Roma, 10 aprile 2002
LE PMI VINCONO SUI MERCATI ESTERI
Il 93 per cento delle imprese che esportano sono Piccole e Medie Imprese e i settori tradizionali del "made in Italy" costituiscono ormai una solida base produttiva in grado di assicurare un valido contributo alla bilancia commerciale italiana.
E’ necessario però sostenere l’iniziativa delle Pmi che operano nei mercati esteri e quindi Apilombarda in collaborazione con Confapi hanno organizzato un convegno che si è svolto oggi a Milano a cui hanno partecipato tutti gli organismi deputati a favorire le esportazioni italiane.
Il "made in Italy" è ben vivo e le piccole e medie imprese che rappresentano la spina dorsale dell'industria del nostro Paese, hanno "chiamato a raccolta" a Milano i rappresentanti di tutte le istituzioni per richiamare l’attenzione sulla necessità di ripensare il sistema di sostegno all’export che oggi più che mai sconta il fatto di essere strutturato in funzione della grande industria e delle grandi operazioni commerciali.
Per quanto riguarda il ruolo svolto dall’Ice e dalle Camere del Commercio bisognerebbe tener conto della specificità della realtà italiana. Sono le PMI che fatturano meno di 10 milioni di €uro quelle che necessitano di essere maggiormente aiutate e sostenute nell’approccio con i nuovi mercati. Questa categoria d’impresa va pertanto considerata "prioritaria" nella politica di sostegno pubblico all’export ed in quanto tale va aiutata con azioni e strumenti idonei e specifici.
Non è pensabile che le Pmi italiane possano difendere all'infinito le quote di mercato raggiunte o crearne di nuove con la sola forza dell’innata e spontanea voglia di intraprendere, è necessario che ci siano i presupposti istituzionali e gli strumenti operativi adeguati a sostenere la fase di consolidamento.
Preoccupante è il drastico taglio agli stanziamenti destinati al finanziamento per le iniziative promozionali delle imprese all’estero e sui mercati internazionali così come riportato nel testo della Legge Finanziaria 2002.
Si parla di una contrazione del plafond pubblico di oltre 9.000.000 Euro per l’anno 2002 (-12%), di oltre 13.000.000 Euro per il 2003 (-17%) e di oltre 14.000.000 Euro per il 2004 (-19%).
L’ordine di grandezza di queste percentuali assume carattere di forte preoccupazione in un contesto di disarmonia con le esigenze di sostegno pubblico alla promotion estera delle imprese, ed in particolare di quelle piccole e medie.
Al riguardo Confapi ritiene auspicabile che l’Ice valorizzi le professionalità e le competenze maturate, nonchè la propria rete di uffici nel mondo, per svolgere un duplice ruolo pubblico: promuovere grandi progetti di "sistema" e affermare l’immagine del "Made in Italy" sui mercati prioritari per il business aziendale.
Sarebbe doverosa una razionalizzazione ed un coordinamento dei referenti istituzionali preposti ai temi del commercio estero e dell’internazionalizzazione al fine di evitare inutili e costose sovrapposizioni e duplicazioni di competenze, dannose per l’operatività e lo sviluppo della dimensione internazionale delle piccole e medie imprese e degli operatori economici. La Confapi auspica al riguardo che il recente DDL recante "Misure per l’internazionalizzazione delle imprese" (art. 1 – Delega al Governo per il riordino degli enti operanti nel settore dell’internazionalizzazione delle imprese) tenga opportunamente conto di questa esigenza.
La vivacità delle nostre Pmi è stata capace di agganciare e cavalcare i primi segnali di ripresa e questo nonostante i limiti strutturali del sistema paese che vede irrisolti i veri problemi, come più volte sottolineato dalla Confapi, rappresentati dai maggiori costi di sistema che le nostre imprese devono sostenere: dall'energia, alle telecomunicazioni, ai trasporti, e dalle rigidità amministrative e burocratiche.
Ma le imprese italiane avrebbero minori difficoltà ad operare con l’estero se lì ci fosse un’adeguata assistenza di uno sportello bancario nazionale. Le banche dovrebbero internazionalizzarsi "in parallelo" con le imprese, perché con la loro presenza ed i loro servizi possono rappresentare - soprattutto per le PMI - la "terza istituzione" di riferimento all’estero.
Gli imprenditori chiedono una maggiore attenzione delle banche all’offerta in loco di servizi di assistenza, supporto e "accompagnamento" al paese e meno uffici di rappresentanza e una presenza anche in aree/mercati di grande interesse come il Mediterraneo, la Cina, la Russia e l’Est Europa anche in vista del prossimo allargamento.
SCENARIO DI RIFERIMENTO
(DATI QUANTI-QUALITATIVI SULLE PMI)PMI MANIFATTURIERE E DI SERVIZI CON ATTIVITA’ DI ESPORTAZIONE
Variabili
Classi di addetti
TOTALE PMI
1 – 9
10 – 19
20 – 49
Numero imprese
102.570
60,8%
31.706
18,8%
22.280
13,2%
156.556 (1)
92,8% (percentuale su totale imprese export)
Esportazioni medie
annue per impresa(2)200 mila €
390 milioni £
490 mila €
950 milioni £
1.340.000 €
2.600 milioni £
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(Note)
(1) Su un totale complessivo di 168.693 imprese export
(2) L’80 per cento delle imprese esporta meno di 1 mld di lire l'anno.