Confederazione italiana delle piccola e media industria
Progetto Euro & PMI
 

 

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Euro & PMI
 

 

quesiti generali

  1. Cos’è l’unione economica e monetaria europea?
  2. Con l’Atto Unico del 1986 i Paesi dell’Europa comunitaria decisero di realizzare uno spazio senza frontiere interne nel quale fosse assicurata la libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali. La completa realizzazione di tale spazio era però ostacolata dalla instabilità finanziaria causata dalla mancanza di una politica monetaria comune. Con il Trattato di Maastricht del febbraio 1992 si decise quindi di completare l’unione avviata con l’introduzione di una unica moneta europea, dando così avvio all’Unione Economica e Monetaria Europea.

  3. Chi emetterà l’euro?
  4. La Banca Centrale Europea (BCE), una nuova istituzione che sarà l’unica responsabile della politica monetaria nell’Unione Europea ed avrà come obiettivo principale il mantenimento della stabilità dei prezzi. Verranno coinvolte le Banche Centrali Nazionali che insieme alla BCE formeranno quello che si chiama il Sistema Europeo delle Banche Centrali.

  5. Come sarà fatto l’euro?
  6. La nuova moneta sarà disponibile in monete metalliche da 1, 2, 5, 10, 20, 50 centesimi e da 1 e 2 Euro.

    I tagli delle banconote saranno di 5, 10, 20., 50, 100, 200 e 500 Euro.

  7. L’euro modificherà il potere d’acquisto?
  8. Il passaggio alla Moneta Unica non modificherà il potere d’acquisto perché tutti gli importi espressi in Lire (prezzi, stipendi, pensioni, debiti, crediti, ecc.) verranno trasformati in Euro utilizzando il medesimo tasso di conversione.

  9. Che differenza c’è tra ecu e euro?
  10. Il fatto che il tasso di conversione tra Euro e Ecu sia fissato nel rapporto 1 a 1 non deve far pensare che l’Euro sia soltanto un nuovo nome dell’Ecu. L’Ecu infatti non è una valuta vera e propria: nessun istituto è autorizzato ad emettere banconote o monete in Ecu aventi corso legale. L’Ecu nacque come unità di conto, costruita sulla base di un paniere di diverse monete europee ed utilizzata nell’ambito del Sistema Monetario Europeo (SME). Successivamente il suo utilizzo si è diffuso anche tra i privati, fino ad assumere un comportamento proprio, in parte indipendente dalle monete che lo compongono. L’Ecu ha dunque un tasso di cambio che varia quotidianamente nei confronti di ogni moneta, e quindi chi effettua operazioni in Ecu affronta un rischio di cambio.

    Al contrario l’Euro sarà una moneta a tutti gli effetti, con banconote emesse dalla BCE, e sarà l’unica moneta in circolazione nei Paesi dell’Unione Monetaria, senza quindi nessun rischio di cambio per i cittadini di questi Paesi.

  11. Che cosa cambia per i Paesi dell’Unione Europea che rimarranno esclusi dall’Unione Monetaria? Che relazioni avranno con i Paesi che partecipano all’Unione Monetaria?

I Paesi che restano fuori dall’Unione Monetaria (Paesi Out) mantengono la sovranità monetaria, ossia la possibilità di impostare politiche autonome in funzione degli obiettivi interni e di utilizzare il cambio come strumento di aggiustamento a sostegno delle esportazioni. A causa della loro posizione marginale però i Paesi out potranno essere esposti ad attacchi speculativi rischiando la svalutazione della propria moneta nazionale e l’aumento dei tassi di interesse.

A disciplinare i rapporti tra Paesi in e out ci sarà lo SME2, un nuovo meccanismo di cambio che partirà dopo l’avvio dell’Unione Monetaria. Lo SME2 si baserà su un sistema di parità centrali rispetto all’Euro. La banda di oscillazione continuerà ad essere la stessa che oggi è in vigore: 15% sopra o sotto la parità centrale. Le parità centrali saranno fissate di comune accordo tra la Banca Centrale Europea ed i rappresentanti dei Paesi in e out. Obiettivo dello SME2 è di sostenere lo sforzo di convergenza dei Paesi out verso una futura adesione all’Unione Monetaria, impedendo loro di utilizzare svalutazioni competitive sui mercati esteri nei confronti dell’Euro.

 

 

rapporti con il mercato

  1. Cosa succederà con i contratti vigenti con l’introduzione dell’euro?
  2. I Regolamenti Comunitari prevedono che ogni riferimento alle monete nazionali contenuto nei contratti di ogni natura sia automaticamente considerato come riferimento all’Euro. Quindi il cambio di valuta non altererà la continuità dei contratti e non potrà costituire causa di risoluzione.

  3. Quali vantaggi potranno avere le pmi dall’introduzione di una moneta unica europea?
  4. Per le PMI che importano o esportano, o investono all’estero nell’ambito dell’Unione Europea, i rischi di cambio e d’interesse non esisteranno più mentre finora hanno ostacolato o reso quantomeno più costose tutte queste operazioni. Scompariranno anche i costi delle transazioni di cambio

  5. Come prepararsi in tempo a questo grande mutamento e trarne il massimo vantaggio?
  6. Offrire ai propri clienti fin dall’inizio del 1999 un catalogo prodotti, un servizio di gestione ordini o prenotazioni che presenti tutti i prezzi nella doppia moneta oltre a migliorare la propria immagine potrà essere un mezzo per cogliere possibili vantaggi competitivi sul mercato europeo.

    Poter effettuare ordini in entrambe le monete potrà essere di aiuto nella gestione dei propri fornitori.

    Sarà necessario rivedere i contratti di fornitura inserendo una clausola indispensabile a mantenere in vita i contratti anche dopo la perdita di valore legale della lira.

    Le operazioni di import/export, come quelle sul mercato nazionale, in Euro comporteranno la necessità di emettere o ricevere documenti contabili in Euro. Quindi sarà necessario adeguare le proprie procedure di ordini e fatturazione e quindi i propri sistemi contabili perché siano in grado di gestire operazioni nelle due monete.

  7. Quali sono i cambiamenti interni che la mia azienda dovrà affrontare?
  8. Aspetti contabili e fiscali: la data di conversione della contabilità interna, la gestione degli arrotondamenti e dei relativi scarti, il confronto del primo anno di bilancio in Euro con l’ultimo in Lire, la presentazioni delle dichiarazioni fiscali in Euro.

    Ciclo attivo: listino prezzi in Euro, predisposizione al dual pricing, modalità di fatturazione, gestione degli incassi in Lire ed Euro.

    Ciclo passivo: gestione degli ordini e della fatturazione, gestione dei pagamenti, salari e stipendi.

    Adeguamento dei sistemi informativi: cifre decimali presenti nella valuta Euro, arrotondamenti, doppia rappresentazione temporanea degli importi.

    Personale: formazione interna per singola mansione interessata al cambiamento.

    per le operazioni commerciali ed alcuni costi di gestione (ad esempio quello per il flusso di cassa). Diminuiranno i costi interni di gestione dei cambi, lasciando così spazio a un maggiore rendimento degli investimenti.

  9. Quali svantaggi per le pmi con l’introduzione dell’euro?
  10. Sicuramente sulle PMI graveranno alcuni costi temporanei, come la definizione dei nuovi prezzi in Euro, l’adattamento delle tecnologie (hardware) e dei sistemi di contabilità (software).

  11. Aumenterà la concorrenza dei Paesi esteri per la mia azienda?

Per le aziende italiane la concorrenza con i Paesi esteri aumenterà senz’altro. Questo perché prima di tutto spariranno le residue barriere commerciali tra i Paesi membri dell’Unione Monetaria, ma soprattutto perché per i clienti sarà facile confrontare i prezzi di beni e servizi dei diversi Paesi membri una volta che saranno tutti espressi in Euro. La conseguente trasparenza dei prezzi espressi nella medesima divisa, faciliterà il controllo della loro composizione, evidenziando i differenziali fiscali, il peso del livello di efficienza delle infrastrutture, ecc. E’ prevedibile quindi che in un’ottica di lungo periodo le imprese tendano a gestire le loro attività su scala trasnfrontaliera, realizzando economie di scala nel campo della logistica, dei prodotti e della distribuzione nell’interesse del consumatore che beneficerà di minori costi da sostenere.

 

 

rapporti con le banche e la finanza

  1. Cosa bisogna fare se si sono effettuati investimenti in ecu?
  2. L’Ecu cesserà di esistere come moneta europea nel corso del mese di dicembre 1998, per sparire definitivamente con il primo gennaio 1999 con la conversione in Euro nel rapporto 1 a 1. L’Ecu privato (cioè quello che potrà essere tenuto in piedi solo dal mercato, sulla base della domanda e dell’offerta) potrà invece sopravvivere. E’ comunque opportuno considerare eventuali contingenti condizioni di sottovalutazione dell’Ecu.

  3. Come cambieranno le operazioni bancarie?
  4. Nella prima fase compresa tra il 1999 e il 2002 le Istituzioni europee hanno stabilito che l’utilizzo dell’Euro non sia né obbligatorio né proibito. L’Euro sarà diffuso prevalentemente nei grandi circuiti finanziari. Alcuni imprenditori, che ad esempio operino intensamente con i mercati esteri, potrebbero ritenere conveniente denominare i propri conti correnti in Euro già da questa prima fase. In questo caso potranno accordarsi con la propria banca per aprire un conto in Euro.

    Nei primi sei mesi del 2002, quando inizieranno a circolare banconote e monete in Euro, i conti bancari verranno automaticamente trasformati in Euro applicando il tasso di conversione. In questo periodo tutti i prelievi, anche tramite Bancomat, saranno effettuati esclusivamente in Euro mentre i depositi per sei mesi potranno essere effettuati anche i lire.

    Successivamente ci sarà la possibilità di convertire in Euro le vecchie banconote i Lire esclusivamente presso la Banca d’Italia.

  5. Cosa succederà ai conti correnti denominati in divisa?
  6. Dal 1° gennaio 1999 perderanno ogni significato i conti correnti nelle divise dei Paesi membri dell’Unione Monetaria. Manterranno la propria funzione solo quelli denominati nelle divise dei Paesi extra Unione: in questo caso le attese di rivalutazione del capitale accumulato saranno collegate al rapporto di cambio Euro/Valuta extra Unione.

  7. Cosa accadrà ai tassi di interesse?
  8. I livelli dei tassi di interesse dei Paesi che entreranno nell’Unione Monetaria Europea quasi certamente tenderanno a convergere per il periodo che ancora ci separa dal primo gennaio 1999. A partire da questa data i tassi di riferimento per l’Euro (titoli di Stato a lungo termine) saranno quasi eguali in tutti i Paesi ammessi; solo i premi a rischio potranno differire. Le eventuali variazioni dipenderanno da altri fattori.

    Con il processo di convergenza quindi i tassi scenderanno nei Paesi in cui sono più elevati. Per l’Italia dunque ci sarà un calo dei tassi di interesse.

  9. Un prestito in ecu diventerà più caro a causa della maggiore stabilità dell’euro?
  10. I prestiti in Ecu saranno tutti convertiti in Euro, nel rapporto 1 a 1, all’inizio del 1999. E’ più che probabile che in quel momento il tassi d’interesse di mercato dell’Euro sarà inferiore al tasso di interesse contrattuale a lungo termine dell’Ecu, ma si tratta del rischio comune a tutti i tassi di interesse.

  11. Le mie garanzie di credito dovranno essere rivalutate?
  12. No, perché il loro valore sarà semplicemente convertito in Euro.

  13. Alcuni servizi bancari internazionali costeranno di meno?
  14. E’ molto probabile che le transazioni internazionali di pagamento tra Paesi dell’Unione Europea avverranno in Euro dal gennaio 1999, quindi le spese relative si ridurranno grazie alla mancanza delle commissioni di cambio e di altri costi. Con i Paesi che non parteciperanno alla terza fase invece i costi rimarranno invariati.

  15. Che cosa succederà ai titoli dopo l’introduzione dell’euro?
  16. Le Istituzioni comunitarie hanno stabilito che i titoli di Stato dovranno essere emessi in Euro dal 1° gennaio 1999. I titoli emessi precedentemente nelle vecchie valute ed ancora in vita dopo l’introduzione dell’Euro saranno convertiti con modalità ancora da specificare, anche per quanto riguarda i titoli azionari ed obbligazionari di emittenti privati. Si può comunque sin d’ora dire che:

    il passaggio all’Euro non modificherà il valore di rimborso dei titoli, come di qualsiasi altro credito a scadenza fissa, in quanto esso verrà effettuato sulla base del tasso di conversione;

    il tasso di interesse rimarrà invariato, a meno che non si tratti di titoli a tasso variabile, per i quali varranno le condizioni contrattuali.

    Per quanto riguarda i debiti a scadenza fissa (mutui), il valore del debito non subirà modificazioni e il tasso rimarrà invariato (fatte salve le operazioni a tasso variabile).

  17. Come sarà risolta la questione degli arrotondamenti nella conversione in euro di prezzi in divise nazionali?
  18. Il passaggio dalle divise nazionali all’Euro, in base ai rapporti di conversione, produrrà molte cifre decimli che, secondo le norme comuni, dovranno essere ridotte a due. Si arrotonderà quindi al centesimo per difetto se il terzo decimale è inferiore a 5, per eccesso se il terzo decimale è uguale o superiore a 5.

  19. Che cosa cambierà nei sistemi di pagamento?

Con l’Unione Monetaria nascerà un sistema di pagamento unico per tutti i Paesi membri, al posto dei circa 60 sistemi di pagamento nazionali oggi esistenti, che non sono collegati tra loro con la conseguenza che i trasferimenti sono lunghi e onerosi.

 

 

rapporti con i dipendenti

  1. Cosa succederà al contratto nazionale?
  2. La questione non è ancora stata affrontata, anche se il problema è decisamente rilevante. Una volta che tutti gli stipendi saranno in Euro ogni lavoratore potrà confrontare la sua busta paga con quella dei suoi colleghi europei. Per evitare una corsa al ribasso salariale, avvertono alcuni economisti, sarà necessario standardizzare anche le politiche del lavoro su scala europea. In tale ottica i contratti di categoria andrebbero estesi a tutta l’Unione, tenendo conto dei differenti livelli di produttività e degli orari. In Italia la questione è ancora sottovalutata a differenza di altri Paesi europei, come ad esempio il Belgio, dove le trattative sindacali sono attualmente agganciate a quelle delle corrispondenti categorie della Germania, della Francia e dell’Olanda.

  3. L’Euro renderà uguale nei diversi Paesi il costo del lavoro?

Il costo del lavoro dovrà necessariamente convergere all’interno dell’Unione Economica e Monetaria, per un processo di deregulation del mercato del lavoro e la ristrutturazione dei sistemi produttivi favorita dai tassi bassi. Questo però non nel breve ma nel lungo periodo.

 

 

rapporti tra i soci

  1. Cosa succederà con la ridenominazione dei capitali sociali in euro?
  2. Anche i capitali sociali dovranno essere ridenominati in Euro. Per le S.p.A. ci sarà quindi il problema di convertire il valore nominale delle azioni. Gli arrotondamenti al centesimo inoltre obbligheranno ad aumentare o ridurre il capitale sociale. Sorgeranno quindi problemi per distribuire tra gli azionisti le conseguenti perdite o guadagni.

  3. Quali saranno le conseguenze dell’introduzione dell’Euro sui bilanci delle imprese?
  4. Ne consegue che le imprese hanno facoltà di adottare l’Euro come unità di conto dei loro bilanci sin dal bilancio chiuso al 31 dicembre 1998, ma, nonostante la scelta sia facoltativa e non obbligatoria, tuttavia una volta presa la decisione essa è irrevocabile e irreversibile. E’ ragionevole ritenere che l’Euro sarà accolto in maniera diffusa da tutte quelle imprese che fondano i loro business su frequenti rapporti istituzionali, o hanno rapporti con imprese italiane che hanno scelto di adottare sin dalla fase di transizione la contabilità in Euro, ed emettono fatture in Euro e pretendono di riceverle in Euro.

  5. Per quanto riguarda i bilanci, quali saranno gli effetti della traduzione in euro di valori storici?
  6. Le variazioni dell’inflazione negli anni e la svalutazione della Lira hanno creato alle imprese italiane problemi di disomogeneità dei valori in alcune voci di bilancio. Quindi la conversione in Euro comporterà una sottostima delle attività immobilizzate rispetto agli stessi valori negli altri Paesi membri. Attualmente si discute la possibilità di varare un provvedimento di legge che, garantendo la neutralità fiscale, consenta un allineamento monetario dei valori di bilancio delle imprese italiane prima della loro traduzione in Euro.

  7. Quali sono le soluzioni per la chiusura e la riapertura dei conti nel periodo transitorio?

Dal punto di vista temporale la Commissione Europea ha stabilito che nonostante la data ufficiale di entrata in vigore dell’Euro sia il 1° gennaio 1999, già nei conti annuali e consolidati che chiudono al 31 dicembre 1998 devono essere utilizzati i tassi fissi di conversione tra l’Euro e le singole unità monetarie nazionali. Ciò implica che eventuali utili o perdite conseguenti alle differenze, che emergeranno tra i tassi fissi di conversione e i cambi di contabilizzazione saranno esposti direttamente nel bilancio chiuso al 31 dicembre 1998. Ne consegue che si rende di fatto costrittiva per le imprese la rilevazione degli utili o delle perdite su cambi, mentre si mantiene facoltativa la conversione dei bilanci in Euro.

La conversione nella sua possibilità di concretizzarsi si differenzia tra imprese, a seconda che le stesse siano in possesso delle seguenti caratteristiche:

al 1° gennaio 1999 non abbiano passività o attività in valuta

Si tratta di imprese che non intrattengono rapporti internazionali. Esse se convertiranno sin dall’inizio della fase transitoria i loro saldi contabili di bilancio in Euro, dovranno semplicemente applicare i tassi fissi di conversione alle voci dell’attivo, del passivo e del netto esposte nel bilancio al 31 dicembre 1998:in pratica convertiranno in Euro tutte le poste in lire. La conversione non darà luogo a differenze su cambio.

al 1° gennaio 1999 abbiano passività o attività in valuta

Sono le imprese internazionali le quali nella conversione dei loro bilanci in Euro dovranno distinguere le attività e le passività in lire da quelle in valuta e le attività e passività in valute europee da quelle espresse in altre valute.

In pratica la conversione avverrà da valuta europea a Euro per le poste monetarie in valuta europee, mentre le altre poste monetarie non identificative di valute europee e quelle non monetarie dovranno essere tradotte da lire a Euro. Pertanto le poste monetarie in valute europee sono suscettibili di generare utili o perdite su cambi definitivamente realizzati all’entrata in vigore dell’Euro. Infatti poiché a partire dal 1° gennaio 1999 saranno stabilite in maniera irreversibile le parità delle varie valute europee con l’Euro, a partire da tale data le attività o le passività monetarie espresse in tali valute non potranno più generare utili o perdite sul cambio. Il rischio di cambio dunque permarrà solamente per tutte le altre attività o passività.

 

 

rapporti con la Pubblica Amministrazione

  1. Tra il 1999 e il 2002 in quale divisa verranno pagate le imposte?
  2. La moneta legale continuerà ad essere quella nazionale, quindi la Lira. Si presume quindi che nella fase di transizione tutti i rapporti con la pubblica amministrazione saranno sempre espressi in Lire. Se la pubblica amministrazione si attrezzerà per essere pronta a trattare in Euro già in tale periodo, ogni singolo soggetto potrà scegliere se pagare le imposte in Euro o in Lire. Dal 1° luglio 2002 l’Euro diventerà moneta legale e tutti i rapporti con la pubblica amministrazione, compreso il versamento delle imposte, dovranno essere effettuati in Euro.

  3. Anche i sistemi fiscali dei Paesi dell’Unione Monetaria diventeranno omogenei?

Un accordo in tal senso non è stato ancora raggiunto, soprattutto per la resistenza dei singoli Governi a rinunciare all’autonomia di manovra della leva fiscale e di bilancio. Le regole comunitarie inoltre rendono qualsiasi decisione in merito ancora più difficile, poiché è previsto che le decisioni in materia fiscale vengano prese all’unanimità.

Negli ultimi anni sono state apportate una serie di modifiche alle imposte indirette, a cominciare dall’abolizione delle dogane e dei relativi dazi, con l’obiettivo di ottenere un regime di IVA unico.

E’ comunque vero che diversi trattamenti fiscali tra imprese e cittadini di diversi Stati membri costituiscono un’impedimento al funzionamento della libera concorrenza.

 

Euro & PMI

 

CESPIM S.r.l.
Copyright © 1998
aggiornato il 18/11/1998