notizia del 12/10/2002
15:00 PMI: RADICE, FRANCIA STUDIA INCENTIVI ITALIA NON FA NULLA
PMI: RADICE, FRANCIA STUDIA INCENTIVI ITALIA NON FA NULLA
PARLA PRESIDENTE CONFAPI, DAL CASO FIAT ALLA FINANZIARIA

Milano, 12 ott. (Adnkronos) - Il governo soffre di strabismo verso la grande impresa, le banche pure, il caso Fiat precipita una congiuntura negativa gia' in atto ma alle piccole e medie imprese italiane nessuno sembra voler pensare, a partire dalla Finanziaria.

A tutto campo il presidente della Confapi (la Confederazione Italiana Piccola e Media Industria che riunisce poco meno di 61mila imprese per circa 1 milione e 168mila addetti), Roberto Radice, che all'Adnkronos espone la sua rabbia pacata contro un'Italia dove si continua a dire che 'piccolo e' bello' ma nulla si fa per sostenere la piccola e media impresa e indica come esempio da seguire la Francia, dove il governo sta mettendo a punto un intervento di largo respiro proprio per favorire le pmi.

''Al ministero dell'economia francese, dove hanno un sottosegretariato specifico per le pmi, stanno preparando una legge di incentivazione per il settore con l'obiettivo preciso di stimolare la nascita di un milione di piccole e medie imprese entro tempi brevi, questo perche' ritengono che il loro sistema imprenditoriale sia 'sottocapitalizzato' quanto a media impresa. In Italia di questo piano nessuno sa nulla, noi stessi l'abbiamo scoperto in questi ultimi giorni -rivale Radice- e sto avviando i contatti per avere tutta a documentazione su questa 'via francese' alle pmi. Leggere i primi materiali che ho ricevuto e' come prendere una boccata d'ossigeno, basti pensare che vogliono ridurre i costi burocratici di avvio di una piccola impresa a un simbolico euro''. (segue)

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'HO CHIESTO INCONTRO A BERLUSCONI PER PARLARE DELLA FIAT'

(Adnkronos) - Se in Francia vogliono far aprire i cancelli a un milione di piccole e medie imprese ''in Italia sembra quasi che vogliano farli chiudere. Da noi il problema e' di consentire il consolidamento delle pmi, permettergli di mantenere ed aumentare la competitivita'. Appena avremo studiato a fondo il progetto francese proporremo al governo un suo 'adattamento' alla realta' italiana'', annuncia Radice che tiene poi a smentire il luogo comune delle pmi che devono crescere: ''l'obiettivo non e' quello della 'crescita' delle piccole e medie aziende. La dimensione non e' segno ne' di qualita' ne' di competitivita' e le vicende della Fiat ne sono un triste esempio. L'obiettivo e' di fare vivere in modo ottimale alle pmi la loro dimensione rinsaldandone le competitivita'''.

I sindacati affermano che per ogni posto di lavoro che saltera' in Fiat verranno meno quattro posti nell'indotto, la bufera sulla Fiat potrebbe pesare nelle stesse proporzioni sul sistema delle piccole e medie imprese italiane? ''In alcuni casi anche di piu' -risponde Radice- basti pensare alle tante piccole imprese che, anche per reggere con gli esigui margini che Fiat lascia al suo indotto, si trovano ad avere il 99% del fatturato realizzato verso la Fiat. Non c'e' settore, dal metalmeccanico, al chimico, che non abbia la Fiat come cliente. Martedi' prossimo ci riuniremo a Roma, in Confapi, per esaminare a fondo l'impatto di questa vicenda sule nostre realta' territoriali e di settore. Ho anche scritto al presidente del Consiglio per evidenziare la nostra situazione e chiedere di essere ascoltato. Sto aspettando una risposta''. (segue)

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'RESPONSABILITA' DI CHI HA GUIDATO FIAT E DI CHI LI HA SCELTI'

(Adnkronos) - ''Certo che nella vicenda Fiat non c'e' di mezzo solo la congiuntura, ci sono anche le responsabilita' di un management che ha perso la presa, forte, della casa sul mercato delle piccole auto e, pur avendo a disposizione marchi prestigiosi, non e' riuscito a farsi forte negli altri segmenti del mercato. C'e' la responsabilita' delle teste che hanno guidato la Fiat e di chi le ha scelte, qualcosa la debbono pagare anche loro'', sbotta Radice e ricorda che ''nelle piccole e medie imprese il proprietario quando sbaglia paga di tasca propria''.

''Spero che il Governo faccia quanto e' in suo potere per aiutare la Fiat ma vincoli eventuali aiuti a un impegno concreto anche della Fiat e spero soprattutto -aggiunge il presidente della Confapi- che vi siano anche degli aiuti per l'indotto della Fiat. I meccanismi tecnici di intervento sono potenzialmente tanti certo qualsiasi aiuto di sistema alle pmi e' utile''. (segue)

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'CONFINDUSTRIA NON CI AMA E POLITICI HANNO COMPLESSO ROTARY'

(Adnkronos) - Aiuti vuol dire governo e sul fronte dei rapporti fra imprese ed esecutivo Radice lamenta un permanente 'strabismo' del secondo a favore delle grandi imprese: ''Senza dubbio Confindustria ha avuto un rapporto privilegiato con questo governo e questo governo ha avuto un rapproto privilegiato con Confindustria -afferma Radice- salvo poi l'incrinarsi delle relazioni quando sono stati toccati interessi, con la Dit e la Super Dit, prevalentemente della grande impresa. L'attenzione alle Pmi da parte di Confindustria, condizionata dai suoi grandi associati, e' essenzialmente ostile, da parte del governo non mi sembra abbastanza''.

''Confindustria non ci ama, diamo fastidio, e gli uomini politici sono afflitti da quello che chiamo 'effetto Rotary', guardano al grande club, sono affascinati. E su questa strada che si finisce per imbarcarsi nella battaglia sull'articolo 18 mentre i problemi sono ben altri e ci si dimentica delle necessita' delle piccole e medie imprese -accusa il presidente della Confapi- che vengono lasciate da sole, basta pensare ai costi energetici, per noi altissimi, o alle difficolta' di accedere al credito. Tutti nodi che dobbiamo affrontare da soli, come abbiamo fatto con i Consorzi Fidi che, offrendo garanzie consortili, aiutano le imprese ad ottenere prestiti bancari a condizioni accettabili''. (segue)

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'PARADOSSALE RAPPORTO CON LE BANCHE, SCIOGLIERE NODO CREDITO'

(Adnkronos) - Il capitolo dei rapporti con le banche strappa a Radice piu' di un sospiro: ''Capisco che gli istituti bancari itaiani non abbiano la tradizione di valutare il rischio e l'imprenditorialita' ma solo le garanzie materiali e capisco anche che per andare in un'altra direzione e' complesso e faticoso ma nei fatti -afferma- i piccoli e medi imprenditori della Penisola si trovano nella situazione paradossale di garantire in proprio, con beni personali, il credito alle loro aziende ma esponendo poi a bilancio debito contro fatturato risultano agli occhi delle banche dei creditori rischiosi e di conseguenza pagano il denaro piu' di quel che dovrebbero''.

''Per carita', anche la nostra categoria sbaglia come fa nel prediligere il debito a breve a quello a lungo termine ma certo non e' aiutata a strutturare meglio la sua richiesta di denaro fresco. Oggi poi -lamenta Radice- sono completamente spariti quei direttori di filiali locali che sanno analizzare un piccola realta' imprenditoriale ed hanno la capacita', e il potere, di scommettere su di essa. Negli scorsi anni tutti dicevano che le pmi dovevano crescere, uscire dall'ambito 'familiare', quotarsi. I mercati vanno come tutti sanno e non credo proprio che l'obiettivo della quotazione sia attraente in questo periodo, ne' credo che lo diverra' a breve. Quindi il nodo del credito deve essere affrontato''. (segue)

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'BUROCRAZIA E INFRASTRUTTURE I DUE FRONTI SU CUI INTERVENIRE'

(Adnkronos) - Quella del credito e' una nota dolente ma per il presidente della Confapi i due fronti principali su cui il governo deve intervenire sono rappresentati dalle infrastrutture e dalla burocrazia: ''il ministro Lunardi ha detto che la carenza di infrastrutture pesa sul sistema Paese per 210mila mld di vecchie lire. C'e' ben poco da aggiungere, solo che e' ovvio che queste carenze gravino di piu' su chi ha volumi, dimensioni inferiori''.

Quanto alla burocrazia, ''si va da quella 'fiscale' che non e' solo formale, di tempi, ma di sostanza, e frena, ad esempio il pasaggio di mano delle aziende condannandone tante ad estinguersi con i loro proprietari-fondatori, a quella delle regole e regolette che rendono complesso qualsiasi intervento. In finanziaria non si puo' intervenire ma attraverso i collegati si puo' incidere in questo campo'', esorta Radice ed apre il capitolo 'finanziaria', sottolinenado anzitutto che ''la ricchezza prima di distribuirla bisogna produrla'', ovvero ''bisogna mettere chi e' in condizione di farlo di produrla''. (segue)

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'QUESTA FINANZIARIA MI SEMBRA UN PO' TROPPO POPULISTA'

(Adnkronos) - ''Questa Finanziaria mi sembra un po' troppo populista: dare, attraverso sgravi, un po' di soldi ai ceti piu' deboli nella speranza che questi li traducono in consumi mi sembra illusorio. Non credo che un'anziano, ad esempio, di questi tempi corra a spendere qualche soldo in piu', piuttosto mette da parte temendo tempi peggiori. Insomma e' come versare l'acqua sul terreno ma con il rischio che questo non beva e che l'acqua scivoli fino alle casse delle banche che mi sembrano gia' belle gonfie'', attacca Radice.

''Quando venne l'11 settembre dissi che la crisi gia' c'era e che quel dramma l'avrebbe solo accelerata, accentuata. Gia'allora chi ha responsabilita' di governo gia' da allora doveva pensare ad interventi strutturali per superare questa fase ma il ministro Tremonti mi sembra appassionato piu' del sistema tributario che dei grandi problemi dell'economia e questo e' proprio un momento in cui bisognerebbe essere maggiormente attenti ai secondi che ai primi. E' bello -conclude il presidente della Confapi- che chi ha fatto delle promesse elettorali agli italiani voglia fare di tutto per mantenerle ma, lo ripeto, la ricchezza prima di distribuirla bisogna crearla''. 

(Car/Gs/Adnkronos)

12-OTT-02 15:00

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