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BOZZE NON CORRETTE |
Stenografico Aula
in corso di seduta
Seduta n. 439 del 16/3/2004
(Sezione 6 - Interventi per contrastare le importazioni
illegali e le contraffazioni nel settore tessile - abbigliamento -
calzaturiero)
F) Interrogazione
gli eventi negativi che hanno coinvolto l'economia mondiale nel corso
dell'ultimo triennio hanno fortemente accentuato i disagi del «sistema moda»,
in particolare del settore calzaturiero, legato all'andamento dei consumi e
alle politiche dell'export;
da tempo le confederazioni artigiane, ultimamente anche la Confindustria, hanno
fortemente sollecitato le istituzioni locali e nazionali per un intervento
globale sull'intero comparto, dalla riduzione dell'iva, alla deducibilità della
componente «costo lavoro» dalla base Irap, alle misure «anti-dumping»
sociale e, più in particolare, alla tutela del marchio made in Italy,
con l'obbligatorietà dell'etichettatura e della tracciabilità e con una lotta
più incisiva alle importazioni illegali e alle contraffazioni;
alcuni provvedimenti hanno bisogno di tempi di applicazione ragionevolmente più
lunghi, ma altri, come i controlli delle dogane, sono di immediata
applicazione;
proprio a seguito di una visita della Confartigianato alla dogana di Civitanova
Marche sono state segnalate procedure non sufficienti a sconfiggere le
importazioni illegali e anche un organico sottodimensionato per affrontare
adeguatamente il problema -:
se non intenda dare un chiaro segnale d'attenzione a tutte queste
problematiche, adottando provvedimenti urgenti per migliorare e potenziare il
servizio doganale, consentendo così controlli più capillari ed efficaci;
se non ritenga, inoltre, possibile, con provvedimento amministrativo del
ministero dell'economia e delle finanze, catalogare le merci del settore
tessile-abbigliamento-calzaturiero dal canale verde al canale rosso, per
consentire, in questo modo, non più un semplice controllo cartaceo, ma un reale
e visivo controllo delle merci, per contrastare più efficacemente le
importazioni illegali e le contraffazioni, venendo incontro, in questo modo,
alle difficoltà di un settore economico per il quale le ripercussioni negative
hanno un evidente e drammatico risvolto di carattere occupazionale, soprattutto
in quelle zone, come il maceratese e il fermano, dove la produzione
calzaturiera rappresenta l'economia primaria. (3-02789)
(23 ottobre 2003)
(Interventi per
contrastare le importazioni illegali e le contraffazioni nel settore
tessile-abbigliamento-calzaturiero - n. 3-02789)
PRESIDENTE. Il
sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, onorevole Contento, ha
facoltà di
MANLIO CONTENTO, Sottosegretario
di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, relativamente alla
problematica evidenziata dagli onorevoli interroganti, concernente le
difficoltà in cui versa il settore della moda e, in particolare, il comparto
calzaturiero, anche a causa del fenomeno della contraffazione dei prodotti commerciali,
l'Agenzia delle dogane ha rilevato che contrastare tale fenomeno ha sempre
rappresentato una delle priorità dell'attività doganale, svolta seguendo, in
particolare, due direttrici fondamentali.
In primo luogo, il partenariato con le imprese, attraverso la predisposizione
di memorandum di intesa con le associazioni rappresentative delle realtà
economiche maggiormente colpite dal fenomeno della contraffazione. I predetti memorandum
rappresentano un importante mezzo per un'approfondita conoscenza dei diversi
settori merceologici. Essi prevedono uno scambio di dati e notizie con le
diverse associazioni di categoria e costituiscono, quindi, un imprescindibile
elemento per lo sviluppo dell'attività di intelligence finalizzata alla
predisposizione di efficienti controlli sui soggetti e sulle merci a rischio.
In secondo luogo, il potenziamento dei controlli sulle merci e sulle origini
sensibili, realizzato attraverso la predisposizione di profili di rischio
mirati, volti a selezionare soltanto quelle operazioni che presentino
caratteristiche tali da risultare meritevoli di controllo. Il predetto
potenziamento è stato attuato anche attraverso l'utilizzo di strumenti di
controllo tecnologicamente avanzati (apparecchiature scanner a sistema
mobile), idonei ad identificare, attraverso un apparato rilevatore a raggi X,
la composizione dei carichi di merci contenute all'interno di container
o automezzi di trasporto. Tali apparecchiature sono state installate nei
maggiori porti ed interporti del territorio nazionale.
I risultati conseguiti dall'Agenzia delle dogane nella lotta alla
contraffazione sono stati di particolare importanza, come testimoniano le
statistiche della Commissione europea, che riconosce all'Italia il miglior
risultato tra gli Stati membri negli ultimi anni, con una percentuale delle
merci contraffatte sequestrate pari al 30 per cento del totale. Questo dato, in
particolare, si riferisce al 2002. Riteniamo che anche per il 2003 possiamo
vantare un risultato analogo a questo (sono in corso i relativi accertamenti),
se non addirittura migliore rispetto all'anno precedente.
Un ulteriore impulso dell'attività di contrasto del fenomeno della
contraffazione potrà derivare dall'applicazione delle disposizioni contenute
nella legge finanziaria per il 2004 (approvata con la legge 24 dicembre 2003,
n. 350), all'articolo 4, relative alla prevenzione e repressione del fenomeno,
nonché dall'applicazione (a decorrere dal 1o luglio 2004) del nuovo
regolamento comunitario in materia di contraffazione, adottato dal Consiglio
europeo in data 22 luglio 2003, relativo «all'intervento dell'autorità doganale
nei confronti delle merci sospettate di violare taluni diritti di proprietà
intellettuale ed alle misure da adottare nei confronti di merci che violano
tali diritti». Si tratta, sostanzialmente, di una procedura molto più veloce,
che permette all'Agenzia delle dogane di intervenire direttamente bloccando le
merci che sono sospettate di contraffazione o di violare i relativi diritti da
parte degli interessati.
Anche la Guardia di finanza svolge un'efficace azione di contrasto al commercio
di merci recanti marchi illecitamente riprodotti, attraverso l'esercizio delle
tipiche funzioni di polizia economica e finanziaria.
Al riguardo, il comando generale della Guardia di finanza ha precisato che i
reparti del corpo, alla luce della recrudescenza del fenomeno della
commercializzazione di prodotti contraffatti e/o non conformi agli standard di
sicurezza europei e nazionali, sono stati sensibilizzati sulla necessità di non
trascurare, nella generalità delle attività di istituto, ivi comprese le
verifiche fiscali per fini doganali, lo specifico contesto operativo.
A tal fine, il corpo è impegnato in un'intensa attività di controllo sia negli
spazi doganali, per impedire l'introduzione, nello Stato e nell'Unione europea,
di merci della specie provenienti da paesi extracomunitari, sia nel resto del
territorio nazionale, per individuarne i centri di produzione ed i canali di
distribuzione, nazionali ed esteri.
In particolare, l'attività all'interno degli spazi doganali viene garantita
dalla Guardia di finanza - nel più ampio contesto delle funzioni di polizia
doganale - in un rapporto di dipendenza funzionale del personale dell'Agenzia
delle dogane, a cui compete l'organizzazione dei servizi di vigilanza presso
porti, aeroporti ed altre strutture similari.
Per quanto concerne, infine, problematiche riguardanti la carenza di personale
presso la dogana di Civitanova Marche, l'Agenzia delle dogane, non potendo
reperire personale da altri uffici della locale direzione regionale o da uffici
di altre direzioni regionali, ugualmente carenti di personale, ha provveduto,
nel corso dell'anno 2003, ad attivare la procedura di mobilità esterna, al
termine della quale saranno destinate, presso la citata dogana, tre unità di
personale, di cui una unità già assegnata.
Il comando provinciale della Guardia di finanza di Macerata ha rappresentato,
in proposito, difficoltà da parte del competente reparto operativo
nell'espletare i compiti di assistenza istituzionalmente demandati.
È stato comunque osservato che un'elevata percentuale delle operazioni di
importazione è eseguita direttamente presso la sede degli importatori, con il
ricorso ad una procedura semplificata, per la quale si prescinde dalla
presentazione della merce in dogana. Si tratta di una circostanza di rilievo,
di cui tenere conto, per una valutazione complessiva sull'adeguatezza del
sistema dei controlli doganali ad intercettare le partite di merci
contraffatte, fraudolentemente introdotte nel territorio comunitario.
Per quanto concerne, inoltre, la proposta di sottoporre al canale rosso
(controllo che impone la visita fisica della merce), anziché al canale verde
(per il quale non si procede ad alcun controllo) i prodotti dei settori tessile
e calzaturiero sospettati di contraffazione, l'Agenzia delle dogane ha fatto
presente che essa risulta di difficile attuazione, non solo per le possibili
misure di ritorsione nei confronti del «sistema Italia», ma anche in quanto
contraria alla logica di controllo che deve essere sempre funzionale alle
esigenze delle imprese ed alla fluidità dei traffici commerciali, in una logica
di libero mercato.
Si osserva, infine, che la legge finanziaria per il 2004 prevede, tra l'altro,
per potenziare la lotta alla contraffazione e per tutelare la specificità dei
prodotti, l'istituzione, a cura dell'Agenzia delle dogane, di un'apposita banca
dati, alla quale potrà accedere anche la Guardia di finanza, dove far confluire
tutti i dati caratteristici idonei a contraddistingue i prodotti da tutelare.
Vorrei infine concludere ribadendo che sulla vicenda della contraffazione il
Governo e l'Agenzia delle dogane intendono porre una speciale attenzione,
sottolineata sia in sede di discussione delle norme richiamate nel corso
dell'esame della legge finanziaria per il 2004 , sia, allo stato, dal
potenziamento delle attività degli indicatori antifrode, come suggerito anche
dagli interroganti, e dal monitoraggio di quei settori nei quali stiamo
registrando, in effetti, una sorta di concorrenza sleale praticata in
larghissima misura proprio attraverso la violazione dei diritti che sono stati
ricordati nel testo della stessa interrogazione.
PRESIDENTE.
L'onorevole Paola Mariani ha facoltà di replicare.
PAOLA MARIANI. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il rappresentante del Governo per i
provvedimenti che saranno adottati al fine di contrastare il fenomeno della
contraffazione. Sicuramente, molte delle misure che sono in vigore risultano
inefficaci; d'altro canto, il problema non sarebbe stato posto dagli operatori
del settore in termini così pressanti.
L'interrogazione presentata riguarda in modo particolare la dogana di
Civitanova perché, da un sopralluogo effettuato anche dalle associazioni di
categoria, si era constatata l'esiguità del personale addetto e la conseguente
difficoltà nell'eseguire i controlli.
come ha ricordato il
sottosegretario, essendo le merci catalogate per il canale verde, i controlli
spesso non sono sufficienti ad evidenziare le contraffazioni.
Il motivo per il quale è stato sollevato il problema deriva dal fatto che vi è
una forte crisi nel settore calzaturiero. Soprattutto nella zona del maceratese
e del fermano tale crisi ha risvolti particolarmente preoccupanti, visto che il
settore calzaturiero ricopre il 90 per cento dell'economia di quei territori.
Dunque, l'intera economia della zona rischia di essere collassata da una crisi
del settore calzaturiero.
Sappiamo che nel suddetto settore vi sono moltissimi addetti e che numerose
imprese, negli ultimi anni, sono state costrette a chiudere. Solo nella
provincia di Macerata più di 1.200 addetti, secondo dati Confindustria, sono
stati licenziati e molteplici attività vengono chiuse giornalmente. A ciò vanno
aggiunti i dati provenienti dal settore dell'artigianato (anche se tali dati
non sono aggiornati agli ultimi periodi). Dobbiamo anche considerare che,
forse, non risulta alle cronache l'importanza di tale crisi occupazionale perché
molti di questi addetti lavorano in imprese piccolissime che, nel momento della
chiusura, non suscitano la rilevanza delle grandi imprese del nostro paese.
Questo, però, non toglie niente alla gravità della crisi del settore
calzaturiero che non è uguale alle crisi cicliche che hanno investito lo stesso
settore.
Conosciamo benissimo i problemi che abbiamo di fronte. Mi riferisco,
innanzitutto, all'aggressività di alcuni paesi extracomunitari, come i paesi
asiatici, nell'intervenire nel nostro settore commerciale. Vi è, inoltre, la
concorrenza dei paesi della Comunità europea che hanno avuto la possibilità di
produrre a costi molto più bassi rispetto a quelli del maceratese e del
fermano. Sappiamo anche quali siano le difficoltà delle esportazioni con la
supervalutazione dell'euro nei confronti del dollaro. Tutto ciò, insieme alla
scarsa capacità di acquisto data dall'esiguità dei salari dei nostri operai, ha
causato un calo degli acquisti sia sul fronte interno, sia sul fronte esterno.
Dobbiamo inserire una serie di misure per il lungo e per il breve periodo. Do
atto al Governo di aver captato la sensibilità e le richieste di tale settore
per quanto riguarda il
problema del marchio made
in Italy. Tuttavia, così come è stato inserito nella legge finanziaria, non
potrà risolvere il problema. Infatti, nella finanziaria ci si richiama alle
norme previste dal regolamento europeo. Questo, per quanto riguarda il settore
calzaturiero, significa che potranno apporre il marchio made in Italy
sia quelle imprese che producono interamente in Italia, sia quelle che
producono parzialmente all'estero. Il problema sollevato dagli imprenditori e
dagli artigiani del territorio, dunque, non verrà risolto. Infatti, uno dei
problemi più scottanti è quello di avere produzioni interamente effettuate sul
territorio italiano a costi molto elevati e produzioni parzialmente effettuate
all'estero che, invece, hanno un costo del lavoro molto più basso. Anche in
questo campo bisogna adoperarsi per fare chiarezza ed intervenire sul
regolamento europeo perché vi sia la possibilità di definire quali merci
vengono prodotte esclusivamente in Italia e quali vengono prodotte parzialmente
all'estero.
Dobbiamo intervenire anche per omogeneizzare i dazi doganali. Bisogna far sì
che le merci importate in Italia abbiano una certificazione che identifichi la
tracciabilità del prodotto. Ciò andrebbe a vantaggio sia delle imprese sia dei
consumatori che debbono poter scegliere il prodotto anche sulla base delle
caratteristiche e del luogo di produzione.
Possiamo, però, intervenire anche con misure più rapide....
PRESIDENTE. Onorevole
Mariani, dovrebbe concludere.
PAOLA MARIANI. ...e di
pronto intervento, come quella dei controlli alle dogane. Concludendo, la
misura che chiediamo è quella del passaggio dal canale verde al canale rosso
delle merci provenienti dal tessile-abbigliamento, perché questo darebbe agli
imprenditori il senso dell'interesse immediato del Governo e quindi darebbe
loro la sensazione di non essere lasciati soli. Sappiamo infatti benissimo che
la crisi non si risolverà solo con queste misure, ma che ci sarà bisogno di un
intervento a più livelli (si stanno già muovendo le varie istituzioni locali,
le province e le regioni). È, dunque, importante che anche il Governo faccia la
sua parte, con chiarezza e determinazione, ponendo in essere queste misure, a
protezione dalle contraffazioni, e prevedendo anche delle misure di
agevolazione, come ad esempio la deducibilità del costo del lavoro dalla base
imponibile IRAP, nonché misure a sostegno di quelle imprese che intendono
riconvertirsi o fondersi...
PRESIDENTE. Onorevole
Mariani, lei ha di molto oltrepassato il tempo a sua disposizione.
PAOLA MARIANI.
...soprattutto quelle più piccole, affinché tutto ciò possa veramente sostenere
il settore produttivo, che per noi è vitale.