Roma, 27 marzo 2003
CONFAPI: NO AL CONFERIMENTO OBBLIGATORIO DEL TFR
Gravissime le conseguenze finanziarie per le piccole e medie industrie
Il presidente della Confapi, Roberto Maria Radice, in previsione di un’audizione sul DDL 2058 "Delega al Governo in materia previdenziale", ha scritto al ministro Maroni una lettera esprimendo un giudizio critico sull’intervento previsto in materia di previdenza a capitalizzazione e conferimento obbligatorio del TFR.
In un quadro di progressiva rarefazione del credito per le piccole e medie industrie, ha sottolineato Radice, e in vista delle nuove regole di "Basilea 2" che penalizzeranno le aziende sottocapitalizzate e maggiormente esposte nei confronti del sistema bancario, la destinazione obbligatoria del TFR al sistema dei fondi porterà un ulteriore prevedibile aggravamento della gestione finanziaria delle piccole e medie imprese.
Non è solo un problema di compensazione di costi, ha aggiunto il Presidente della Confapi, la decontribuzione per i nuovi assunti, infatti, non può essere considerata facente parte della compensazione, visto che essa si applicherebbe alle sole nuove assunzioni, mentre il conferimento obbligatorio del TFR a tutti i dipendenti. Il problema reale, ha aggiunto Radice, è la possibilità di poter contare su un flusso finanziario stimato intorno a 20 mld di Euro, di cui il 60% generato dalle piccole e medie industrie, che uscirebbe dalle aziende e che non trova oggi strumenti finanziari ad hoc per tornare al nostro sistema.
L’equiparazione dei fondi chiusi di matrice contrattuale ai fondi aperti e ancor più la possibilità per il lavoratore di trasferire la quota di contributi a carico delle aziende anche nei fondi aperti prefigura, ha concluso Radice, un fortissimo danno alle prospettive di crescita della previdenza a capitalizzazione costituita per CCNL.