Confederazione italiana della piccola e media industria privata
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Progetto Sperimentale Nazionale

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per la Formazione degli Apprendisti nella Piccola e Media Industria Privata

1.1 I Soggetti promotori
1.2 Gestione del progetto
1.3 Comitato di pilotaggio
1.4 Assistenza tecnica per il progetto
1.5 Soggetti coinvolti
1.6 Enti bilaterali e Commissioni paritetiche a dimensione territoriale
2.1 Mission del progetto
2.1.1 Gli obiettivi
2.1.2 I risultati attesi
dxarrow.gif (906 byte) 2.2 Innovazione del modello formativo
2.3 Durata della formazione
2.4 Soggetti destinatari della formazione
2.5 Contenuti della formazione
2.6 Metodologie didattiche
2.7 Il tutor aziendale
2.8 Valutazione, certificazione e accreditamento della formazione
3.1 L'impegno economico

 

1.1 I soggetti promotori

Questo progetto sperimentale nazionale a titolarità del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale è direttamente promosso dalla CONFAPI (Confederazione Italiana della Piccola e Media Industria Privata in rappresentanza delle imprese) e dalle Organizzazioni Sindacali CGIL-CISL-UIL, in rappresentanza dei lavoratori.

Questa congiunta promozione del progetto (Partnership) è la conferma del valore che le Parti Sociali attribuiscono alla formazione professionale, con particolare riferimento al nuovo modello di apprendistato, quale strumento contrattuale e di legge a favore dell’occupazione per i giovani.

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1.2 Gestione del progetto

In relazione al presente progetto, alla connotazione sperimentale e alla valenza nazionale che esso assume nel settore delle P.M.I private, diventa opportuno affiancare le strutture di seguito elencate a supporto per fornire indirizzo e assistenza agli attori coinvolti nella realizzazione del progetto: Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, Regioni e loro coordinamento, Ente Bilaterale Nazionale ENFEA, Enti Bilaterali e/o Commissioni Regionali, Centri e strutture di formazione.

Il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale affida alle Regioni il finanziamento necessario in modo che esse lo eroghino alle strutture formative accreditate e prescelte in ragione della loro vocazione ed esperienza dimostrate finora sui contratti a causa mista (CFL, apprendistato, alternanza scuola/lavoro ecc.).

Più in particolare le Regioni individuano con propri provvedimenti - da adottarsi in via transitoria in attesa dell’emanazione delle disposizioni sull’accreditamento delle strutture formative e sulla certificazione dei crediti formativi previste dall’art. 17 della Legge 196/97 e con il concorso delle parti sociali del settore - le strutture regionali pubbliche e private di formazione professionale di cui all’art. 2, comma 2, del D.M. 8.4.98, presso le quali devono essere svolte le attività formative esterne all’azienda ed emanano le altre disposizioni attuative previste dal decreto citato. Le Regioni trasmettono tempestivamente al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale copia dei provvedimenti adottati. Le Regioni svolgono inoltre un ruolo di coordinamento territoriale.

Inoltre, il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale affida all’ENFEA l’incarico di realizzare i moduli del progetto esecutivo, predisponendo anche alcuni materiali didattici di riferimento con richiami alla utilizzazione del supporto telematico per la diffusione e lo scambio, nonché per la sperimentazione su scala regionale.

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1.3 Comitato di Pilotaggio

Per quanto attiene alla struttura organizzativa per la realizzazione del progetto, fra gli organi di vertice, figura il Comitato di Pilotaggio, composto da rappresentanti del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, Confapi, Cgil-Cisl-Uil e dal coordinamento delle Regioni, il cui compito principale si concretizza nelle seguenti azioni:

  • indirizzare la realizzazione del Progetto su tutto il territorio nazionale;

  • provvedere alla sensibilizzazione dei soggetti interessati;

  • diffondere le caratteristiche del modello organizzativo e formativo;

  • supportare e coordinare le Commissioni Paritetiche e gli Enti Bilaterali Territoriali.

Il Comitato di Pilotaggio delibera sulle modalità interne di funzionamento, prevedendo riunioni periodiche per fissare indirizzi e macro-obiettivi.

Il suddetto Comitato assume inoltre il ruolo di interfaccia con i soggetti coinvolti.

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1.4 Assistenza tecnica per il progetto

L’assistenza tecnica viene fornita dall’Ente Bilaterale Nazionale ENFEA, comprendente i rappresentanti di CONFAPI e CGIL-CISL-UIL, e dall’ISFOL. Essa consiste nei seguenti compiti ed attività:

  1. l’elaborazione dei contenuti formativi di carattere trasversale;

  2. l’elaborazione dei macro-obiettivi dei programmi di formazione specialistici;

  3. il coordinamento e supporto delle Commissioni Paritetiche e/o enti Bilaterali Territoriali per la progettazione dei percorsi formativi a livello locale;

  4. la progettazione e il coordinamento delle attività di promozione del progetto;

  5. le indicazioni alle Regioni e alle Commissioni e/o Enti Territoriali per l’effettuazione del monitoraggio e la valutazione dei progetti;

  6. la predisposizione e la diffusione dei materiali didattici e dei materiali di supporto;

  7. l’attività di formazione ai formatori dei tutors;

  8. la definizione dei criteri e delle procedure per il monitoraggio delle attività;

  9. il coordinamento del monitoraggio nazionale locale.

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1.5 Soggetti coinvolti

Oltre ai lavoratori e lavoratrici apprendisti e ricadenti nei settori e negli ambiti regionali individuati, quali destinatari dei corsi di formazione professionale, gli altri soggetti coinvolti sono:

  • Imprenditori e Associazioni ed Organizzazioni sindacali di categoria, con riferimento particolare e non esclusivo alla definizione dei contenuti delle attività formative specifiche destinate alle diverse figure professionali.

  • Scuole ed enti di formazione professionale, con specifico riferimento alla realizzazione delle attività formative.

  • Enti ed Istituzioni locali per l’inserimento dei percorsi formativi nell’ambito delle definizioni delle politiche del territorio, la valorizzazione delle sinergie produttive e professionali per il consolidamento dei distretti, la definizione delle aree-Sistema, e la programmazione dello sviluppo del territorio.

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1.6 Enti bilaterali e Commissioni paritetiche a dimensione territoriale

I soggetti promotori, ovvero CONFAPI e le Organizzazioni sindacali CGIL-CISL-UIL, per l’avvio del progetto prevedono il coinvolgimento dei previsti organismi paritetici per:

  • promuovere la sperimentazione sul territorio presso i propri associati interessati;

  • monitorare le esperienze formative svolte nei territori;

  • divulgare nei territori le esperienze formative più significanti;

  • validare la formazione effettuata e collaborare con le Regioni nella certificazione dei percorsi formativi.

Per lo svolgimento delle suddette attività, si deve lavorare con il supporto dell’assistenza tecnica e delle Regioni, oltre che in stretto collegamento con i Centri di Formazioni e le Aziende che operano sul territorio.

Le Commissioni Paritetiche Territoriali collaborano con le Regioni per individuare le strutture formative con caratteristiche organizzative, risorse tecniche e professionali in grado di garantire livelli qualitativi della formazione erogata, in linea con le esigenze del distretto o dell’area-sistema.

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2.1 Mission del progetto

2.1.1 Obiettivi

Il presente progetto riguarda la predisposizione e l’attuazione delle attività formative per gli apprendisti della P.M.I., in relazione ai ruoli definiti nei rispettivi Contratti Collettivi Nazionali dei settori di riferimento, con la seguente strutturazione:

  1. almeno 2000 apprendisti nel biennio ‘98/’99;

  2. di norma 135 corsi da effettuare in aule mediamente composte da 15 allievi.

Tra gli altri obiettivi progettuali, con la caratteristica di innovazione ed il carattere sperimentale, si possono altresì indicare:

  1. la definizione degli strumenti di valutazione della formazione e la certificazione delle competenze acquisite;

  2. l’analisi dei risultati della sperimentazione ai fini della implementazione del modello formativo.

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2.1.2 Risultati attesi

Nel convenire sull’importanza che le politiche assegnano al sistema di formazione ai fini dello sviluppo economico e sociale della collettività, i soggetti promotori del progetto, CONFAPI e CGIL-CISL-UIL, attribuiscono particolare importanza alla fase di sperimentazione, poiché da esse deve poi risultare il modello di formazione per la P.M.I.

Tale modello, che prevede una formazione certificabile traducibile in credito formativo e assumibile ai fini dell’attestato di qualifica professionale, sulla base dei risultati della sperimentazione può essere esteso e generalizzato agli apprendisti delle Piccole e Medie Industrie.

Fatta la suddetta premessa, si possono individuare altri obiettivi primari quali:

  • applicare concretamente il dispositivo della legge 196/97 e decreti collegati, in materia di apprendisti e connesse attività formative;

  • sperimentare un modello formativo verificandone la proponibilità in diversi ambiti territoriali;

  • analizzare il risultato del progetto sperimentale per definire un sistema formativo per l’apprendistato, che sia adattabile e flessibile alle diverse specializzazioni produttive nei Distretti Industriali e delle Aree-Sistema.

In conclusione la struttura organizzativa per la realizzazione del progetto può assumere i seguenti connotati:

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2.2 Innovazione del modello formativo

Le iniziative formative per il conseguimento delle professionalità e qualifiche sono organizzate in relazione ai requisiti scolastici degli apprendisti ed agli accorpamenti delle figure professionali, per analogie di contenuto professionale, delle funzioni operative, già presenti nelle imprese e/o indicate nei CCNL di riferimento.

La strutturazione delle iniziative in forma modulare risponde ai requisiti di contenuto indicati nell’art. 2 del D.M. 8.4.98.

Il requisito/obiettivo di definire un modello formativo, flessibile ed adattabile alle condizioni del territorio e/o del settore, si realizza:

  • specificando i contenuti didattici, gli strumenti utilizzati, articolando la durata della formazione e specificando le metodologie di insegnamento e di divulgazione in rapporto agli apprendisti, alle imprese e alla vocazione industriale del distretto o area-sistema;

  • alternando la formazione teorica alla pratica con:

  1. percorsi teorici progettati e costruiti "ad hoc" sulle emergenti esigenze aziendali;

  2. percorsi individuali di apprendimento a supporto degli obiettivi formativi generali;

  3. pianificazione degli interventi tra imprese e centri di formazione.

Il modello formativo può avere diversa composizione sequenziale dei moduli previsti, in rapporto al territorio, ai settori e ai soggetti coinvolti nel progetto, seppur nel rispetto della nuova normativa attualmente vigente e dei CCNL di settore interessati.

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2.3 Durata della formazione

Il progetto, articolato nelle due annualità 1998/1999, prevede due tipologie di contenuti formativi: la prima a carattere trasversale e la seconda, che verrà sviluppata nella seconda annualità, a carattere professionalizzante. Tale sperimentazione biennale riguarda le imprese operanti nelle aree e nei settori di attività che i soggetti promotori CONFAPI e CGIL-CISL-UIL hanno individuato a livello nazionale con il supporto delle strutture regionali.

Il modello proposto dai soggetti promotori CONFAPI e CGIL-CISL-UIL, può essere arricchito a livello regionale con la presentazione di ulteriori proposte e contributi.

Nel biennio ‘98/’99 la sperimentazione deve interessare almeno duemila apprendisti e per l’individuazione delle aree/settori si deve tener conto della qualità della domanda e della qualità dell’offerta formativa presente sul territorio, rappresentata da scuole, centri di formazioni pubblici o privati (convenzionati). Per l’individuazione delle agenzie formative a cui affidare l’esecuzione del progetto, ci si avvale della valutazione effettuata dalle Regioni sentiti gli Enti Bilaterali di CONFAPI e CGIL-CISL-UIL privilegiando quelle strutture che abbiano già maturato esperienze di attività formative nell’ambito dei contratti a causa mista.

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2.4 Soggetti destinatari della formazione

La definizione dei percorsi tecnico-pratici/trasversali-professionalizzanti deve tenere conto che i soggetti destinatari sono giovani anche al primo ingresso nei settori di riferimento, con caratteristiche individuali e preparazione culturale e professionali eterogenee.

I giovani sono stimolati, attraverso l’istituto dell’apprendistato, a valorizzare il loro sapere e a sviluppare una più forte motivazione all’ulteriore apprendimento teorico-pratico.

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2.5 Contenuti della formazione

Rispetto alle tipologie di competenze previste dal progetto, il modello didattico prevede in particolare una articolazione in corrispondenti moduli formativi, i cui obiettivi e contenuti sono i seguenti:

  • contenuti a carattere trasversale, che cioè si riferiscono a quell’insieme di conoscenze ritenute fondamentali per facilitare l’inserimento nelle P.M.I. e a quelle specifiche competenze riconducibili ai comportamenti organizzativi e alle variabili dell’ambiente operativo;

  • contenuti tecnico-professionali relativi cioè al know how e alle tecniche legate ai processi lavorativi a cui fa riferimento la figura professionale.

Lo schema generale prevede un’attività formativa che si articola su diversi moduli: alcuni dell’area trasversale e altri dell’area tecnico-professionale. Quest’ultima può anche essere ridotta sulla base del livello di qualificazione posseduto dall’apprendista.

I moduli dell’area trasversale sono relativamente omogenei tra loro sono declinati in modo differenziato. Per questi moduli si predispone una definizione di contenuti di maggior dettaglio.

Al momento i moduli dell’area tecnico-professionale (specialistica) sono invece definiti in termini generali (ad esempio, "ciclo produttivo") in modo da consentire, con successivi accordi tra le Parti Sociali, la definizione più specifica dei contenuti, in relazione a ciascuna figura professionale o gruppi di figure.

Per quanto concerne il settore della piccola e Media Industria Privata, sono al momento individuati 4 macro-figure:

  1. addetto alla produzione;

  2. tecnico di produzione;

  3. addetto all’amministrazione;

  4. tecnico di amministrazione.

Per i moduli trasversali, da declinare a livello di macro-settore dell’industria, si ipotizzano 4 grandi temi:

  • COMPETENZE RELAZIONALI (diagnosticare, relazionarsi, affrontare), questo modulo comprende anche il bilancio iniziale delle competenze possedute dall’apprendista;

  • ORGANIZZAZIONE ED ECONOMIA (l’azienda come organizzazione, l’organizzazione dell’azienda e del lavoro, i principi della produttività, dell’efficacia e dell’efficienza, l’azienda e il proprio mercato e il concetto di qualità);

  • DIRITTO SINDACALE E CONTRATTUALISTICA (il rapporto di lavoro, diritti e doveri dei lavoratori, elementi retributivi, il contratto e l’orario di lavoro, il costo del lavoro);

  • SICUREZZA SUL LAVORO (aspetti normativi generali, i fattori di rischi e le misure di prevenzione e protezione.

L’eventuale recupero delle competenze linguistiche e matematiche viene sviluppato in modo trasversale nei diversi moduli.

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2.6 Metodologie didattiche

Le metodologie didattiche devono avere un taglio operativo, privilegiando gli aspetti pratici e di mestiere, piuttosto che quelli nozionistici.

Nella fase di progettazione degli interventi formativi, le modalità didattiche devono:

  1. essere orientate alla valorizzazione dell’esperienza lavorativa dei soggetti in formazione;

  2. favorire il facile apprendimento (easy learning), valorizzando l’esperienza e la storia dei soggetti in formazione;

  3. favorire la formazione sul campo (training on the job);

  4. favorire l’apprendimento attraverso il fare (learning by doing);

  5. privilegiare l’acquisizione di competenze cognitive orientate al riconoscimento ed alla diagnosi dei problemi;

  6. sperimentare pacchetti formativi utilizzabili anche per la formazione a distanza, attraverso CBT, CD-ROM didattici, INTERNET e Posta Elettronica (open flexible learning);

  7. preparare i materiali ed i tutors anche in previsione dell’utilizzo della (Fad) Formazione a distanza.

Per integrare le metodologie sopra indicate si ritiene opportuno ricorrere altresì a supporti audiovisivi e/o multimediali in particolare con l’utilizzo di CBT, CD-ROM didattici ed INTERNET, favorendo un’interazione dei formandi in tutto il processo produttivo.

A seguito della formazione, i destinatari devono essere in grado di:

  1. gestire in modo positivo i rapporti interpersonali;

  2. gestire il proprio ruolo nell’ambito dei vari gruppi di lavoro;

  3. interpretare la cultura prevalente e il clima aziendale;

  4. dimostrare apertura e disponibilità ai cambiamenti aziendali, organizzativi e tecnologici;

  5. adottare capacità organizzative per meglio gestire i mezzi e i tempi di lavoro;

  6. gestire il ruolo professionale in modo più qualificato.

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2.7 Il tutor aziendale

L’incarico di seguire l’apprendista durante il periodo di collegamento tra la formazione teorica-nozionistica e l’addestramento pratico, attraverso l’affiancamento, deve essere affidato dal datore di lavoro (qualora lo stesso non assuma direttamente l’incarico) ad un dipendente (TUTOR) che, per qualifica o per livello di inquadramento contrattuale, possa rappresentare un valido supporto al processo formativo.

Il progetto sperimentale prevede iniziative formative modulari specifiche (modulo di almeno 8 ore) rivolto ai tutor, per orientarli allo svolgimento delle funzioni previste dal ruolo. Le aziende interessate indicano alla regione la persona che svolge funzioni di tutor, al fine di assicurare il necessario raccordo tra l’apprendimento sul lavoro e la formazione esterna.

Il tutor aziendale ha inoltre il compito ed il ruolo di collaborare alla definizione degli obiettivi didattici.

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2.8 Valutazione, certificazione e accreditamento della formazione

Gli obiettivi della valutazione/certificazione/accreditamento della formazione si possono così individuare:

  • la valutazione ex ante che selezioni le strutture formative;

  • la valutazione in itinere ed ex post che misuri l’efficacia della formazione erogata;

  • la valutazione/certificazione/accreditamento delle competenze.

Il primo ed il secondo compito devono essere effettuati in collaborazione con l’assistenza tecnica, mentre il terzo aspetto viene trattato dagli organismi competenti.

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3.1 L’impegno economico

Il progetto di sperimentazione non comporta oneri per le aziende in conseguenza dell’impegno del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale alla copertura delle spese per il progetto stesso, con il Fondo Sociale Europeo e i finanziamenti nazionali sulla base delle allegate tabelle.

Coerentemente e per analogia con quanto già predisposto dalle circolari del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale n. 10 e n. 63/97 su " Variazione delle voci di spesa alle attività formative POM con il cofinanziamento F.S.E." nell’ambito dei programmi operativi multiregionali, nel presente progetto è possibile che, in caso di economia di spesa all’interno delle singole macrovoci, per favorire la platea degli addetti aumentando il numero dei corsi, si possano effettuare, previa motivazione ed autorizzazione del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, storni nonché eventuali cambiamenti della percentuale di spesa tra le diverse macrovoci indicate nel progetto.

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