Todi, 14 dicembre 2001
LE
RIFORME MANCATE, CHE PENALIZZANO LE PMI
Federalismo, art.18 e Tfr
"Le nostre imprese soffrono per una condizione nella qualità degli investimenti di sistema scarsa o nulla, per un sistema amministrativo non aperto al mercato e per una politica che tra aperture e tracolli, tra battaglie annunciate e tattiche ritirate non ha ancora tradotto in pratica quotidiana una necessaria profonda rivisitazione del ruolo dello Stato".
Questo l'allarme che sarà lanciato da Todi (PG) durante il Congresso nazionale dei Giovani imprenditori di Confapi riuniti nella cittadina umbra dal 13 al 16 dicembre.
"In primo luogo, ha sottolineato Antonio Montanini presidente dei Giovani imprenditori di Confapi, mi riferisco ai ritardi con cui si procede sulla strada del federalismo, che per noi non è una religione ma uno strumento di governo di migliore qualità. E mi riferisco, per venire alla più stringente attualità, a quelle riforme così a lungo attese che sembravano avere trovato nella Casa delle libertà un interprete affidabile".Sull'articolo 18 il dottor Stranamore non avrebbe fatto meglio, perché l'effetto è quello di saltare tutte le fasi dell'escalation e passare subito all'atomica. Una atomica piccola, che lambisce solo marginalmente l'edificio della tutela ma che autorizza, o meglio costringe la controparte ad una risposta di eguale se non superiore intensità. Nelle nostre aziende, ha sottolineato Montanini, il licenziamento è un episodio tutto sommato sporadico. Il ricorso alla magistratura riguarda circa un migliaio di casi all'anno, che si verificano prevalentemente nelle grandi aziende, e se è vero che le aziende italiane non crescono dimensionalmente (il 97% è sotto i 15 dipendenti) ciò è solo in minima parte attribuibile alla legislazione sui licenziamenti. Sono invece, ha sottolineato il presidente dei Giovani di Confapi, ben 22 i vincoli normativi che una azienda deve accettare per passare da quattordici a trentacinque dipendenti, con un aggravio di costi stimato nel 3,5% già dopo le prime due assunzioni; le procedure restrittive sui licenziamenti scattano alla soglia dei 15 dipendenti ma sono molto più influenti nella vita quotidiana delle aziende quelle che riguardano, per dire, le assunzioni obbligatorie o il regime degli straordinari, questi sì episodi frequentissimi.
Per quanto riguarda il Tfr, ha concluso Montanini, rischiamo di vederci sottratta una preziosa forma di autofinanziamento e non si sa con quale rete di sicurezza per le nostre finanze aziendali. Certamente non può essere considerata una compensazione la riduzione dell'Irpeg o dell'Irap perché mentre è certo che una azienda debba sborsare il Tfr non è per nulla certo che faccia utili sottoposti a tassazione. Proprio pensando all'andamento dell'economia in questi mesi, dove la crisi è pesantissima, è facile pensare che ci saranno ben pochi utili da tassare l'anno prossimo. C'è anche da chiedersi, ha concluso Montanini, se il sistema bancario sarà "disponibile" ad aumentare di 18.000 mld i nostri castelletti o se pagare il Tfr significherà inevitabilmente gravare sull'attuale esposizione bancaria a breve, riducendo ulteriormente le nostre già scarse risorse.