Risoluzione n. 8-00097 Polledri, Lulli, Saglia, Ruggeri, Gambini, Cazzaro, Stucchi, Lussana e Raisi: Sulla prossima scadenza dell'Accordo multifibre.

TESTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE

La X Commissione,
premesso che:
da alcuni anni i mercati del tessile, dell'abbigliamento e calzaturiero attraversano una profonda crisi, a causa della concorrenza principalmente cinese favorita da bassi costi di produzione realizzati impiegando maestranze sottopagate, praticando forme di dumping sociale ed ambientale, e godendo di un permanente vantaggio monetario;
nonostante l'ingresso nel WTO, la Cina continua a fornire aiuti di Stato alle proprie imprese, tra cui prestiti a fondo perduto;
la normativa antidumping prevista dal WTO risulta spesso di difficile attivazione da parte degli imprenditori danneggiati, specie se piccoli, per l'onerosità della ricerca delle prove e per la necessità di appellarsi direttamente all'Unione europea;
la scadenza, il 31 dicembre 2004, dell'Accordo Multifibre siglato in seno al WTO, per favorire l'integrazione nel mercato mondiale di produzioni provenienti dai Paesi in via di sviluppo, avverrebbe in uno scenario di commercio internazionale completamente diverso rispetto a quando tale data di scadenza era stata stabilita;
oltre alla concorrenza sleale, il settore TAC è già soggetto in Europa a forti tensioni anche di tipo sociale, legate all'ormai macroscopico processo di delocalizzazione della produzione, condotto da imprenditori in cerca di condizioni più vantaggiose in termini di fiscalità e di flessibilità e minore onerosità del mercato del lavoro;
le tariffe doganali applicate oggi dall'Unione europea sono fra le più basse; mentre i prodotti comunitari accedono a tasso zero ai mercati di soli 22 Paesi, negli altri sono assoggettati ad un tasso medio che oscilla tra il 15 per cento ed il 60 per cento, oltre ad innumerevoli barriere non tariffarie, le merci che entrano nel mercato comunitario godono spesso dell'esenzione totale o sottostanno ad aliquote che vanno dal 2 per cento al 10,5 per cento;
è prevedibile che la progressiva perdita di competitività dei settori tessile-abbigliamento-manifatturiero italiani aumenterà ancora dal 2005, quando verranno meno le regole introdotte dall'Accordo Multifibre, grazie al quale è stato finora possibile disciplinare i flussi in Europa di prodotti provenienti da Paesi in via di sviluppo;
circa 90 associazioni di 52 Paesi diversi, nell'ambito della cosiddetta Dichiarazione di Istanbul dell'aprile scorso, hanno chiesto una proroga di tre anni dell'attuale regime delle quote. Tale richiesta è stata avanzato in seno al WTO dalla Repubblica delle isole Mauritius e sarà discussa a Ginevra il prossimo 1o ottobre nell'ambito del Consiglio merci, ma potrà essere difficilmente accolta, perché l'Accordo Tessile-Abbigliamento fa parte di un pacchetto più ampio di misure assunte nel corso dell'Uruguay round; negli ultimi mesi, per affrontare i problemi del dopo 2004, sia sul piano nazionale che comunitario, è stata avviata una approfondita analisi per individuare gli strumenti idonei a rendere l'industria tessile comunitaria sempre più competitiva;
un Gruppo di Alto Livello Comunitario ha formulato lo scorso 30 giugno alcune raccomandazioni per salvaguardare la competitività dell'industria tessile comunitaria, che quanto prima dovranno essere tradotte in un piano di azione;
tra gli obiettivi della strategia comunitaria in materia di politica commerciale vi sono la reciprocità nell'accesso al mercato e l'armonizzazione delle tariffe nell'ambito dei negoziati multilaterali, il completamento della zona Paneuromed entro il 2004, la modifica del sistema delle preferenze generalizzate e delle regole di origine per favorire soprattutto i PMA, escludendo dai benefici tariffari nel settore tessile i grandi Paesi esportatori, quali ad esempio Cina ed India, che sono già competitivi e non hanno quindi bisogni di tali preferenze, nonché la lotta alla contraffazione di altre azioni a salvaguardia del mercato comunitario;
il superamento delle quote, dal 1o gennaio 2005, con ogni probabilità porterà ad una ristrutturazione dei dipartimenti in sede di Comunità europea che, potrebbe vedere la scomparsa dei settori che si occupano del tessile e del Sistema Moda in generale, con grave danno della capacità di conoscenza e di monitoraggio di un settore produttivo decisivo per l'economia europea e italiana;
il prossimo 28 settembre a Tunisi si terrà la Conferenza Euromediterranea sul tessile che dovrà confrontarsi con il superamento definitivo delle quote dell'accordo Multifibre,

impegna il Governo:

 

a promuovere nelle competenti sedi istituzionali comunitarie iniziative volte ad introdurre un sistema di monitoraggio, delle importazioni di prodotti tessili in Europa, mediante un sistema di sorveglianza preventiva, anche attraverso un osservatorio internazionale, per poter fare ricorso in tempi rapidi agli strumenti di difesa commerciale previsti dalla normativa comunitaria, ivi compresa la clausola di salvaguardia per le importazioni di prodotti tessili dalla Cina;
a verificare con urgenza la sussistenza dei requisiti affinché l'Unione europea possa adottare adeguate misure di protezione per difendere il mercato comunitario e quindi le imprese nazionali dei settori TAC in crisi sulla base delle disposizioni dell'Organizzazione mondiale del commercio sulle salvaguardie (Erga Omnes) e sulla base del «meccanismo di salvaguardia speciale» (TPSSM);
a concorrere all'introduzione di una disciplina comunitaria sull'obbligatorietà dell'etichettatura di origine, per meglio tutelare il made in Italy e il diritto di informazione dei consumatori, e a predisporre i decreti attuativi delle misure previste a difesa del made in Italy nella finanziaria 2003;
a partecipare e sostenere nella Conferenza Euromediterranea del 28 settembre prossimo le misure di cui alla risoluzione 8-00054 del 29 luglio 2003, di cui alla presente risoluzione, con particolare riferimento ai problemi della reciprocità e alla lotta alla illegalità nel commercio mondiale, nonché all'importanza di iniziative per il superamento delle barriere non tariffarie che penalizzano in particolare il sistema delle piccole e medie imprese europee;
a sostenere altresì l'iniziativa del dialogo UE-Cina-India sia a livello organizzativo che industriale, per prevenire eventuali contenziosi commerciali, sensibilizzando le autorità cinesi ad adottare misure di contenimento nelle esportazioni e a combattere in maniera più efficace la contraffazione.