell’economia

Fonte: elaborazione Strategie e Studi UniCredit Banca d’Impresa su dati Confapi

Non è estranea a questa situazione altalenante il peso relativo dei mercati di riferimento: una delle note più dolenti (chiara a livello macroeconomico e confermata in maniera evidentissima dall’indagine) è la difficoltà di misurarsi con il mercato globale, in particolare quello extra- Unione Europea, che negli ultimi tempi costituisce la componente più dinamica della crescita mondiale.

L’ultimo semestre del 2004 evidenzia in particolare la difficoltà delle imprese di rapportarsi con uno shock esterno, quello negativo sulle ragioni di scambio legato all’apprezzamento dell’Euro e al rincaro dei prezzi delle materie prime, con le conseguenti pressioni sui margini di profitto. Viene infatti segnalata una crescita dei costi di produzione ben più marcata di quanto avvenga ai prezzi di vendita, e le imprese indicano in maggioranza un calo dell’utile lordo. Questi problemi crescono inversamente con la dimensione di impresa.

Proprio in riferimento alle dimensioni, l’indagine suggerisce alcune osservazioni: la prima è che le microimprese (fino a 10 addetti), che nell’indagine precedente costituivano la sezione più debole del panorama delle PMI, evidenziano un miglioramento delle proprie condizioni più marcato rispetto alle altre classi dimensionali, grazie alle notevoli risorse in termini di flessibilità e di capacità di adattamento che le caratterizzano. Tale miglioramento può essere considerato come l’uscita, in ritardo, dalle difficoltà del biennio 2002-2003. Le imprese con addetti tra i 10 e 49, invece, attraversano una fase delicata, in peggioramento rispetto a qualche mese fa e tale da non far intravedere veloci progressi. Le imprese medie (50-250 addetti) si dichiarano nettamente più ottimiste sulla situazione attuale e sul futuro. Queste apparirebbero quindi più attrezzate a sopportare shock esterni, ma non sembrano aver messo in atto strategie dalle quali si attendono progressi. Dunque in questa fase l’eccessiva parcellizzazione del sistema produttivo italiano si conferma essere un elemento di debolezza.

Le scelte delle imprese in termini di investimenti confermano le considerazioni riportate: in generale gli investimenti sono diminuiti, in particolare vi è poca traccia di spese rivolte alla crescita esterna (in partecipazioni o acquisizioni), o al potenziamento delle capacità innovative (le spese in ricerca). Ad aver ridotto le spese per investimento in modo particolarmente intenso sono le microimprese e quelle oltre i 100 addetti. In prospettiva le imprese si dichiarano intenzionate ad aumentare gli investimenti, segno che, nonostante vi sia stata una correzione al ribasso delle spese correnti, c’è coscienza che l’accresciuta concorrenza richiede risposte non solo in termini di tagli dei costi.

La difficoltà di ripresa emerge con chiarezza anche a livello settoriale: le imprese più ottimiste appartengono a settori con pochi spill-over sul resto dell’economia (le costruzioni, il settore agroalimentare) o con struttura e vocazione ancora sostanzialmente di nicchia nel nostro paese (l’informatica). Vanno ancora piuttosto male i settori di tradizionale specializzazione del paese (il tessile-abbigliamento in particolare), mentre in maniera inattesa peggiorano i settori che producono beni intermedi (che subiscono il rallentamento congiunturale) e, sorprendentemente, anche quelli che producono beni di investimento (il settore delle macchine). E’ questo un segnale che la spinta della ripresa mondiale è stata parzialmente perduta non solo dalle produzioni più soggette alla concorrenza di prezzo, ma anche dagli altri settori della specializzazione all’export italiana.

Considerazioni di tono parzialmente diverso possono essere fatte guardando i risultati disaggregati per area geografica. In questa indagine le indicazioni provenienti dalle macroaree sembrano suggerire che il fattore geografico conti di più della specializzazione. In effetti le imprese del Nord-ovest sono più pessimiste delle altre indipendentemente dal settore di appartenenza, segno del diffondersi a tutta l’economia dell’area delle difficoltà iniziate nel metalmeccanico. All’opposto, le imprese del Sud risultano particolarmente ottimiste in tutte le attività.

Le imprese suggeriscono l’esistenza di crescenti difficoltà di approvvigionarsi di finanziamenti dal sistema bancario. Tali difficoltà sono inversamente legate alla dimensione d’impresa. Questo è coerente con la criticità dell’attuale fase congiunturale e quindi con i maggiori fabbisogni finanziari delle piccole imprese, elementi che si traducono in una maggiore rischiosità percepita dalle banche. Ciò costituisce un problema che evidenzia la necessità di una rimodulazione del rapporto banca-impresa, anche con riferimento alle novità regolamentari che si profilano in relazione agli accordi di Basilea II: è anche con questa finalità che Unicredit e Confapi hanno costituito il Laboratorio PMI.