Confapi ha vinto una battaglia. Apprezziamo lo sforzo fatto dal Governo, e in particolare dal Mise e dal Ministro Di Maio, per aver recepito all’interno del Decreto Semplificazioni la nostra istanza per ridurre i tempi di pagamento nelle transazioni tra privati che, in barba alla direttiva europea sul tema, arrivano fino a 150-180 giorni, minando la competitività delle nostre Pmi”. Così il presidente Casasco, commenta il recepimento, nel decreto semplificazioni appena diventato legge, dell’istanza che contempla come gravemente iniqua per le Pmi la clausola che prevede tempi di pagamento superiori a 60 giorni. Le Pmi italiane subiscono un grave squilibrio finanziario poiché i tempi di medi di pagamento (sia tra privati sia verso lo Stato) arrivano a 180 giorni.
La direttiva europea 2011/7/UE (Lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali) stabilisce i tempi (60 e 30 giorni) entro i quali le fatture devono essere regolate e prevede sanzioni pecuniarie nel caso non vengano rispettati.
La realtà è che l’applicazione concreta di questa direttiva è del tutto disattesa e le Pmi, parte contrattuale debole verso la grande industria, subiscono costantemente termini contrattuali di pagamenti che le costringono a fungere “da banca” ai loro clienti. Secondo un recente  studio di Confapi, abbassando i tempi di riscossione del ciclo credito/debito a 60 giorni l'indebitamento finanziario netto diminuisce del 55,4%, col risultato di maggiore liquidità, più investimenti e maggiore competitività delle imprese.

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