X Commissione -
Martedì 29 luglio 2003
ALLEGATO
7-00283 Lulli: Sulle iniziative
a tutela delle produzioni «made in Italy» in vista della V Conferenza
ministeriale WTO.
NUOVA FORMULAZIONE
DELLA RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE
La X Commissione,
premesso che
la perdita di competitività delle imprese europee della moda è destinata ad
acuirsi con la scadenza dell'Accordo Multifibre, che disciplina fino al 2005 i
flussi di prodotti provenienti da paesi in via di sviluppo e di nuova
industrializzazione, verso l'Europa;
l'eliminazione dei contingenti a partire dal 1o gennaio 2005, unitamente alle
riduzioni dei dazi già introdotte unilateralmente dall'Unione Europea, renderà
l'Europa l'area più permeabile alle importazioni dei prodotti tessili e
dell'abbigliamento a livello mondiale;
a fronte di questo processo molti paesi in via di sviluppo o di nuova
industrializzazione, continuano a mantenere elevati dazi sulle importazioni e
significative barriere non tariffarie che rendono estremamente difficile per le
imprese europee esportare in quei mercati;
mentre l'importazione in Europa di un tessuto di lana è assoggettata a un dazio
del 12 per cento, uno stesso prodotto di fabbricazione europea sconta un dazio
del 40 per cento per essere esportato in India e del 28 per cento circa per
essere esportato negli Stati Uniti;
nel predetto contesto è prioritario ricercare un equilibrio tra il processo di
liberalizzazione del commercio mondiale e la necessità di applicare e garantire
il rispetto di alcune regole fondamentali della politica di coesione economica
e sociale dell'Unione Europea;
la politica di liberalizzazione degli scambi dei prodotti tessili e
dell'abbigliamento, come anche per i settori delle pelli e delle calzature,
espone le imprese europee a una concorrenza che è anche il risultato del
mancato rispetto degli standard europei di tutela ambientale e di
responsabilità sociale;
non si tratta di un mero problema di differenziale del costo del lavoro, ma
anche di mancanza di garanzie in ordine alla sostenibilità ambientale dei
processi produttivi e alle tutele sociali nei confronti dei lavoratori, in
particolare delle fasce più deboli delle società locali, di controllo e di
certificazione relativamente alla salubrità dei prodotti;
le imprese europee sono gravate da costi connessi al rispetto di standard
decisamente elevati in materia di tutela del lavoro e dell'ambiente, se
paragonati a quelli in uso per le imprese dei paesi terzi;
il problema non è solo tutelare le imprese europee rispetto ai concorrenti
esteri, ma affermare su scala globale i principi di civiltà che costituiscono
ormai un patrimonio comune in Europa, in una piattaforma, da proporre alla
Commissione Europea, che caratterizzi i futuri negoziati per la definizione dei
nuovi accordi sul commercio internazionale, il cui primo obiettivo deve essere
quello di garantire condizioni di reciprocità negli scambi, nel quadro di una
liberalizzazione del commercio internazionale;