TFR: IL NO DEI LAVORATORI AL TRASFERIMENTO NEI FONDI PENSIONE
L83% dei dipendenti - rivela un sondaggio Confapi/Unicab - vorrebbe in ogni caso che leventuale dirottamento avvenisse in maniera volontaria e con scelta esplicita. Ecco per la prima volta lopinione dei diretti interessati sul destino del trattamento di fine rapporto
La maggioranza dei lavoratori dipendenti italiani preferisce che la propria liquidazione (il Trattamento di fine rapporto,Tfr) resti in azienda e non venga trasferita a un Fondo pensione; ritiene che in ogni caso la destinazione del Tfr ai Fondi pensione deve essere volontaria e che la scelta deve essere manifestata in forma esplicita; non prevede infine di chiedere al proprio datore di lavoro anticipi sulla liquidazione, ma vuole che questa possibilità sia mantenuta per far fronte a esigenze straordinarie della propria famiglia. Per questo motivo la grande maggioranza dice no al versamento delle liquidazioni nei fondi pensione se ciò escluderà la facoltà di chiedere anticipi nel corso della vita lavorativa.
Sono i principali risultati di una indagine svolta dallUnicab per conto della Confapi su un campione di lavoratori italiani tra i 18 e i 54 anni di età, residenti in tutte le regioni italiane.
"In una girandola di ipotesi, prese di posizione e commenti autorevoli sulla sorte del Tfr - ha commentato il presidente della Confapi, LUCIANO BOLZONI - abbiamo pensato che forse sarebbe stato utile sentire anche il parere dei lavoratori, i più diretti interessati, assieme alla piccole e medie imprese, al problema. Ebbene, i risultati del sondaggio confermano nella sostanza la validità della linea sostenuta con forza dalla Confapi: i lavoratori vogliono che quella della Previdenza integrativa sia una scelta volontaria espressa in modo esplicito".
Dal sondaggio emerge in particolare che per il 55% degli intervistati il Tfr deve restare nelle aziende in cui lavorano, e la percentuale sale al 64% nel caso in cui la remunerazione delle somme accantonate per la liquidazione venisse aumentata. I più favorevoli a questa soluzione risultano essere i giovani da 18 a 29 anni che lavorano nel Nord Ovest in aziende private che occupano tra 51 e 100 dipendenti.
Chi invece preferirebbe trasferire la liquidazione nei Fondi pensione (il 45% degli intervistati) sostiene che la scelta è motivata dalla prospettiva di ottenere una pensione più consistente (39%), dal fatto che il Fondo pensione offre maggiori garanzie di sicurezza (36%) o dallaspettativa di una migliore remunerazione.
Il 75% degli intervistati, comunque, dichiara di non possedere una pensione integrativa.
In ogni caso, emerge con evidenza dal sondaggio che lo smobilizzo del Tfr verso i Fondi pensione deve essere volontario (77% degli intervistati) e che tale volontà deve essere espressa non implicitamente, ma in forma esplicita (83%). I più convinti sostenitori di questa formula sono i lavoratori da 30 a 39 anni di età del Nord Est, dipendenti di aziende con oltre 100 addetti.
Ma cosa pensano di fare i lavoratori italiani con la liquidazione?
Dal sondaggio risulta che l85% degli intervistati non ha ancora fatto scelte precise, mentre chi ha già le idee chiare (il 15%) pensa di utilizzarla per esigenze di carattere familiare (40,5%) o per pagare lanticipo per lacquisto di una casa (30%).
Risulta inoltre che l88% non ha finora chiesto anticipi e il 68% prevede di non chiederne in futuro. Tuttavia gli italiani vogliono conservare la disponibilità di questa "valvola di sicurezza". Infatti la stragrande maggioranza degli intervistati (86%) si dichiara contraria al trasferimento della liquidazione nei Fondi pensione se ciò farà venire meno la possibilità di ottenere anticipi.
La preferenza in ogni caso è rivolta alla possibilità di ricevere al momento del pensionamento la liquidazione sotto forma di capitale (70% degli intervistati).
Il 57% si dichiara favorevole alla soluzione fifty-fifty (50% capitale e 50% sotto forma di aumento dellassegno pensionistico) mentre il 73% dice no allipotesi di destinare lintera liquidazione accantonata ad aumentare limporto della pensione.
BOLZONI: LA NOSTRA PROPOSTA A DALEMA
"Ci piace pensare - ha osservato il presidente della Confapi, LUCIANO BOLZONI - di aver dato con questa iniziativa un contributo alla conoscenza di un fenomeno che coinvolge milioni di persone, proprio nel momento in cui il governo sta mettendo a punto nuove norme in materia di Trattamento di fine rapporto".
"La Confapi, come ho avuto modo di confermare al presidente del Consiglio Massimo DAlema nellincontro avuto a Palazzo Chigi martedì scorso - aggiunge Bolzoni - è favorevole alla Previdenza integrativa e ritiene prioritario uno sviluppo equilibrato dei Fondi pensione. Riafferma tuttavia lassoluta esigenza che non vengano decise operazioni forzate e non attentamente valutate che vanno contro la volontà e linteresse dei lavoratori e che potrebbero travolgere il mondo delle piccole e medie imprese se venisse loro sottratta in modo automatico la liquidità del Tfr. Proprio per questo motivo ho sottoposto al presidente del Consiglio - che lha accolta con molto interesse - una proposta tesa alla creazione di una società finanziaria per le Pmi: un nuovo strumento che, operando sul mercato a medio-lungo termine, sia in grado di offrire alle imprese di minori dimensioni il credito sostitutivo della liquidità derivante dal Tfr, a un costo sopportabile per il sistema".