Roma 7 febbraio 2002
Prime osservazioni al progetto di riforma fiscale statale - A.C. 2144
Il presidente della Confapi Roberto Maria Radice è stato ascoltato oggi dalla Commissione finanze della Camera. Nel suo intervento il presidente Radice ha sottolineato che: "Il rapporto tra imprenditori e fisco non è facile per definizione, ma di certo negli ultimi anni si è fatto molto teso a causa della continua mancanza di chiarezza, semplicità applicativa, conoscibilità effettiva e irretroattività delle norme che hanno reso inoltre ancora più insopportabile la pressione fiscale".
"Il progetto di riforma fiscale, ha aggiunto Radice, presenta notevoli caratteri di novità rispetto alle riforme attuate in passato poiché tenta di ridisegnare dalle fondamenta l’attuale sistema fiscale per cogliere le sfide della globalizzazione e della definitiva realizzazione dell’unione monetaria in ambito UE".
Il presidente della Confapi proseguendo il suo intervento ha poi sottolineato i seguenti punti principali del progetto di riforma fiscale.
Le linee generali della riforma
Le direttrici indicate sono quella della semplificazione nel numero e nelle regole di determinazione delle imposte e quella della neutralità nella scelta dell’allocazione delle risorse da parte delle persone e delle imprese. Il nuovo sistema si caratterizza dalla presenza di poche imposte, applicate con aliquote basse su ampie basi imponibili per coniugare, quindi, fra loro i presupposti di semplicità e neutralità.Punti critici nella riforma
La soddisfazione per le enunciazioni è però presto temperata con qualche dubbio. La delega appare troppo generica e incompleta per costituire la base di un Codice che per sua natura deve dare certezza e completezza riguardo alle fattispecie giuridiche ed economiche previste e regolamentate. Appare evidente inoltre la necessità di un coordinamento del nuovo sistema con il nuovo ordinamento della finanza locale. I tempi di attuazione sono incerti poiché la riforma entrerà in vigore con gradualità per assicurare il mantenimento dei saldi di bilancio per i diversi settori istituzionali (famiglie, imprese, Regioni...) ed il rispetto degli attuali e stringenti vincoli di bilancio definiti con il Patto di stabilità e crescita.Il Governo confida per l’avvio della riforma in un generale miglioramento dei conti pubblici con il derivante miglioramento delle disponibilità di reddito, volano necessario a favorire lo sviluppo economico. La questione dei tempi della riforma è rilevante per le imprese. La mancanza della relazione tecnica di accompagnamento alla legge delega non consente di prevedere gli effetti della riforma. Non consente di condividere appieno la fiducia del Governo nella capacità della riforma di recuperare base imponibile ed innescare un processo virtuoso di miglioramento dei conti pubblici e delle disponibilità finanziarie dei contribuenti.Nel merito della riforma non si può non evidenziare, in estrema sintesi, alcuni aspetti problematici di particolare rilievo per le PMI.L’imposta sul reddito delle società
La riforma dell’imposta sul reddito delle società, nelle linee sommariamente definite dal disegno di legge di delega, coinvolge tutte le società di capitali senza distinzioni particolari che riguardino le dimensioni o il tipo di attività svolta. La cosa certa è che se la riforma sarà attuata in base al modello disegnato dalla norma di delega il consolidato di gruppo resterà l'unico sistema capace di compensare nell'ambito del gruppo medesimo perdite ed utili delle società.L’abolizione del credito d’imposta
Nella riforma il credito d’imposta è eliminato. Le PMI saranno penalizzate per la scomparsa del credito d’imposta sui dividendi percepiti. Tale penalizzazione non sarà solo di tipo finanziario.Il costo del lavoro e IRAP
L’eliminazione del costo del lavoro dalla base imponibile IRAP è molto apprezzata soprattutto perché consentirà un alleggerimento del carico fiscale sulle imprese labour intensive sulle quali attualmente l’imposizione totale sul reddito arriva anche a punte superiori al 60%.La thin capitalization
La riforma introduce inoltre novità sul versante del trattamento degli interessi passivi prevedendo la limitazione alla deducibilità degli interessi passivi sui finanziamenti nell’ipotesi di un eccessivo ricorso alla leva finanziaria. Nella realtà tale misura potrebbe fortemente penalizzare le PMI estremamente indebitate verso il sistema bancario.Il prelievo complessivo sulle società
L’introduzione della thin capitalization risulterà per le PMI una misura disincentivante ai fini del ricorso ai capitali di prestito non compensata da altre misure dirette a favorire maggiormente il ricorso al capitale di rischio. Inoltre, la non totale abolizione dell’IRAP avrà come ulteriore conseguenza di far gravare sugli utili d’impresa un’aliquota complessiva più alta.Gli interessi passivi colpiti sia dall’imposta sul reddito sia dall’IRAP
Inoltre la sopravvivenza dell’IRAP provocherebbe il fenomeno della doppia imposizione sugli interessi passivi laddove, a causa dell’introduzione del pro-rata di indeducibilità, sugli stessi graveranno sia l’imposta sul reddito delle società sia l’IRAP.La fase transitoria
Un ultimo auspicio è che si definiscano i principi che regolino la fase transitoria. Il passaggio dal vecchio al nuovo appare particolarmente gravoso se non adeguatamente regolamentato con norme transitorie che devono attenersi ai principi che devono essere contenuti nella legge delega.