CONFAPI
DOCUMENTO TECNICO PER LA GIORNATA DI MOBILITAZIONE
NAZIONALE
35 ORE
LE RAGIONI DELLE PICCOLE E MEDIE INDUSTRIE
23 FEBBRAIO 1998
- Le imprese manifatturiere costituite in forma societaria sono così
suddivise:
| |
N° Aziende |
N° Addetti |
1 - 49 |
219.595 |
= 94,83% |
1.969.704 |
45,49% |
50 - 199 |
9.806 |
= 4,23% |
881.859 |
20,36% |
200 - 499 |
1.547 |
= 0,67% |
460.253 |
10,63% |
> 500 |
626 |
= 0,27% |
1.018.617 |
23,52% |
- La riduzione a 35 ore, a parità di retribuzione per addetto nei settori
nei quali si lavorano ancora 40 ore, determina un aumento percentuale del costo orario del
14,3% (5 su 35).
La riduzione a 35 ore incide sulla capacità produttiva del 12,5%. Lazienda cioè,
rispetto ad una produzione 100 in 40 ore senza interventi sullorganizzazione del
lavoro (turni, investimenti, ecc,), produrrà in 35 ore 87,5.
Ove lazienda intenda recuperare la normale produzione utilizzando lorario
straordinario, considerando una maggiorazione media del 30%, le 5 ore di prestazione
straordinaria, sommate alle 35 ore (pagate 40), porteranno ad un incremento di costo
orario complessivo del 18,6%.
(Ipotesi: £. 10.000/ora + magg. 30% x 5 ore: 35 ore pagate 40 = 400.000;
importo orario £. 11.428 + magg. 30% = 14.856 x 5 ore = £. 74.282 + 400.000 = 474.282,
che rispetto a 400.000 dà +18,57%).
- L80% delle pmi lavora su turno unico di 40 ore. Considerando
lorganico medio di 20-30 lavoratori, la produzione è organizzata in modo che a
ciascuna fase dellattività sovraintenda 1 lavoratore.
La riduzione di orario è difficilmente compensabile con una riorganizzazione della
produzione, per vari motivi.
- In unazienda con organico di 25-30 lavoratori non vi sono sette
posizioni di lavoro che svolgono la medesima attività. La riduzione di 5 ore di lavoro
non è quindi trasferibile in unassunzione in più, se non per attività attualmente
organizzate su sette o multipli di sette medesime posizioni di lavoro.
- La manodopera qualificata è difficilmente reperibile, specialmente nelle
aree del Centro-Nord. Se quindi anche fosse possibile provvedere ad unassunzione,
questa non è attuabile proprio per mancanza di lavoratori professionalizzati. Nel caso di
unazienda che possa assumere il personale necessario a ricostituire la prestazione
lavorativa, anche lassunzione in più verrebbe gravata di un costo orario del
+14,3%.
- La riorganizzazione su più turni di lavoro per saturare gli impianti e
recuperare la perdita di produzione comporta una serie di difficoltà.
- Finanziamenti necessari ad una riorganizzazione degli impianti. Le
risorse dello Stato sono limitate dalla politica di bilancio che deve garantire il
mantenimento di un saldo primario molto consistente per i prossimi 10-15 anni, destinando
le entrate fiscali alla riduzione del rapporto Debito-PIL, ora superiore al 122%, e le
risorse pubbliche sono scarse e già destinate.
- Le risorse delle pmi sono insufficienti, visto lelevato livello di
indebitamento a breve con il sistema creditizio, lo scarso se non nullo accesso al mercato
dei capitali riservato alle poche grandi imprese quotate in Borsa, la non operatività di
strumenti finanziari innovativi riservati alle pmi quali i fondi chiusi o i prestiti
partecipativi e gli effetti, ancora tutti da valutare, dellIRAP che incide
negativamente proprio sulle aziende più indebitate.
- Assunzione di manodopera qualificata non reperibile sul mercato.
- Lincremento di produzione che deriva da una nuova organizzazione
articolata su impianti più efficienti e/o passaggio a più turni di lavoro per le aziende
che potranno finanziare tali investimenti, deve essere comunque collocato sul mercato
interno ed internazionale.
La crescita dei consumi sui tradizionali mercati europei non consente di prevedere aumenti
delle esportazioni, né daltronde le prospettive sono più favorevoli sui mercati
extraeuropei.
La crisi delle economie del Sud-Est asiatico, tradizionali mercati di larga penetrazione
italiana in questi ultimi anni, non offrirà per molti anni consistenti spazi a prodotti
italiani, che per qualità e prezzo si rivolgono a mercati con elevata predisposizione a
consumi di livello medio-alto. Anzi, la svalutazione delle monete dei principali Paesi
dellarea dal 50% all80% darà fiato ad una concorrenza che per questa via
sarà fortemente accresciuta.
Lincremento di produzione, anche se a costi competitivi, non troverebbe quindi una
collocazione certa.
Il dato nazionale sullandamento degli investimenti, sostanzialmente piatto, è
significativo di unaspettativa di sviluppo dei mercati insufficiente per
giustificare investimenti atti ad ampliare lofferta di prodotti italiani. Le aziende
infatti, in assenza di un quadro prospettico soddisfacente, fanno fronte
allincremento della domanda utilizzando maggiormente gli impianti esistenti e
facendo ricorso allo straordinario, sia perché non ci sono sul mercato lavoratori
qualificati, sia perché con lattuale normativa in materia di lavoro, molto rigida e
sanzionatoria (L.300 e L. 108), le aziende non incrementano loccupazione stabile, se
non in una prospettiva di espansione durevole della domanda interna e mondiale.
- Se il Sistema Italia, senza che i nostri concorrenti a livello
internazionale assumano i medesimi vincoli in materia di durata dellorario di
lavoro, dovesse subire in contemporanea un ulteriore aumento del costo del lavoro (nel
1997 le retribuzioni sono cresciute in media del 4,4% rispetto ad una inflazione
dell1,7%) e una riduzione della capacità produttiva, oltre ad inevitabili effetti
sullorganizzazione della produzione, la perdita di competitività obbligherebbe le
imprese a ricercare le convenienze economiche in altri Paesi, in particolare
dellEst-Europa e del Nord-Africa, dove le grandi aziende sarebbero fortemente
stimolate a trasferire le produzioni a più basso valore aggiunto nelle aree dove il costo
del lavoro è una frazione di quello italiano.
- Gli effetti sulloccupazione sarebbero particolarmente forti nei
settori tradizionali, dove è più elevata lincidenza del costo di manodopera e dove
non è possibile spingere lautomazione oltre certi livelli.
Un ulteriore effetto negativo si produrrebbe nei settori dove linnovazione
tecnologica favorisce linvestimento in macchine e il disinvestimento in manodopera.
Unulteriore forte riduzione di occupazione verrebbe dalle imprese poco al di sopra
dei 15 dipendenti che prevedibilmente ridurrebbero il personale per non subire le
conseguenze economiche ed organizzative dellorario di lavoro a 35 ore.
Le conseguenze sulla tenuta delle aziende subfornitrici sarebbero molto consistenti,
trasferendo anche sul comparto artigiano di produzione gli effetti di una legge che, ad
oggi, sembra essere indirizzata alle imprese con oltre 15 dipendenti.
Tale complesso di comportamenti difensivi renderà strutturale un "nanismo"
produttivo deleterio per la crescita fisiologica delle imprese e per la competitività.
Infatti, le pmi europee nostre concorrenti hanno una dimensione media più elevata, che è
condizione essenziale per affrontare i mercati mondiali, e per contare sulle risorse
necessarie a sostenere la capitalizzazione e le spese per la ricerca e linnovazione.
Questo mentre la legislazione europea ha individuato fino a 50 dipendenti lazienda
piccola e a 250 lazienda media.
- Gli incrementi di costo del lavoro avrebbero effetti ancora più
devastanti sulle aree dellobiettivo 1, e cioè lintero Mezzogiorno dove, a
seguito della fine dellintervento straordinario nel Mezzogiorno e della soppressione
degli sgravi contributivi, si registrerà un incremento di costo del lavoro
nellordine del +10%.
Lulteriore incremento di costo orario, determinato dalla riduzione dellorario
a 35 ore, avrebbe leffetto di spiazzare totalmente le prospettive di nascita e
sviluppo di un tessuto di pmi, che già soffrono di una minore competitività determinata
dalla mancanza di infrastrutture, dalla cronica inefficienza della burocrazia e di una
progressiva riduzione delle risorse messe a disposizione dalla CEE.
La risposta delleconomia locale, che già conta circa 5 milioni di lavoratori in
nero, sarebbe necessariamente una ulteriore immersione di piccole imprese ed una
esplosione del lavoro nero di dimensioni a questo punto drammatiche sul piano sociale ed
in prospettiva sul piano previdenziale e fiscale.
Avere oggi 5 milioni di lavoratori in nero significa precostituire un problema sociale
immenso, quando questi lavoratori avranno letà per la pensione, ma non avranno
accumulato alcuna copertura contributiva.
- Il passaggio a 35 ore è invece per molti aspetti più agevole per le
grandi imprese, che organizzano la propria attività su lavorazioni a catena o a flusso,
che impiegano centinaia o migliaia di lavoratori per medesime mansioni.
In tal caso, il problema del passaggio dellorario contrattuale attuale a 35 ore è
un esclusivo problema di costi. Infatti, considerato che il settore della grande industria
espelle ogni anno il 3-4% di manodopera, il recupero del personale necessario a compensare
il minore orario di lavoro individuale Pu essere agevolmente effettuato allinterno
dellorganico attuale.
- La riduzione di orario, ove venga finanziata dallo Stato, permetterà
alle grandi aziende di applicarla senza perdere né in capacità produttiva, né in
competitività, potendo in tal modo scaricare i maggiori costi sullo Stato e quindi sulla
collettività.
Stante il deficit del bilancio dello Stato, che è tuttora e per molti anni a venire sarà
vincolato al raggiungimento e stabilizzazione dei parametri di Maastricht, le risorse
necessarie a finanziare la riduzione di orario dovrebbero essere reperite con nuove
imposte o contributi.
Il carico fiscale si trasferirebbe quindi sui molti, pmi e lavoratori, e sarebbe fruito
dai pochi, grandi imprese e lavoratori.
Sarebbe lennesima situazione in cui la pmi ed i lavoratori che in essa operano,
oltre alla CIG straordinaria, lindennità di mobilità, i prepensionamenti, ecc.,
pagherebbero per garantire nuovi privilegi a favore dei soliti noti, grandi industrie
pubbliche e private, che poi si estenderebbero prevedibilmente a tutto il corpo dei
dipendenti pubblici.