CAMERA DEI DEPUTATI - XIV LEGISLATURA
Resoconto della X Commissione permanente
(Attività produttive, commercio e turismo)
Mercoledì 22 settembre 2004
7-00461 Polledri: Sulla prossima scadenza dell'Accordo multifibre.
7-00463 Lulli: Sulla prossima scadenza dell'Accordo multifibre.
(Discussione e conclusione - Approvazione della risoluzione n. 8-00097).
La Commissione inizia la discussione congiunta.
Massimo POLLEDRI (LNFP),
illustrando la sua risoluzione n. 7-00461, sottolinea come debba essere prima di
tutto considerato che il settore TAC rappresenta per il sistema produttivo
europeo una realtà di grande rilievo con circa 180.000 imprese, che sono
destinate a crescere con il suo allargamento ad est. Il settore ha, purtroppo,
in questi ultimi anni perduto migliaia di imprese e più di 850.000 posti di
lavoro; il venir meno dell'accordo Multifibre rischia di portare nel settore
tessile mondiale alla perdita di 30 milioni di posti di lavoro, di cui oltre 22
milioni femminili. Questa crisi è fortemente sentita dal sistema
produttivo italiano in cui le produzioni tessili, dell'abbigliamento e del
calzaturiero rappresentano punti di forza dei nostri sistemi distrettuali e di
piccola impresa. Questo settore, più di molti altri, sta attraversando un
periodo di crisi, dovuta sicuramente ad una congiuntura internazionale
negativa, ma derivante anche da una perdita di competitività del
prodotto italiano sui mercati interni ed esteri, a causa della concorrenza
che subisce dall'enorme quantitativo dei prodotti della moda provenienti dai
Paesi asiatici. Attualmente la sola Cina detiene il 17 per cento della
quota mondiale di commercio nel comparto, percentuale che, secondo le stime più
recenti della Banca mondiale, potrà salire al 45 per cento dopo la fine del
sistema basato sulle quote. A beneficiare dal 1o gennaio 2005
dell'abbattimento dei contingenti all'importazione non sarà, purtroppo per le
nostre imprese, soltanto la Cina: potranno trarre grandi vantaggi dal decadere
dell'accordo India e Pakistan, paesi tecnologicamente avanzati e con una
significativa produzione interna di cotone e di fibre sintetiche.
Il venir meno dell'accordo Multifibre,
quindi, è vissuto con grande preoccupazione da operatori italiani e comunitari
del settore, che temono le conseguenze di un prevedibile massiccio aumento delle
importazioni dai Paesi asiatici, anche perché tali importazioni vengono
effettuate a prezzi fuori mercato che è possibile praticare, come detto, grazie
anche al basso costo della manodopera locale e della pressoché completa assenza
di regole socio-ambientali: si pensi che un lavoratore cinese del settore
tessile abbigliamento guadagna mediamente meno di 60 euro al mese. Per questi
motivi si è fatta strada l'ipotesi di richiedere una proroga per la scadenza
dell'accordo Multifibre, viste anche le mutate condizioni del mercato non
prevedibili al momento della firma dell'accordo; il vecchio accordo Multifibre
è del 1974 ed è stato poi ripreso in sede di WTO nel 1995 come accordo del
settore tessile e dell'abbigliamento. Tuttavia sono ben note le difficoltà per
una proroga del termine dell'accordo, che come tale, necessita per essere
modificato dall'assenso di tutte le parti contraenti. Da considerare, inoltre,
che l'apertura del commercio internazionale nel settore tessile e
dell'abbigliamento potrebbe offrire all'industria europea numerose opportunità
di affermare anche sui mercati asiatici la propria produzione; ciò sarebbe
possibile se fosse stato risolto il problema dell'allineamento dei dazi e
l'abbattimento delle barriere non tariffarie.
Su queste problematiche ritiene si debba fermare l'attenzione del Governo. Perché
se è vero che è compito dell'impresa trovare le condizioni per stare sul
mercato, è anche vero che è compito
del nostro Governo far sì che si determino le condizioni generali che devono
consentire alle imprese di essere competitive e garantire un'apertura effettiva
e reciproca dei mercati. Ove non si ottenesse il rinvio della
scadenza dell'accordo Multifibre, è essenziale che il Governo si impegni
affinché la posizione che la UE porterà nella discussione OMC, garantisca alle
imprese europee del settore un accesso ai mercati a livello mondiale comparabile
alle condizioni d'importazione che l'Unione europea applicherà a partire dal
2005.
È necessario, per approcciare nella maniera migliore e più efficace la
problematica, considerare che nella stessa Unione europea le posizioni non
convergono tutte verso un medesimo indirizzo: ci sono Paesi, come l'Italia,
la Francia, la Spagna, la Grecia, dove la vocazione verso l'industria del TAC è
molto forte ed altri, come sono quelli del nord Europa, dove la tradizione è di
tipo commerciale e non produttivo. Fondamentale che il nostro Governo ponga con
forza in Europa la richiesta di affrontare,
nel corso degli accordi che dovrebbero essere siglati entro il prossimo 2005 ad
Hong Kong, le problematiche che attengono lo sviluppo del commercio mondiale, la
promozione dello sviluppo, il commercio libero e leale, il libero accesso ai
mercati a livello mondiale con reciprocità di tariffe e superamento dei
numerosi ostacoli burocratici e non tariffari quali: tasse supplementari o altri
prelievi all'importazione, pratiche di convalida in dogana non basate sul prezzo
pagato per il prodotto importato, etichette onerose, requisiti di marchiatura,
moduli di autorizzazione d'importazione, procedure di certificazione tassate ed
altri. Dovrà anche lavorare per fa sì che la posizione UE sia ferma
nel chiedere che la concessione dei vantaggi derivanti dalle preferenze
tariffarie sia esclusivamente attuata verso i Paesi in via di sviluppo meno
competitivi, escludendo dal novero quei Paesi che come la Cina, hanno un sistema
economico-industriale pari a quello dei Paesi più industrializzati. Sottolinea,
infine, l'opportunità di adottare, quanto prima le misure in materia di difesa
del made in Italy già previste nella legge finanziaria dello scorso
anno.
Si dichiara, in conclusione, disponibile a convergere su un documento unitario.
Andrea LULLI (DS-U)
ringrazia il viceministro Urso per la sollecitudine con la quale ha inteso
accogliere la convocazione della Commissione su di un tema che riveste
particolare rilievo e sul quale, peraltro, è stata già approvata una
risoluzione il 29 luglio 2003 (n. 8-00054). Anche per quanto concerne il made
in Italy auspica che possano essere fatti passi in avanti, come anche per
risolvere il problema della tracciabilità e della etichettatura delle merci,
per lo meno per quanto riguarda quelle in entrata in Italia. A titolo di
esempio segnala come, con riferimento ad una nota marca di abbigliamento
italiano, sia prevista la tracciabilità dei tessuti per gli abiti venduti negli
Stati Uniti, mentre analogo obbligo non sussiste per gli abiti venduti in
Italia.
Occorre quindi, in linea generale, affrontare i problemi della reciprocità
dei dazi e dei controlli, facendo sì che l'Europa consenta il monitoraggio
dei flussi delle merci; ciò permetterebbe di intervenire con efficacia in un
settore strategico per il nostro Paese quale è quello del mercato tessile,
dell'abbigliamento e calzaturiero. Sottolinea, infine, l'importanza dello sforzo
unitario sin qui compiuto dalle diverse forze parlamentari al fine di supportare
il Governo in tale direzione e si dichiara disponibile a convergere su un
documento unitario.
Stefano SAGLIA (AN) segnala come anche il gruppo di Alleanza nazionale abbia inteso dare un contributo su di un tema che giudica di particolare rilievo, anche se il documento predisposto non è stato presentato in tempo utile. Auspica che si possa pervenire ad una risoluzione unitaria, che dovrebbe, a suo avviso, concentrarsi sull'esigenza di prevedere forme di monitoraggio dei flussi di merci, anche affinché il Governo possa sostenere, nel prossimo appuntamento della Conferenza euromediterranea di Tunisi del 28 settembre un obiettivo realistico, che si caratterizza per la sua efficacia rispetto ad altre possibili misure, comportando l'attivazione di clausole di salvaguardia. Auspica altresì che possano essere quanto prima rese operative le norme recate dall'ultima legge finanziaria in materia di contraffazione e di made in Italy. Desidera, infine, manifestare il proprio apprezzamento per il lavoro sin qui svolto dal viceministro Urso in tale settore strategico.
Ruggero RUGGERI, presidente, intende anch'egli ringraziare il viceministro Urso per l'impegno profuso a difesa dei prodotti italiani. Valuta positivamente il clima di condivisione che su questi temi si è potuto instaurare e auspica pertanto che si possa pervenire ad una risoluzione comune nella seduta odierna.
Il viceministro Adolfo URSO ricorda, come è noto, che il
prossimo 31 dicembre scadrà l'Accordo Multifibre sui tessili e l'abbigliamento
con la conseguenza che verranno liberalizzati gli scambi dei prodotti tessili e
vi sarà l'eliminazione del regime delle quote. Sia sul piano
nazionale che sul piano comunitario, negli ultimi mesi si è provveduto ad
avviare una serie di analisi sul futuro di questo importante settore della
nostra economia, nonché sugli strumenti più idonei a rendere sempre più
competitiva l'industria tessile comunitaria e sono stati istituiti gruppi di
studio come l'High Level Group ed il Working Group on Trade, i cui
lavori si sono ultimati nello scorso mesi di giugno. In particolare nella riunione
del 30 giugno u.s. l'High Level Group ha formulato diverse
raccomandazioni, che verranno tradotte
in un «Action Plan»:
a) realizzare, nei negoziati
multilaterali, la reciprocità nell'accesso al mercato e l'armonizzazione delle
tariffe;
b) completare, nei negoziati multilaterali, la reciprocità nell'accesso
al mercato e l'armonizzazione delle tariffe;
c) completare, entro il 2004, la zona Paneuromed, attraverso l'estensione
del cumulo d'origine diagonale tra i Paesi dell'area;
d) modificare il sistema delle preferenze generalizzate e delle regole
d'origine per favorire i Paesi meno avanzati, escludendo dai benefici i grandi
Paesi esportatori, quali Cina, Indonesia, Pakistan, Taiwan ed India;
e) sostenere il dialogo UE-Cina, sia a livello governativo che
industriale, per prevenire contestazioni commerciali, sensibilizzando le Autorità
cinesi a contenere le esportazioni;
f) introdurre l'etichettatura d'origine per i prodotti provenienti dai
Paesi Terzi, anche se su questo punto vi sono delle opinioni contrastanti
all'interno della Comunità;
g) realizzare dal 1o gennaio 2005, un monitoraggio delle
importazioni, soprattutto per quelle provenienti dalla Cina, sia a livello
doganale, sia attraverso un regime di sorveglianza preventiva;
h) semplificare le procedure relative agli strumenti di difesa
commerciale a disposizione degli operatori, soprattutto delle PMI.
Gli impegni che sono stati assunti dal Governo nella risoluzione del 29
luglio 2003 (n. 8-00054) si riferiscono ad attività condotte su un piano
negoziale multilaterale, in particolare in vista della V Conferenza
ministeriale del WTO; la Conferenza di Tunisi del prossimo 28 settembre,
nel quadro del dialogo euro-mediterraneo, ha l'obiettivo di analizzare, tra
tutti i Paesi partecipanti, la situazione e le prospettive del settore
tessile-abbigliamento, in vista dell'imminenza della liberalizzazione totale dei
commerci.
Durante la Conferenza di Tunisi potranno emergere utili orientamenti per
affrontare i problemi dell'immediato futuro, ma non sarà un incontro a
carattere negoziale. In linea con gli impegni assunti nella risoluzione citata, da
parte italiana saranno esaminati i problemi relativi alla reciprocità e alla
lotta alla illegalità negli scambi commerciali ma si proporranno iniziative per
il superamento delle barriere non tariffarie, che penalizzano in particolare il
sistema delle PMI europee. La proposta di costituire
un Osservatorio Internazionale sui flussi delle merci, che consenta
un monitoraggio specifico sui prodotti tessili è importante e degna della
massima attenzione. Occorrerà naturalmente, tener conto delle difficoltà di
pervenire ad una intesa a livello internazionale, a causa dei diversi
interessi contrapposti, qualora tale Osservatorio avesse un carattere
governativo, anche in considerazione del fatto che già esiste un analogo
organismo in sede WTO con finalità collegate al rispetto degli accordi vigenti.
Occorrerà tener conto anche delle iniziative comunitarie per istituire i
meccanismi di controllo dei flussi commerciali, come già detto, dal 1o
gennaio 2005 e di quanto peso avranno i risultati che l'Osservatorio potrà
ottenere, ai fini dell'adozione di eventuali provvedimenti limitativi degli
scambi.
Per quanto riguarda la proposta di
far prorogare di tre anni l'Accordo Multifibre, va segnalato
che ciò è già stato oggetto di analoga richiesta da parte di 90 Associazioni
di 47 Paesi ai Governi aderenti al WTO, sia industrializzati che in via di
sviluppo, per la convocazione urgente dell'organizzazione, proprio per una
eventuale proroga del regime delle quote, insieme ad iniziative per garantire il
fair trade nel settore tessile abbigliamento. Tale proposta tiene conto
del fatto che, al momento della stipula dell'Accordo Tessile Abbigliamento la
Cina non era ancora membro WTO e non era stato adeguatamente misurato l'impatto
della sua adesione sul regime degli scambi in questo settore. Da uno studio
effettuato, si pensa che la Cina conquisterà circa il 50 per cento del
commercio mondiale, con conseguenze drammatiche sulla concorrenza per i paesi
dell'Unione Europea, per gli USA e per i Paesi meno avanzati, anche in
conseguenza della sleale concorrenza praticata dalla Cina, con la politica dei
prezzi sfacciatamente bassi. Inoltre molti Paesi in via di sviluppo o Paesi meno
avanzati dipendono dal settore tessile-abbigliamento; la liberalizzazione delle
quote rischia, quindi, di avere conseguenze drammatiche sulle loro già deboli
economie.
Il 3 agosto scorso il Direttore Generale WTO, a seguito della richiesta
della Repubblica delle isole Mauritius di una riunione urgente per discutere
delle preoccupazioni dei PMA, ha riunito a Ginevra un Gruppo di Consultazione
Informale, a cui hanno partecipato i «major players» per vagliare la
fattibilità di tale richiesta. Pur riconoscendo i giusti timori dei Paesi meno
avanzati, India, Cina, Brasile, Egitto ed Indonesia non hanno dato il loro
consenso ad organizzare una riunione d'urgenza, rimandando la discussione del
problema al prossimo 1o ottobre, quando si svolgerà una seduta del
Consiglio merci, che avrà all'ordine del giorno anche argomenti riguardanti il
settore tessile.
Ruggero RUGGERI, presidente, avverte che i deputati Polledri, Lulli, Saglia, Ruggeri, Gambini, Cazzaro, Stucchi, Lussana e Raisi hanno presentato una risoluzione unitaria che assume il numero 8-00097 (vedi allegato).
Il viceministro Adolfo URSO concorda con gli impegni configurati nella
risoluzione Polledri n. 8-00097, i cui contenuti sarà sua cura ufficializzare
quale proposta del Governo nell'incontro di Tunisi del 28 settembre prossimo.
Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la risoluzione
Polledri n. 8-00097.
La seduta termina alle 20.55.