COMMISSIONE XI
LAVORO PUBBLICO E PRIVATO

Resoconto stenografico

INDAGINE CONOSCITIVA


Seduta di martedì 27 maggio 2003

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE DOMENICO BENEDETTI VALENTINI

La seduta comincia alle 11.45.

(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

 

Audizione di rappresentanti della FIADA (Federazione italiana delle associazioni di dipendenti azionisti).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione e ai risultati di impresa, l'audizione di rappresentanti della FIADA (Federazione italiana delle associazioni di dipendenti azionisti).
Ringraziamo vivamente per aver accolto l'invito della Commissione l'avvocato Gualtiero Di Re, presidente della FIADA, e il dottor Francesco Bortot, vicepresidente, ai quali faccio presente che gli elaborati che vorranno consegnare saranno tenuti in considerazione ai fini dell'accurato lavoro di sintesi che stiamo predisponendo.
Do senz'altro loro la parola.

GUALTIERO DI RE, Presidente della FIADA. Dopo il mio intervento, che sarà ricognitivo sull'azionariato dei dipendenti del nostro paese e sulle iniziative intraprese, in questi anni, dal Parlamento italiano e dagli organismi comunitari, lascerò, poi, la parola al vicepresidente, dottor Bortot, che illustrerà l'esperienza della sua realtà aziendale, nella quale si confronta ogni giorno con l'assenza di una legge quadro sull'azionariato dei dipendenti.

Presidente, abbiamo preparato un dossier di documenti, che consegniamo alla Commissione, che illustra le problematiche inerenti all'azionariato dei dipendenti nel nostro paese e contiene un saggio del comitato scientifico della FIADA su tale tema.
La FIADA, federazione italiana che raggruppa tredici associazioni di dipendenti azionisti, è nata nel 1999, all'indomani delle grandi operazioni di privatizzazione che hanno interessato i maggiori gruppi industriali e bancari del nostro paese, allo scopo di mettere insieme le istanze delle associazioni dei dipendenti azionisti, nell'intento di sensibilizzare il legislatore sull'opportunità di emanare una legge quadro sull'azionariato dei dipendenti. Negli ultimi anni abbiamo partecipato a tre audizioni presso la Commissione finanze, in cui si è discussa la cosiddetta legge Draghi e oggi, in maniera un po' provocatoria - me ne scuso con i componenti della Commissione - presentiamo la memoria dell'anno scorso, nella quale analizzavamo le lacune della suddetta legge e le norme che, a nostro giudizio, non solo non favorivano le associazioni di dipendenti azionisti, ma addirittura le penalizzavano.
Ci sembra che la nostra posizione di allora sia attuale anche oggi. Riguardo alle società quotate, che rappresentano l'ambito che maggiormente interessa alle associazioni di dipendenti azionisti, costituendone la più grande realtà, la legge Draghi ha, infatti, previsto alcune norme che, forse nell'idea del legislatore dell'epoca, avrebbero voluto favorire l'aggregazione di azionisti, ma che, invece, alla luce dell'esperienza pratica, riteniamo non abbiano sortito gli effetti sperati. Ciò è avvenuto perché la normativa sulla raccolta delle deleghe di voto, che è cruciale per permettere a migliaia di soci di coalizzarsi di fronte ad una proposta dell'associazione di dipendenti azionisti, si è rivelata estremamente farraginosa e scoraggiante.
Riteniamo sia necessaria una legge quadro sull'azionariato dei dipendenti, non solo delle società quotate ma anche di quelle che lo saranno in futuro, ed auspichiamo che questa audizione possa essere il volano per giungere, magari entro la fine di questa legislatura, alla sua approvazione.
A nostro giudizio, oggi ci sono più fattori che potrebbero giocare un ruolo decisivo. Vi è innanzitutto un interesse continuo su questo tema da parte di esponenti di varie forze politiche, che, infatti, dal 1994, hanno presentato proposte di legge al riguardo (tra l'altro, la proposta in discussione, identica nella sostanza ma differente nella forma - in quanto non si trattava di legge delega -, nella scorsa legislatura venne presentata dal presidente di questa Commissione, l'onorevole Benedetti Valentini, dall'onorevole Fini e dall'onorevole Alemanno). Vi è poi una sfida del legislatore comunitario su questo tema: nel 2001 la Commissione della Comunità europea ha emanato una comunicazione sulla partecipazione finanziaria, accezione nella quale veniva ricompreso e si ricomprende tuttora il concetto di stock option, azionariato dei dipendenti e salario variabile.
Nel documento è inoltre precisato che la partecipazione finanziaria è uno strumento chiave per le imprese al fine di raggiungere obiettivi di profitto e di miglioramento delle relazioni sindacali. Questo tipo di legislazione è un elemento chiave, e come tale deve essere considerato dagli Stati membri, per permettere di raggiungere i famosi obiettivi della conferenza di Lisbona, ossia la costruzione della più grande area di sviluppo economico e sociale del mondo.
Peraltro, entro settembre o ottobre del 2004, il Parlamento italiano dovrà recepire la direttiva sulla società europea, che è un argomento affine al tema dell'azionariato dei dipendenti (anche se non coincidente, non occupandosi di partecipazione agli organi sociali fondata sul capitale), in cui vi è la possibilità di scegliere un modello più forte di implementazione sulla strada del modello tedesco di cogestione.
Dobbiamo ricordare alla Commissione che, anche a livello governativo, il ministero del lavoro, nell'ambito del libro bianco, in particolare nel capitolo sulla democrazia europea, ha indicato di ritenere l'azionariato dei dipendenti un fattore importante ed ha raccomandato una legiferazione in materia. Quindi, secondo noi, a livello nazionale i tempi sono maturi per pensare ad una legge quadro che, innanzitutto, risolva i problemi pratici concernenti la raccolta delle deleghe di voto nelle società quotate, comunque essenziali, perché se i piccoli azionisti non riescono a coalizzarsi non si può parlare di democrazia economica; partendo poi da questo punto, cerchi inoltre di incentivare tale fenomeno anche per le imprese non quotate che decidono di assegnare azioni ai dipendenti, magari attraverso benefici fiscali. Secondo noi esistono tutti i presupposti tecnici e temporali affinché il legislatore nazionale ponga mano alla materia, altrimenti il risultato sarà un impoverimento del fenomeno, perché esaurite ormai le privatizzazioni credo che il fenomeno sia destinato ad avere un carattere residuale, mentre a nostro parere ci sarebbe ancora molto da fare. La nostra presenza in questa sede vuole proprio sensibilizzare la vostra attenzione su questo tema.
Nel concludere, vorrei segnalare alla Commissione, e in particolare al presidente, che la nostra associazione sta organizzando un seminario a Roma, da tenere nella prima metà di luglio, per discutere un saggio del nostro comitato scientifico, che troverete nei nostri allegati, sulla situazione dell'azionariato dipendente in Italia. Ricordo che il nostro comitato scientifico è presieduto dal professor Antonio Martelli, docente alla Università Bocconi. Ovviamente, preannuncio che è nostra intenzione invitare i membri della Commissione a prendervi parte anche alla luce di questa indagine conoscitiva.

FRANCESCO BORTOT, Vicepresidente della FIADA. Vorrei aggiungere una breve annotazione a quanto già detto riportando l'esperienza della nostra associazione aziendale, l'ADAC, che raggruppa i dipendenti azionisti del gruppo Credito Italiano, oggi Unicredito. Si tratta di un'esperienza decennale che a partire dalla privatizzazione della banca ha vissuto sulla propria pelle cosa voglia dire la mancanza di una adeguata normativa. I tempi dell'economia si sono dimostrati molto più veloci dei tempi normativi. Oggi, in seguito anche agli ultimi piani di azionariato dei dipendenti, la nostra banca ha 33 mila dipendenti azionisti, e l'assenza di previsioni normative adeguate, al di là di quanto a suo tempo previsto dal codice civile o dalla cosiddetta legge Draghi, ha indebolito la possibilità di partecipazione dei dipendenti azionisti al di là degli aspetti strettamente finanziari. In pratica, sono state date delle azioni piuttosto che denaro contante come parte del premio aziendale. La difficoltà di organizzazione dell'associazione è testimoniata dal fatto che, nonostante 33 mila dipendenti azionisti, in realtà la nostra associazione non riesce a radunare che alcune centinaia di essi, perché la difficoltà di presentare dei vantaggi agli associati in assenza di una normativa adeguata è tale che l'esistenza dell'associazione dipende più dalla buona volontà delle persone e dalla fiducia nella partecipazione aziendale che dal suo peso effettivo.
La normativa ha disilluso molti di coloro che nei primi anni si erano iscritti. Al momento della privatizzazione del CreditoItaliano gli iscritti erano oltre mille dei 15 mila dipendenti del gruppo, con la possibilità di un ampliamento ulteriore; in seguito, però, la constatazione di un disinteresse del legislatore e della mancanza di una possibilità di intervento all'interno delle assemblee aziendali ha causato problemi rilevanti. Ricordo che al momento della privatizzazione ben il 3 per cento del capitale è stato collocato presso i dipendenti che, in teoria, avrebbero dovuto avere una rappresentazione in uno degli organi societari. Tutto ciò purtroppo non è avvenuto. Dopo il caso Enron, credo che una legge in materia sia diventata ancora più urgente perché, seguendo la realtà americana, i manager sono troppi favoriti all'interno dell'azienda, rischiando di creare un conflitto di interesse con i dipendenti e con l'azionariato diffuso. È importante anche il dibattito che recentemente si è incardinato sull'impresa socialmente responsabile, di cui i dipendenti azionisti sarebbero degli stake older, tuttavia al momento il risultato di tutto ciò si limita soltanto ad un'informativa a cose fatte, mentre occorrerebbe invece una consultazione ex ante, sempre salvaguardando la libertà di scelta strategica dell'azienda.

PRESIDENTE. Vi ringraziamo per il vostro sintetico intervento. A vostra lode dico che, se altri avessero utilizzato la vostra capacità di sintesi per fornirci contenuti più concreti, forse il nostro lavoro sarebbe stato anche più fruttuoso. Terremo sicuramente la vostra memoria in primaria considerazione. Per quanto riguarda il seminario che la vostra associazione intende organizzare vi garantisco la mia piena disponibilità e, credo, anche quella dei colleghi della Commissione.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 12.