Mercoledì 21 luglio 2004. - Presidenza del presidente della VI Commissione Giorgio LA MALFA. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Gianluigi Magri.
La seduta comincia alle 14.
Interventi per la tutela del risparmio.
Testo unificato C. 2436 Armani, C. 4543 Benvenuto, C. 4551 Lettieri, C. 4586 La
Malfa, C. 4622 Diliberto, C. 4639 Fassino, C. 4705 Governo, C. 4746 Antonio
Pepe, C. 4747 Letta, C. 4785 Lettieri e C. 4971 Cossa.
(Seguito dell'esame e rinvio).
Bruno TABACCI, presidente della X Commissione, osserva, con
riferimento agli interventi svolti dai colleghi che lo hanno preceduto, come la
vicenda riguardante il provvedimento sul risparmio non possa essere ridotta alle
dinamiche interne alla maggioranza, né possa essere semplicemente ricondotta
all'intervento dei cosiddetti «poteri forti» richiamati dall'onorevole
Lettieri. Sottolinea peraltro, con riferimento a quanto detto dall'onorevole
Benvenuto, che il ministro Tremonti, pur non essendo mai intervenuto nel corso
dell'esame del provvedimento presso le Commissioni, si era già espresso
ampiamente in sede di audizione nel corso dell'indagine conoscitiva sui rapporti
tra il sistema delle imprese, i mercati finanziari e la tutela del risparmio,
anche con riguardo al ruolo del Governatore della Banca d'Italia.
Una volta conclusa l'indagine conoscitiva, anche su tali tematiche i relatori
Conte e Gambini sono pervenuti alla definizione di un testo unificato, adottato
dalle Commissioni come testo base. Si è trattato di un importante risultato,
reso possibile dalla impostazione bipartisan che le Commissioni hanno
deciso di seguire e che ha consentito, in nome di un interesse superiore, di
arginare le diverse spinte e tensioni presenti sia all'interno della maggioranza
che dell'opposizione. Così si è potuta operare la mediazione che ha condotto
all'approvazione del testo base. Ora quel progetto si è infranto: è mancata la
fiducia reciproca e si sono inseriti nel dibattito parlamentare elementi
estranei alla logica bipartisan che hanno fatto fallire l'iniziativa.
Non si può tuttavia dimenticare quali furono i risultati dell'indagine
conoscitiva, alla base del successivo lavoro delle Commissioni. L'indagine ha
infatti mostrato come le responsabilità della vicenda Parmalat non fossero
limitabili all'azienda stessa ma che dovessero essere estese al sistema delle
Autorità di vigilanza, come anche al sistema bancario, senza la copertura del
quale tutto ciò che si è verificato non sarebbe potuto accadere. Basti leggere
il piano di ristrutturazione presentato in questi giorni dal commissario Enrico
Bondi, che individua con chiarezza il ruolo svolto nella vicenda dalle banche
italiane. Oggi il sistema bancario - è recente la dichiarazione del presidente
di Banca Intesa Giovanni Bazoli all'assemblea della Banca d'Italia - denuncia il
rischio che il sistema bancario sia riportato a una condizione di soggezione
all'autorità politica; ciò che occorrerebbe piuttosto auspicare è, viceversa,
che il sistema bancario - attualmente, nei sondaggi, all'ultimo posto nella
classifica della credibilità delle istituzioni - si mantenga esso lontano dalle
dinamiche di carattere politico.
Le Commissioni devono purtroppo registrare il fallimento del Parlamento, nelle
responsabilità che esso aveva assunto in materia di tutela del risparmio. Si
ritiene oggi, per motivi di ordine tattico, che tale materia non debba più
essere affrontata in modo bipartisan e che l'interesse generale debba
essere sacrificato agli interessi particolari. Si tratta tuttavia di un
fallimento che non può essere imputato esclusivamente alla maggioranza ma del
quale tutti si devono assumere la responsabilità. Ciò che ha messo in crisi il
percorso delle Commissioni è stata, infatti, l'approvazione, da parte delle
forze di opposizione, di un emendamento presentato dal medesimo deputato,
l'onorevole Grandi, che sul testo base aveva espresso un voto contrario. Si è
così fatta crollare l'intesa bipartisan, sfiduciando conseguentemente il
relatore Gambini.
Nella situazione attuale le Commissioni dovranno esaminare un testo la cui
filosofia di fondo rimane quella ad esso impressa dai relatori Conte e Gambini,
benché sia venuto meno il sostegno dell'accordo bipartisan. Le
dimissioni del ministro Tremonti e la nomina del suo successore Domenico
Siniscalco rendono ora corretto e necessario, da parte delle Commissioni,
acquisire le valutazioni del nuovo Ministro sulla materia. Si potrà così
riprendere l'esame del provvedimento dopo la pausa estiva. Le norme sul market
abuse seguiranno invece un percorso autonomo, nel disegno di legge
comunitaria: desidera precisare al riguardo come non sia ipotizzabile alcuna
rivalità tra Camera e Senato in tale vicenda, come ipotizzato dall'onorevole
Grandi. L'articolo 13 non era stato peraltro oggetto di emendamenti e aveva
registrato il sostanziale consenso delle Commissioni.