Roma 21 maggio 2001
CONFAPI: LE PMI VOGLIONO POTER CRESCERE
I dati diffusi oggi dall’Istat lanciano un serio allarme perché confermano che nel nostro Paese è presente il gene del "fare impresa", ma non c’è il gene della "crescita".
Se la presenza di tanti piccoli imprenditori è giustamente motivo di orgoglio per il nostro paese, sottolinea Danilo Broggi vicepresidente di Confapi, è necessario riflettere sulle circostanze che ne impediscono la crescita.
Il sistema delle piccole e medie industrie, asse portante dello sviluppo economico italiano, potrà crescere a patto di rimuovere i numerosi ostacoli che si frappongono al naturale processo di crescita delle aziende. Perché è difficile crescere, data la presenza di soglie normative che discriminano l'attività di impresa al di sopra di una data dimensione. Perché è scarsa, per non dire assente del tutto, la capacità del sistema finanziario di accompagnare lo sviluppo delle aziende più piccole. Perché sono fortissime le diseconomie derivanti dall'operare in zone congestionate e povere di infrastrutture di base. Perché troppi restano i vincoli all'occupazione, in particolare qualora si voglia arricchire l'azienda con figure professionali ad elevata qualifica. Perché, infine, il coacervo di norme burocratiche che regolano l'attività di impresa crea grandi difficoltà ad imprese che dispongono di un ridotto personale amministrativo.
E' altresì importante, conclude Broggi, che l'obiettivo di un più rapido sviluppo non vada a discapito della tenuta del modello sociale. La Confapi, ritiene infatti, che le proposte avanzate, funzionali al rafforzamento del tessuto delle imprese, preservino la compatibilità fra obiettivi economici e sociali e siano funzionali all'avvio di un lungo periodo di accrescimento del benessere economico e sociale dei cittadini italiani.