361.
Mercoledì 24 settembre 2003

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
FABIO MUSSI
indi
DEI VICEPRESIDENTI
PUBLIO FIORI E
ALFREDO BIONDI
E DEL PRESIDENTE
PIER FERDINANDO CASINI

Allegato A
Seduta n. 361 del 24/9/2003

(Sezione 8 - Espansione del commercio illegale nel settore tessile-manufatturiero e dell'abbigliamento)

LA RUSSA, AIRAGHI, ALBONI, AMORUSO, ANEDDA, ARMANI, ARRIGHI, ASCIERTO, BELLOTTI, BENEDETTI VALENTINI, BOCCHINO, BORNACIN, BRIGUGLIO, BUONTEMPO, BUTTI, CANNELLA, CANELLI, CARDIELLO, CARRARA, CARUSO, CASTELLANI, CATANOSO, CIRIELLI, COLA, GIORGIO CONTE, GIULIO CONTI, CORONELLA, CRISTALDI, DELMASTRO DELLE VEDOVE, FASANO, FATUZZO, FIORI, FOTI, FRAGALÀ, FRANZ, GALLO, GAMBA, GERACI, GHIGLIA, ALBERTO GIORGETTI, GIRONDA VERALDI, LA GRUA, LA STARZA, LAMORTE, LANDI di CHIAVENNA, LANDOLFI, LEO, LISI, LO PRESTI, LOSURDO, MACERATINI, MAGGI, MALGIERI, GIANNI MANCUSO, LUIGI MARTINI, MAZZOCCHI, MENIA, MEROI, MESSA, MIGLIORI, MUSSOLINI, ANGELA NAPOLI, NESPOLI, ONNIS, PAOLONE, PATARINO, ANTONIO PEPE, PEZZELLA, PORCU, RAISI, RAMPONI, RICCIO, RONCHI, ROSITANI, SAGLIA, SAIA, GARNERO SANTANCHÈ, SCALIA, SELVA, SERENA, STRANO, TAGLIALATELA, TRANTINO, VILLANI MIGLIETTA, ZACCHEO e ZACCHERA. –

 Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
nel corso dell'ultimo anno sul territorio nazionale si è verificata una massiccia espansione delle imprese cinesi produttrici di beni, soprattutto nel settore tessile-manifatturiero e dell'abbigliamento;
tali aziende risultano non essere in regola con le leggi fiscali ed occupano, per la quasi totalità, dei lavoratori cittadini cinesi immigrati clandestinamente che lavorano «in nero»: elementi che consentono alle imprese di produrre - e conseguentemente vendere - beni sottocosto che sono imitazioni delle merci italiane, realizzando un vero e proprio caso di concorrenza sleale;
questo tipo di concorrenza sta minando gravemente il settore tessile-manifatturiero nazionale, che in Italia rappresenta, invece, con il marchio «made in Italy», uno dei fattori trainanti della nostra economia ed occupa quasi un milione di addetti, e rischia di portare alla chiusura di decine di imprese, soprattutto artigiane e di piccole e medie dimensioni;
molte aziende - lombarde, toscane, venete, emiliane di Carpi e Correggio, napoletane vesuviane e dell'area frattese, salernitane - hanno già lanciato, anche attraverso lo Smi (Sistema moda Italia), un grido di allarme per denunciare la grave situazione nella quale si stanno venendo a trovare;
le imprese cinesi operanti nel settore sono spesso legate a doppio filo alla malavita organizzata di quel Paese e si sospetta che vi siano legami anche con le associazioni criminali italiane -:
quali siano le informazioni del Governo in merito al grave fenomeno illustrato in premessa, soprattutto in relazione ai risvolti illegali dell'attività delle imprese cinesi operanti sul territorio nazionale ed in merito alla commercializzazione dei loro prodotti e di quelli importati illegalmente, quali iniziative abbia assunto ed intenda assumere al riguardo e quali misure siano allo studio, anche di intesa con gli enti locali, per combattere questa forma di concorrenza sleale, ponendo al riparo le imprese nazionali operanti nel settore nel pieno rispetto della legalità e delle norme vigenti.
(3-02688)
(23 settembre 2003)

Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 361 del 24/9/2003


...

(Espansione del commercio illegale nel settore tessile-manifatturiero e dell'abbigliamento - n. 3-02688)

PRESIDENTE. L'onorevole Bellotti ha facoltà di illustrare l'interrogazione La Russa n. 3-02688 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 8), di cui è cofirmatario.

LUCA BELLOTTI. Grazie, Presidente. Signor ministro, nel nostro paese si è verificata una massiccia espansione di imprese cinesi produttrici di beni soprattutto nel settore tessile-manifatturiero e dell'abbigliamento. Tali aziende risultano non essere in regola con le leggi fiscali ed occupano, per la quasi totalità, dei lavoratori cittadini cinesi, immigrati clandestinamente, che lavorano in nero, consentendo alle aziende di produrre e, conseguentemente, di vendere beni sottocosto, che sono imitazioni, molto spesso, delle merci italiane, realizzando un vero e proprio caso di concorrenza sleale.
Questo tipo di concorrenza sta minando gravemente interi settori manifatturieri nazionali, minacciando anche il made in Italy - uno dei fattori trainanti della nostra economia -, occupa quasi un milione di addetti e rischia di portare alla chiusura decine di imprese, soprattutto artigiane, di piccole e medie dimensioni. Molte aziende delle nostre regioni hanno già lanciato un vero e proprio grido di allarme, per denunciare questa grave situazione. Inoltre, le imprese cinesi operanti nel settore sono spesso legate a doppio filo alla malavita organizzata di quel paese e si sospetta che vi siano legami anche con le organizzazioni criminali italiane.
Quindi, interroghiamo il Governo per sapere quali azioni intenda intraprendere.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevole Bellotti, al Governo non sfugge - c'è preoccupazione per questo - la dimensione del fenomeno perché, oltre alla contraffazione commerciale, si è rilevato un fenomeno di avvio di immigrati irregolari cinesi nei vari settori produttivi (ristoranti, laboratori di pelletterie e di abbigliamento, chincaglieria, oggettistica) presso imprese di loro connazionali, dove sono costretti a lavorare in condizioni di duro sfruttamento, con pesanti ed illegali orari giornalieri, per due o tre anni e con costi irrisori per i datori di lavoro. Essi pagano, in tal modo, all'organizzazione criminale il gravoso debito contratto per le spese di viaggio.
La rilevanza del fenomeno ha suggerito da tempo l'avvio del cosiddetto progetto Panda, curato dalla Polizia di Stato, che prevede il monitoraggio delle attività commerciali gestite da cittadini cinesi. Inoltre, la Polizia di Stato ha avviato, in collaborazione con la Guardia di Finanza, d'intesa con la direzione nazionale antimafia, una collaterale iniziativa, che prevede il monitoraggio delle attività economiche esercitate da soggetti di etnia cinese, residenti nelle città campione di Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli, Padova, Firenze, Prato, Modena e Reggio Emilia, dove si sono verificati i fenomeni più preoccupanti.
Sotto il profilo del contrasto all'immigrazione clandestina, si segnala che il totale dei provvedimenti di allontanamento adottati nel corso del corrente anno nei confronti dei cittadini cinopopolari in posizione irregolare è pari a 1.217, di cui 761 allontanamenti effettivi, su un numero di cinesi regolarmente residenti in Italia pari a 62.314 unità. Anche l'Arma dei carabinieri segue attentamente la problematica richiamata dall'interrogante, sviluppando specifiche attività sia sul piano interno che internazionale. Sotto il primo profilo, vengono costantemente monitorati gli aspetti connessi al fenomeno della contraffazione dei marchi, con particolare riferimento alle azioni illecite condotte dei gruppi etnici e, anche in questo caso, naturalmente, soprattutto dai cinesi.
Per quanto riguarda in particolare l'attività di contrasto alla criminalità di quell'etnia, dal 2000 al 2002 sono state complessivamente arrestate 770 persone e ne sono state denunciate 1.249 per reati di varia natura. In relazione alle specifiche attività condotte per reprimere lo sfruttamento di manodopera clandestina cinese, sono state complessivamente arrestate 559 persone - sempre nel biennio - e ne sono state denunciate altre 2.550. In tale ambito, sono state complessivamente controllate, sempre nel triennio 2000-2002, 2.550 strutture - 339 delle quali sequestrate, per un valore di circa 1,7 milioni di euro - e 12.445 lavoratori cinesi, di cui 4093 sono risultati clandestini.
Quindi, si manifesta in Italia e all'estero, anche attraverso gruppi di lavoro internazionale, quale per esempio il gruppo italofrancese, e con operazioni svolte in collegamento con l'Europol, che si affiancano a tutti i meccanismi che ho illustrato precedentemente, un impegno molto forte di prevenzione e di repressione che ha visto anche il distaccamento di un ufficiale dell'Arma dei carabinieri, a partire dal 15 gennaio scorso, presso il nostro ufficio di coordinamento italiano a Pechino, per svolgere indagini, anche partendo dalla Cina, su questi fenomeni di criminalità organizzata.

PRESIDENTE. L'onorevole Pezzella, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

ANTONIO PEZZELLA. Signor Presidente, ringraziamo il ministro per la puntuale risposta fornita alla nostra interrogazione. Signor ministro, le diciamo subito che non basta. Non si deve e non si può abbassare la guardia rispetto a questo fenomeno. I cinesi in Italia stanno ottenendo l'effetto «termiti». Stanno colonizzando il territorio. Voi ne avete censiti circa 62 mila. Sulla base delle notizie in nostro possesso, questo sarebbe il numero dei cinesi che si trovano nella sola Campania.
In effetti, loro lavorano 24 ore su 24 e mentre un imprenditore italiano ha aderito a una legge dello Stato per emergere dal nero, i cinesi continuano e vivono in una immersione totale, in un'ombra totale, contraffacendo, continuando a lavorare a pieno ritmo, assorbendo il tessuto vero del lavoro degli italiani, quindi la struttura portante della nostra economia, vale a dire la piccola attività di carattere artigianale.
È un momento particolare e i cittadini si lamentano e non hanno più sfogo, mentre la criminalità organizzata ha preso il sopravvento perché nella mafia cinese, d'accordo anche con la delinquenza italiana, in particolare con la camorra, ci sono i rappresentanti che prendono ordini, che evadono gli ordini e che consegnano la merce. Sono problemi di ordine pubblico sui quali noi intendiamo porre l'attenzione e chiedere il massimo impegno da parte del Governo, perché altrimenti ci esploderà tra le mani una questione a cui non sapremo dare riparo.
Un'ultima annotazione. Caro ministro, in Italia non muore mai un cinese: poniamoci la domanda perché questo avviene o se avviene cosa succede in questo caso. È un momento di estrema importanza e di pericolosità rispetto al quale chiediamo che i ministeri interessati, come il Ministero dell'economia e delle finanze, attraverso la Guardia di finanza, i carabinieri, le prefetture e tutti coloro che sono impegnati a tutelare l'ordine pubblico, facciano il loro dovere fino in fondo per tutelare il lavoro delle imprese italiane (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 16.