Roma, 27 giugno 2003
BLACK-OUT: LE PMI CHIEDONO NORMATIVA PER AUTOPRODURSI ENERGIA
Se il sistema energetico nazionale è cosi inefficiente le piccole e medie industrie chiedono una normativa di supporto che consenta loro di produrre energia. Costruire impianti di minor potenzialità e dislocati in prossimità delle utenze consentirebbe anche di tener conto degli indirizzi di politica ambientale del legislatore che mirano alla salvaguardia degli impatti ambientali, che normalmente accompagnano la produzione di energia elettrica.
Non è infatti pensabile che il mondo delle imprese subisca senza reagire gli onerosi distacchi di energia che si sono verificati in questi giorni. La mancanza del preavviso e della conoscenza della mappatura dei distacchi in caso di emergenza hanno impedito alle imprese di potersi attivare per evitare i danni.
Gli attuali distacchi della fornitura stanno determinando gravi danni in particolare ai settori alimentare (trasformazione della carne), le pressofusioni, le galvaniche, gli stampaggi delle materie plastiche ed i trattamenti termici e in generale a tutto il settore della security.
All’espansione della domanda potenziale di energia non ha finora corrisposto un comparabile sviluppo dell’offerta, a causa dei tempi lunghi per la cessione delle centrali dell’ENEL e della realizzazione di nuovi impianti di generazione e di interconnessione con l’estero.
Al fine di evitare il black out del sistema si è ricorso all’energia di importazione che copre circa il 18% del fabbisogno nazionale, con problemi attuali di sicurezza nell’approvigionamento e di economicità nei momenti di maggior rialzo dei prezzi internazionali dell’energia.
L’energia termoelettrica ha coperto circa il 67% della domanda totale, mentre le fonti rinnovabili hanno fornito solo il 16% della produzione nazionale.